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News Ingroia: 'I barbari sono loro'

Ingroia: 'I barbari sono loro'

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di Umberto Lucentini - 2 novembre 2011
«Sì, sono un partigiano della Costituzione, nata proprio grazie ai partigiani. Vado a parlare con tutti i partiti: se mi invitano, anche dal Pdl. Lo facevano pure Falcone e Borsellino. Ma non entro in politica, chi lo dice vorrebbe solo che lasciassi la toga». Il pm antimafia di Palermo risponde a Cicchitto, a Gasparri e quanti lo hanno accusato in questi giorni.


Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl alla Camera: «Sono gravi e inquietanti le parole di Ingroia che confermano l'animo militante di alcuni settori della magistratura...».

«Non credo che siano gravi le mie dichiarazioni. E' grave la situazione in cui ci troviamo. La considerazione di militante che cosa vuol dire? Io sono un milite della Costituzione, non un militante...».

La accusano di voler entrare in politica, o forse la invitano a farlo...

«No, non è previsto. Il loro è il tentativo di tirarmi dentro l'agone politico. Forse puntano a farmi svestire la toga, vogliono che la smetta di fare il magistrato. Io invece la toga la tengo».

Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm, ha detto: «I magistrati particolarmente esposti, a causa delle loro indagini e delle attività che svolgono, dovrebbero avere particolare prudenza nell'esprimere valutazioni di carattere generale sulla politica del Paese». Bacchettata a lei diretta?

«Non lo so. Sembra esserla. Se è così, è il punto di vista personale del collega Cascini che non condivido, e che mi pare non sia unanimemente condiviso. Lo rispetto, è ovvio».

E' inutile negarlo: ci sono persone in buona fede un po' perplesse sulla sua partecipazione a manifestazioni politiche...
«Sì, e questo è il sintomo di quanto sta accadendo in Italia. Ci sono due dati su cui riflettere in modo civile. Ho detto che mi preoccupa l'imbarbarimento dello scontro, in cui si manipolano le dichiarazioni: alcuni giornali hanno stravolto le mie parole, hanno scritto che mi sono dichiarato comunista, e questo è fatto solo per strumentalizzazione. Poi c'è un altro dato non meno allarmante: l'arretramento del livello politico e culturale produce assuefazione sulla limitazione che si vuole ottenere della libertà di espressione e manifestazione. A quanti, come alcuni giornalisti onesti che hanno definito inopportuno il mio ultimo intervento, dico: riflettiamo se non c'è stato un progressivo arretramento nel nostro paese su questi valori. Mi piacerebbe un serrato ma pacato confronto su questo tema».

Lei in procura a Palermo si occupa di indagini delicate, anche di mafia e politica: queste polemiche non la condizioneranno un po'?
«Assolutamente no. Le polemiche politiche sono già state sollevate altre volte, ad esempio quando ero pubblico ministero del processo a Marcello Dell'Utri. Tutti noi pm venivamo accusati di essere politicamente orientati, e in quel periodo non partecipavamo a congressi... Ecco dimostrata la strumentalità di certe polemiche di ieri e di oggi. Si vuole mettere in discussione il lavoro di noi magistrati e certi processi. Non siamo noi ad appannare i processi con i nostri comportamenti, lo fanno altri con i polveroni».

Alcuni politici sostengono che 'Giovanni Falcone e Paolo Borsellino invece... '.
«Falcone e Borsellino partecipavano alle manifestazioni organizzate anche da partiti politici, dal Pci al Msi dell'epoca».

Procuratore Ingroia, lei è uno degli esperti che spesso, all'estero, racconta il modello Palermo nelle indagini antimafia: anche lì trova un po' di pregiudizio sul suo ruolo?

«No, direi "nemo profeta in patria". Ai convegni o alle iniziative noi magistrati veniamo accolti con grande attenzione, siamo un modello virtuoso, un punto di riferimento a cui ispirarsi. E va dato atto che in questo veniamo sostenuti anche dalle autorità diplomatiche italiane. Fuori dal nostro paese dimostriamo una coesione istituzional-patriottica molto forte».

Tratto da:
espresso.repubblica.it