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News ''Face Off'': Trapani fa ammissioni - Operazione ''Faces Off''

''Face Off'': Trapani fa ammissioni - Operazione ''Faces Off''

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''Face Off'': Trapani fa ammissioni
Operazione ''Faces Off''
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Operazione ''Faces Off''
di Dora Quaranta – 25 settembre 2008 
Palermo.
I militari del Nucleo di Polizia valutaria della Guardia di Finanza hanno effettuato ieri gli arresti di Marcello Trapani, 39 anni, avvocato penalista, per associazione mafiosa e di Giovanni Pecoraro, 47 anni, procuratore di calcio per la società del Palermo, per concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione.
A sostenere l’accusa un pool di magistrati della Dda palermitana coordinato dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo.
Marcello Trapani ha assunto la difesa di Sandro Lo Piccolo l’8 novembre scorso, tre giorni dopo l’arresto del boss e del padre Salvatore Lo Piccolo. Nei confronti di Trapani vi è un lungo capo d’imputazione che comprende fra gli altri l’accusa di aver agito da prestanome per la famiglia Lo Piccolo per <<investimenti di capitali di origine illecita in un progetto edilizio a Chioggia>>, di aver procurato un giubbotto antiproiettile a Calogero Lo Piccolo, di aver agito insieme a Pecoraro per far <<andare a buon fine alcune estorsioni dei Lo Piccolo nel settore degli appalti legati alla società Palermo Calcio>>.

Risultano indagate inoltre sei persone fra cui l’imprenditore veneto Claudio Toffanello e un sottufficiale della Finanza, Salvatore Cataldo, cugino di Trapani, entrambi coinvolti nella gestione degli investimenti di Chioggia.

L’inchiesta “Face Off” si è avvalsa delle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia e di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Una microcamera nascosta nell’ufficio di Trapani ha ripreso il legale che scambiava pizzini con Calogero Lo Piccolo perché temeva di essere intercettato ma non immaginava di essere anche videoripreso. I foglietti che Trapani provvedeva subito a gettare via sono stati recuperati  dagli investigatori che per mesi hanno rovistato tra i  rifiuti e provveduto ad una loro ricostruzione.

Secondo i magistrati Trapani, per conto dei Lo Piccolo, si sarebbe interessato di investire a Chioggia 8 milioni di euro in opere di riqualificazione del porto turistico della città del Veneto e la fabbricazione di immobili legati ai servizi portuali. Per far questo Trapani avrebbe fatto uso di una società, la “Petra”, costituita il 25 settembre 2007. Il gip di Palermo ha predisposto il sequestro della società.

Dalle indagini sono emersi i tentativi degli arrestati di condizionare, sempre per conto dei Lo Piccolo, il Palermo calcio <<non solo nella compravendita dei giocatori – scrivono gli inquirenti – ma anche nei progetti della società, in particolare sulla costruzione di un nuovo stadio e di un centro commerciale>>. Per far sì che il Palermo Calcio cedesse alle pressioni di Trapani e Pecoraro, nel Natale 2006, come racconta il pentito Andrea Bonaccorso, fu fatta recapitare al direttore sportivo di allora Rino Foschi una testa di agnello mozzata. <<I mandanti – ha precisato Bonaccorso – sono stati i Lo Piccolo perché avrebbero voluto partecipare alla spartizione di alcuni appalti che erano stati commissionati dal presidente rosanero Maurizio Zamparini>>. Zamparini, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, <<non si è mai piegato alle intimidazioni>>. Boss e picciotti godevano di posti riservati in tribuna quando il Palermo giocava in casa. Un altro pentito di Cosa Nostra, Antonino Nuccio, un fedelissimo dei Lo Piccolo, ha raccontato che <<la società del Palermo Calcio, ogni settimana, per le partite casalinghe, dava dei biglietti per le famiglie di San Lorenzo e Resuttana… Si trattava di una dazione obbligatoria per la società del Palermo Calcio, perché lo stadio ricade nel territorio di competenza delle famiglie di San Lorenzo e Resuttana>>.


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