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News Cosi' e' la 'Ndrangheta a Torino

Cosi' e' la 'Ndrangheta a Torino

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Con l'operazione Minotauro nuovo duro colpo per le cosche radicate al nord
di Monica Centofante - 8 giugno 2011
In Piemonte come in Lombardia: boss e sodali presenti e operanti sul territorio, con i propri affari, i giusti agganci politici, il controllo della Regione suddivisa in “locali”.


E' scattata nella notte la maxioperazione “Minotauro”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino. Che ha scoperto “un'organizzazione imponente con centinaia di affiliati, tenacemente e capillarmente radicata” in città e nel suo hinterland e dedita, in particolare, al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e al gioco d'azzardo. Infiltrata in alcuni settori dell'economia e dell'edilizia, complice un clima di omertà simile a quello lombardo.
Le denunce, si legge nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Silvia Salvatori “sono pochissime e ancor meno le denunce spontanee”. Mentre è più che nota da “parte della popolazione” la capacità di intervento degli 'ndranghestisti ai quali ci si rivolge per “piccoli favori, intermediazioni, suggerimenti”.
Ogni locale, spiegano i magistrati che hanno condotto le indagini, ha un referente in Calabria e l'intero hinterland torinese farebbe riferimento al boss Giuseppe Catalano, in qualità di “responsabile provinciale” anche se, diversamente da Lombardia e Liguria, mancherebbe in Regione la cosiddetta “camera di controllo”, un coordinamento in grado di evitare gli attriti tra le varie familie presenti sul territorio. Cosa della quale i boss avrebbero più volte discusso nel corso di conversazioni intercettate dagli inquirenti.
Questa notte, più di 1.300 i militari della Guardia di Finanza di Torino, dello Scico di Roma, dei Carabinieri e della Polizia hanno eseguito - tra Torino, Milano, Modena e Reggio – le 150 ordinanze di custodia cautelare ordinate dal gip Salvatori e possibili anche grazie alle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia: Rocco Varacalli e Rocco Marando.
Tra gli arrestati ci sarebbe anche Nevio Coral, già sindaco di Leinì (To) per 30 anni e suocero dell'ex assessore regionale alla Sanità Caterina Ferrero, indagata nell'inchiesta sulla Sanità piemontese. Solo uno dei diversi politici citati nelle carte, anche se non inseriti nell'elenco degli indagati. Forse uno dei candidati che nei periodi immediatamente precedenti alle elezioni si rivolgevano ai membri della consorteria coscienti, spiegano i pm, “dell'influenza che gli affiliati sono in grado si svolgere... nella rete dei calabresi”.
Tra i nomi più chiacchierati (ma non indagati) quelli di Claudia Porchietto, Pdl, assessore al Lavoro della Giunta Cota; di Paolo Mascheroni, sindaco di Castellamonte; di Antonio Mungo, candidato al consiglio comunale di Borgaro (To) e di Fabrizio Bertot, candidato nel 2009 al Parlamento Europeo a oggi sindaco di Rivarolo Canavese.
Nel frattempo, a quanto si apprende, Coral sarebbe stato condotto nel carcere delle Vallette mentre la sua azienda sarebbe stata colpita da provvedimento restrittivo. Insieme a un'altra decina di attività poste sotto sequestro, come oltre 200 conti correnti e diverse cassette di sicurezza.
I sequestri di beni eseguiti dalle forze dell'ordine ammonterebbero a circa 70 milioni di Euro: tra questi 127 tra ville, appartamenti e terreni situati a Torino e provincia e in altre zone del Piemonte, Lombardia, Liguria e Calabria.
Questa mattina il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso si è complimentato “per l'eccezionale operazione portata al successo, dopo anni di approfondite indagini, dai Carabinieri di Torino e, sotto l'aspetto patrimoniale, dai centri operativi di Milano e Genova della Dia, mirabilmente coordinati dai magistrati della Dda di Torino”.
“Dopo la Lombardia – ha proseguito Grasso – ecco che con l'operazione Minotauro in Piemonte si ricostruisce la mappa della struttura della 'Ndrangheta e dei suoi beni”. Ma la presenza al nord, ha messo in guardia, “sempre più avvolgente” non fa perdere di vista la direzione strategica “che rimane sempre in Calabria”.