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News Ciancimino: per l'esplosivo in casa indagato anche l'amico

Ciancimino: per l'esplosivo in casa indagato anche l'amico

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E al Csm è stato interrogato Grasso sui contrasti tra le Procure di Palermo e Caltanissetta nella gestione del figlio di don Vito 
di AMDuemila - 17 maggio 2011
Un amico di Massimo Ciancimino che avrebbe portato altrove e gettato in un cassonetto parte dell'esplosivo trovato in casa del figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, è indagato dai pm.


Nei prossimi giorni, come scrive il Giornale di Sicilia, il gabinetto regionale di polizia scientifica terrà alcuni «accertamenti irripetibili» sui 13 candelotti e sui 21 detonatori fatti ritrovare dallo stesso Ciancimino nel giardino di casa sua. Il figlio di don Vito e il suo amico (del quale non sono state rese note le generalità) sono stati invitati a nominare un consulente e un difensore per partecipare alle verifiche sulla dinamite. I reati ipotizzati vanno dalla detenzione al porto illegale di esplosivi. La vicenda era stata rilevata da Ciancimino jr durante l'interrogatorio a cui era stato sottoposto dopo l'arresto con l'accusa di calunnia nei confronti dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Era stato proprio Massimo Ciancimino a rivelare ai magistrati di avere ricevuto di notte un pacco bomba da due sconosciuti. Nel corso del processo al generale Mori Ciancimino aveva sostenuto che parte dell'esplosivo sarebbe stata buttata in mare.
Intanto la Dia non è ancora riuscita a identificare il presunto suggeritore, l'uomo che avrebbe consegnato a Ciancimino jr i bigliettini ritoccati e contenenti le accuse a Gianni De Gennaro. Proprio con l'ipotesi di calunnia nei confronti dell'ex capo della polizia, il superteste dell'indagine sulla trattativa è in carcere dal 21 aprile scorso.
In mattinata, inoltre, c'è stata l'audizione del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso innanzi alla prima commissione del Consiglio superiore della magistratura sui contrasti tra le Procure di Palermo e Caltanissetta nella vicenda che riguarda la collaborazione con la giustizia di Massimo Ciancimino, figlio di Vito, ex sindaco mafioso di Palermo. La prima commissione del Csm, presieduta dal laico in quota Pd Guido Calvi, era stata incaricata lo scorso 28 aprile dal comitato di presidenza di compiere le proprie valutazioni sul caso Ciancimino. Il comitato di presidenza aveva investito del caso anche il procuratore generale della Cassazione, competente per le azioni disciplinari. Il procuratore Grasso nei giorni scorsi si era detto «sereno» per l'audizione al Csm perchè «la tregua è raggiunta. Ma non c'era una guerra, piuttosto un armistizio». Una serenità ribadita anche alla conclusione dell'incontro. A quanto si è appreso, Grasso ha innanzitutto spiegato al Csm le ragioni per le quali ha convocato, lo scorso 28 aprile, la riunione tra le procure che si occupano delle dichiarazioni di Ciancimino: e cioè l'esigenza, per poter svolgere i suoi compiti di coordinamento delle indagini, di avere a disposizioni atti da parte delle procure, che non sempre gli sono stati tempestivamente trasmessi. E ha poi chiarito lo stato dei rapporti tra Palermo e Caltanissetta. «Al momento la situazione di conflitto sembra sia stata risolta» riferisce chi ha ascoltato il procuratore. Per ora la Prima Commissione non ha preso nessuna decisione su come procedere nell'istruttoria e dunque non ha sciolto il nodo se ascoltare i pm delle due procure. Tutto è stato rimandato a quando sarà depositato il verbale della audizione di oggi del procuratore.