Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
News ''La mafia voleva uccidere Di Matteo e Lumia''

''La mafia voleva uccidere Di Matteo e Lumia''

di-matteo-nino-web11.jpg

Le dichiarazioni del pentito Lo Verso svelano le intenzioni dei boss ed i movimenti di Provenzano
di Aaron Pettinari – 27 maggio 2011
Il neo pentito Stefano Lo Verso ha detto ai magistrati della Dda palermitana che nel 2006 la cosca mafiosa di Bagheria (Pa) voleva uccidere il sostituto procuratore Nino Di Matteo e il senatore Pd Giuseppe Lumia.


A svelare il retroscena è stata Repubblica Palermo, che ha riportato alcune dichiarazioni di un verbale depositato ieri in tribunale negli atti per un processo ad alcuni mafiosi di Ficarazzi.
Nel procedimento sono finiti anche altre decine di verbali in cui Lo Verso racconta i suoi strettissimi rapporti con Provenzano, ospitato tra il 2003 e il 2004, mentre era latitante, nella villetta della suocera del pentito.
Sono tre mesi che Lo Verso collabora con la Procura di Palermo. Lo scorso febbraio, si era presentato alla caserma dei carabinieri del suo paese, Ficarazzi, con una busta in mano: "Datela al più presto al dottore Di Matteo", disse. E nel giro di pochi giorni il boss aveva iniziato a incontrare il magistrato, firmando in gran segreto decine di verbali. Una collaborazione segreta perché nel frattempo, fino al 10 maggio, continuava ad essere il capomafia di Ficarazzi.
Poi, lasciato solo pure dalla famiglia che si è dissociata, ha accettato di entrare nel programma di protezione. lumia-giuseppe-web27.jpg
Secondo l'ex capomafia, il progetto stragista gli venne confidato da Giuseppe Di Fiore, vicino al boss Bernardo Provenzano, durante un'udienza del processo Grande mandamento nel 2007.
“Fu lui stesso a rivelarmi il progetto - ha messo a verbale Lo Verso - ne parlammo durante un´udienza del processo Grande mandamento. Io gli dicevo che il pm in udienza, Michele Prestipino, era davvero cattivo. Lui mi disse che ce n´erano di più cattivi. Mi parlò di Di Matteo e del progetto di eliminarlo quando sarebbe venuto in villeggiatura a Santa Flavia. Analoga decisione avevano preso per Lumia, che aveva un villino a Mongerbino. Poi, però, non arrivò l´autorizzazione a procedere, così spiegò Di Fiore. Perché c'erano i processi in corso”. Al progetto, secondo il pentito, si sarebbe opposto Provenzano in persona. “A Bagheria, aveva messo pace anche in un'altra occasione - racconta - il gruppo di Onofrio Morreale voleva uccidere il dentista Alfonso Bongiovanni, di Ficarazzi, e pure Di Fiore, che avrebbe dovuto attirare il dentista in un tranello, con una scusa, alla Sicula Marmi. Nel 2003, Bagheria fu sull'orlo di una guerra di mafia, ma Provenzano la sventò con la solita riunione pacificatoria”.
Quindi Lo Verso ha aggiunto particolari sulla latitanza di Provenzano ed ha raccontato agli inquirenti le dinamiche della cosca di Bagheria.
“Mi occupai di Provenzano dal gennaio 2003 all'ottobre 2004. Se ne andava tranquillamente in giro per Bagheria - ha spiegato Lo Verso - abitava nella parte alta del paese, nel rione Lannari, dietro un istituto di suore”. Ogni tanto, Lo Verso andava a prenderlo, per accompagnarlo agli appuntamenti con i fedelissimi ai quali non poteva partecipare. Molte cose di cui riferisce le ha apprese tempo dopo, quando è diventato capomafia di Ficarazzi e Provenzano venne arrestato.
Il pentito ha parlato ai magistrati anche del confidente Luigi Ilardo, l'uomo che portò gli investigatori a un passo da Provenzano nel 2005 e che fu poi ucciso prima che diventasse formalmente un collaboratore di giustizia. Provenzano avrebbe raccontato a Lo Verso di avere incontrato Ilardo nell'ottobre'95 e di essersi accorto che questi aveva un registratore. Commentando l'eliminazione del confidente il boss avrebbe poi aggiunto: «Guarda che fine fanno quelli che mi voltano le spalle». E infatti venne ucciso.