Archivio Antimafia Duemila

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News Adolfo Parmaliana, un uomo solo

Adolfo Parmaliana, un uomo solo

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di Maria Loi - 5 ottobre 2008
Messina
. E’ una storia di solitudine quella di Adolfo Parmaliana, il docente universitario messinese che si è suicidato giovedì scorso lanciandosi da un ponte dell’autostrada che collega Messina a Palermo.





Il professore ha spiegato in una lettera lasciata al fratello i motivi del gesto denunciando l'esistenza di una "cupola giudiziaria" che avrebbe messo a tacere le numerose denunce pubbliche da lui fatte degli accordi tra mafia, politica, massoneria e ambienti giudiziari nella zona di Barcellona Pozzo di Gotto (ME). Infatti è proprio grazie alle sue accuse che il comune di Terme Vigliatore, dove abitava, è stato sciolto nel dicembre del 2005 per infiltrazione mafiosa. Ma a chi amministrava allora il comune non è accaduto assolutamente nulla, anzi, oggi molti di loro sono stati rieletti. Infatti l’allora sindaco Gennaro Nicolò oggi è assessore, Domenico Mulè, il suo vice, è il Presidente del Consiglio Comunale e Bartolo Cipriani è primo cittadino a tutti gli effetti.
I guai giudiziari sono arrivati invece per il professor Adolfo Parmaliana che è stato rinviato a giudizio dalla Procura di Barcellona per diffamazione in seguito di due manifesti che aveva fatto affiggere dopo lo scioglimento del consiglio comunale con la scritta <<Giustizia è fatta, gli onesti hanno vinto>>. Fabio Repici, il legale della famiglia assicura: <<In nessuno caso il mio cliente fece nomi. Le querele sporte contro di lui, inoltre, erano tutte fuori termine e, nonostante ciò, è arrivato il rinvio a giudizio>>. Quanto accaduto gli avrebbe alimentato <<Una sfiducia che l’avrebbe spinto a organizzare il suicidio in modo tale da far ricadere la competenza territoriale su eventuali indagini, non sulla Procura di Barcellona, ma su quella di Patti. Lo proverebbe il fatto che il docente avrebbe scelto di morire buttandosi da un viadotto nel territorio del comune di Patti>>.
Il capitano dei Carabinieri Domenico Cristaldi, che allora comandava la compagnia dei Carabinieri di Barcellona P.G., ha confermato di aver inviato due rapporti alla magistratura ancor prima che il comune di Terme Vigliatore venisse sciolto per infiltrazione mafiosa. Nella seconda informativa lo stesso capitano Cristaldi racconta che <<Nella mattinata del 02.05.2005 lo scrivente ha avuto un incontro con il dr. De Feis, il quale gli ha partecipato che il Procuratore Capo dr. Rocco Sisci aveva poco prima avvisato il dr. Canali dei contenuti dell’indagine, nonostante gli elementi compromettenti emersi a carico di quest’ultimo>>. Un passaggio inquietante che mette in evidenza
lo stato di degrado morale della giustizia barcellonese.
L’informativa aveva fotografato sapientemente i rapporti di connivenza tra alcuni amministratori comunali ed esponenti di rilievo della criminalità organizzata. Al suo interno si legge anche delle frequentazioni discutibili di alcuni magistrati tra i quali il sostituto procuratore Olindo Canali e l’attuale procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata (all’epoca dei fatti Sostituto procuratore generale a Barcellona Pozzo di Gotto). Canali avrebbe incontrato Salvatore Rugolo figlio di uno dei boss più potenti della zona, ucciso nel 1987 e cognato del capomafia barcellonese Giuseppe Gullotti, all’ergastolo per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano. Dal rapporto emerge che furono gli stessi Carabinieri ad incontrare Canali e Rugolo jr mentre pranzavano in una trattoria.
Per quanto riguarda il procuratore generale di Messina Cassata, il senatore Beppe Lumia ha  presentato il 4 giugno 2008 una interrogazione parlamentare* in seguito alla proposta del Csm di nominare Cassata come procuratore generale di Messina. Nel documento si legge che  <<Il boss incontrastato della mafia barcellonese Giuseppe Gullotti, al momento in cui si rese responsabile, quale mandante (come riconosciuto con sentenza passata in giudicato), dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano, avvenuto a Barcellona Pozzo di Gotto - ME l’8 gennaio 1993, era socio e frequentatore del circolo culturale “Corda fratres”, del quale il dottor Cassata, già presidente, era per sua stessa ammissione il principale animatore; dello stesso circolo “Corda fratres”, insieme a numerosi esponenti della massoneria barcellonese, era socio il noto Rosario Cattafi, già indagato dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta nell’indagine sui mandanti occulti delle stragi di Capaci e via D’Amelio>>.
Tra l’altro Cassata sarebbe intervenuto più volte anche per bloccare le suddette indagini dell’Arma.
Il dossier Tsunami per quasi tre anni ha fatto la spola tra la procura di Barcellona e la Dda di Messina fino a quando non è stata trasferito per competenza territoriale a Reggio Calabria, in seguito al coinvolgimento nelle indagini di Canali e Cassata. Da quel momento non si hanno notizie di ulteriori sviluppi o di eventuali richieste di archiviazione.
La morte di Parmaliana inevitabilmente riaccenderà i riflettori su tutta la vicenda. <<Mio fratello lottava per la legalità, forse aveva dato fastidio a pezzi dello Stato e della magistratura. Si sentiva lasciato solo>> ha detto al Tg2 il fratello del professore, l’avvocato Biagio Parmaliana.
Duemila persone hanno partecipato ai funerali svolti nella chiesa dei Benedettini di Terme Vigliatore. Presenti anche il rettore dell’Università di Messina, Francesco Tomasello, Sonia Alfano e Beppe Lumia. Il senatore del Pd alla fine delle esequie ha lanciato un appello affinché venga restituita alla famiglia la lettera (sequestrata dalla Procura di Patti per competenza territoriale) in cui Alfonso Parmaliana ha spiegato il suo gesto: <<Chiedo ufficialmente che ( il documento ndr) sia restituito alla famiglia e reso pubblico al più presto possibile ma faccio anche appello al procuratore della Repubblica di Messina, Guido Lo Forte affinché segua personalmente gli sviluppi di questa inquietante vicenda. Per quanto mi riguarda chiederò che la Commissione antimafia venga al più presto possibile a Terme Vigliatore>>. Al nuovo procuratore di Messina si rivolgono anche l’associazione nazionale  familiari vittime di mafia. Solidarietà anche dal Movimento Civico Barcellonese.



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