Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Opinioni ''Perestrojka. Adesso tocca all'America''

''Perestrojka. Adesso tocca all'America''

michail-borgacev-web.jpg


di Renato Rizzo - 7 novembre 2008
Bosco Marengo (AL)
. Intervista a Mikhail Gorbaciov. “George Bush ha deluso il pianeta. Bisogna unire etica ed economia” .
C’è un unico modo per affrontare e vincere la crisi che attraversa il mondo. È un rimedio dal nome antico che molti, ormai, hanno quasi dimenticato: si chiama perestrojka



Mikhail Gorbaciov guarda il presente attraverso la lente del passato: «Nei miei giorni di premier, quando affrontavo la ristrutturazione dell’Urss, dissi agli Usa: “Ora tocca a voi”. Ma la leadership dell’America era infettata dal virus della vittoria e accantonò l’imperativo di realizzare un nuovo modello di società nel quale la politica, l’economia e la morale procedessero insieme».
L’ex leader dell’Unione Sovietica presiede - nelle sale del complesso monumentale di Santa Croce a Bosco Marengo - la conferenza internazionale del World Political Forum, l’organismo internazionale da lui fondato e in cui «grandi saggi» del mondo cercano di individuare nuove regole di governance da suggerire a chi, oggi, guida l’economia e la politica planetaria. Ha il tono grave di chi riformula una lontana, inascoltata profezia: «Commetteremmo un gravissimo errore se pensassimo che, dopo una crisi inedita per dimensione, virulenza e complessità, dobbiamo tornare al punto di partenza e ricominciare come se nulla fosse successo». I potenti del mondo devono capire che «l’etica è parte essenziale della politica economica. Senza essa l’unico obiettivo è la ricerca del massimo profitto, il benessere dei pochi e l’abbandono dei molti. Il disastro. Quando dicevo queste cose, nella stagione del dissolvimento dell’Urss, molti ridevano
cinicamente. Sostenevano che ero irrealista. Il tempo s’è incaricato di dimostrare che gli irrealisti erano loro».
Oggi l’America ha un nuovo presidente: con quali occhi Gorbaciov guarda a Barak Obama? «È un uomo del nostro tempo, in grado di riaprire quel dialogo ai quali gli Usa si sono, sino a ora, chiusi. Sempre che le circostanze gli consentano di uscire dall’impasse». Lei è ottimista? «Ha avuto una carriera non lunga, ma nella quale è difficile trovare pecche e ha guidato la campagna elettorale conquistando il consenso del partito democratico e anche quello della stessa Hillary Clinton. Da quanto si capisce è un uomo capace di dialogare e di comprendere il reale stato della situazione». E, in questo impegno, potrebbe avere anche l’aiuto della moglie Michelle, definita dall’ex capo del Cremlino, «una donna moderna, energica e decisa».
Urge, però, da parte di Washington, un importante mutamento di rotta in grado di riportare in equilibrio un pianeta sbilanciato anche per «colpa dell’Amministrazione Bush». Più tardi, conversando con amici, l’ex presidente dell’Unione Sovietica ha approfondito il concetto: «Sembra quasi che gli Stati Uniti non si siano accorti, sotto la guida repubblicana, che l’Urss era sparita, l’Europa era cambiata e che nello scacchiere mondiale s’erano affacciati con sempre maggior vigore Stati come la Cina, il Brasile, il Messico. Niente: l’America è rimasta uguale a se stessa. Adesso lo scenario potrebbe finalmente cambiare: il resto del mondo è pronto a guardare le carte di Barak Obama, ma lui deve accettare di guardare quelle del resto del mondo».
In questa partita, quale ruolo gioca la Russia? Per Gorbaciov Mosca è in attesa. Senza entusiasmi e senza chiusure preconcette. Ma la perestrojka, la ricostruzione di rapporti strappati, deve partire dalla Casa Bianca: «A Obama il compito di riconquistare quel patrimonio di fiducia che i russi hanno nutrito nei confronti degli Usa e che Bush ha gettato al vento».
Impegno non facile nel momento in cui il capo del Cremlino, Medvedev, ha annunciato che installerà complessi missilistici Iskander nell’enclave russa di Kaliningrad in risposta allo spiegamento dello scudo antimissilistico Usa in Polonia e alla costruzione di radar nella Repubblica Ceca. L’ex presidente dell’Urss non si schiera, ma ammette che la Russia «va capita». Anche perché nessuno in quel Paese è disposto a credere che lo «scudo» a stelle e strisce nasca con lo scopo di difendere l’Occidente da un possibile attacco iraniano. Scrolla la testa: «Troppe sono state le promesse non mantenute, in questo modo la credibilità dell’America rischia davvero, ancora una volta, di precipitare».
   
Tratto da: LA STAMPA