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News Agli arresti i sindaci di Gioia Tauro e Rosarno

Agli arresti i sindaci di Gioia Tauro e Rosarno

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di Monica Centofante – 13 ottobre 2008
Gioia Tauro.
Erano indagati già da alcuni mesi i tre amministratori di Gioia Tauro e Rosarno arrestati questa mattina con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

 

Ammanettati insieme a boss del calibro di Gioacchino Piromalli, avvocato, e dell'omonimo nipote, considerati ai vertici  della loro cosca. Quelli dell'ex sindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione, del suo vice Rosario Schiavone e del sindaco di Rosarno Carlo Martelli sono i nomi eccellenti contenuti nell'ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta dei magistrati della Dda di Reggio Calabria ed eseguita dagli uomini della Squadra Mobile reggina e dal Commissariato di Gioia Tauro. In prosecuzione dell'operazione “Cento anni di storia” che aveva già decapitato, con l'esecuzione di 18 fermi, i vertici della cosca Piromalli, una delle più potenti nella storia della 'Ndrangheta.
Secondo l'accusa i tre amministratori avrebbero fatto lavorare, presso i rispettivi comuni, l'avvocato Piromalli, ufficialmente favorendo il suo inserimento dopo una condanna per associazione mafiosa, ma in realtà concorrendo al perseguimento delle finalità della 'ndrina. E anche per questo il comune di Gioia Tauro era già stato sciolto, per infiltrazioni mafiose, lo scorso 22 aprile, quando sindaco e vicesindaco in carica erano proprio il Dal Torrione – eletto nelle fila dell'Udc a capo di una coalizione di centrodestra - e lo Schiavone che proviene da An.
Stando alle prime ricostruzioni sarebbe stato lo stesso Piromalli a chiedere al Tribunale di sorveglianza di poter far fronte al giudizio del Tribunale di Palmi, che lo aveva condannato a un risarcimento civile di 10 milioni di euro nei confronti dei tre Comuni, lavorando, vista la sua non disponibilità economica, per conto degli Enti. Cosa che i tre sindaci avrebbero accettato.
Oltre a questo alla base dell'arresto vi sarebbero comunque anche altri motivi. E mentre le forze dell'ordine eseguono numerose perquisizioni si apprende che nell'inchiesta sarebbe indagato anche il primo cittadino di San Ferdinando, ma nei suoi confronti non risulta sia stato emesso alcun provvedimento.