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News A Reggio 12 arresti contro clan Lo Giudice

A Reggio 12 arresti contro clan Lo Giudice

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di AMDuemila – 19 aprile 2011

Operazione questa mattina, condotta dalla polizia a Reggio Calabria, contro la cosca Lo Giudice ha portato all’esecuzione di 9 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip su richiesta della Procura e di tre fermi richiesti dalla Procura distrettuale antimafia.



I provvedimenti, secondo quanto si è appreso, fanno seguito alle attività di riscontro effettuate dagli investigatori sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonino Lo Giudice, il boss della cosca, Maurizio Lo Giudice, Consolato Villani e Roberto Moio.
Tra gli arrestati ci sono Pasquale e Sesto Cortese, 58 e 46 anni, fratelli di Antonio Cortese, «l'uomo del bazooka» considerato l'esperto di esplosivo del gruppo criminale e l'autore materiale degli attentati dinamitardi alla procura generale del 3 gennaio dello scorso anno e sotto l'abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro il 26 agosto. È stato il capo cosca convertito alla collaborazione con la giustizia, Antonino Lo Giudice, a chiamarlo in causa. Pasquale Cortese aveva dichiarato la detenzione di alcune armi in due immobili che si trovano in via Sbarre Centrali e in via Polistena, mentre in realtà sono state sequestrate nei mesi scorsi dagli uomini della squadra mobile nell'armeria Top Gun di Consolato Romolo (già arrestato). Paolo Sesto Cortese ha invece denunciato falsamente il furto di alcune armi, che sono state successivamente sequestrate nell'armeria Caminiti, il cui titolare è finito in manette, e nel magazzino di Demetrio Giuseppe Gangemi, anch'egli già arrestato nel febbraio scorso.

In manette anche Giuseppe Perricone, 22 anni, Salvatore Pennestrì, 21 anni e due donne . Una straniera, Madalina Cristina Turcanu, 25enne di origine romena, che è stata catturata in Spagna, a Barcellona, dove si era trasferita. Deve rispondere dell'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa poichè avrebbe favorito il passaggio di informazioni in carcere tra Luciano Lo Giudice (con il quale intratteneva una relazione) e il capo cosca Antonino Lo Giudice, oggi collaboratore di giustizia. Avrebbe portato ad altri soggetti lettere con ordini riguardanti le attività della cosca e anche interventi per incidere sulla posizione processuale di Luciano Lo Giudice. Infine avrebbe fornito la propria disponibilità a custodire e nascondere le armi appartenenti alla cosca. In cambio avrebbe ricevuto denaro per il proprio mantenimento. L'altra donna arrestata è Vincenza Mogavero, 35 anni, accusata di intestazione fittizia di beni. Sono state sequestrate due attività commerciali e due appartamenti riconducibili alla cosca, ma intestati a lei. I poliziotti hanno messo i sigilli all'azienda di produzione gastronomia Smile e alla società Norfish che si occupa della vendita di prodotti ittici. I beni sequestrati hanno un valore di tre milioni di euro.

Il boss pentito della 'ndrangheta Antonino Lo Giudice, a capo dell’omonima cosca di Reggio Calabria, già detenuto, era stato arrestato venerdì scorso assieme al fratello e ad altre due persone dalla polizia nell’inchiesta condotta dalla Procura di Catanzaro per gli attentati e le intimidazioni ai danni del procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, e del procuratore della Repubblica, Giuseppe Pignatone.
Le altre due persone arrestate la scorsa settimana sono Vincenzo Puntorieri, l’unico che era libero e Antonio Cortese. Lo Giudice, pochi giorni dopo il primo arresto lo scorso anno da parte della Squadra mobile di Reggio Calabria, si era autoaccusato della progettazione dell’ideazione degli attentati rivelando i nomi degli affiliati alla sua cosca incaricati dell’esecuzione, Puntorieri e Cortese.
Gli arrestati dovranno rispondere di associazione mafiosa finalizzata a rapine, di detenzione di armi e di esplosivi, intestazione fittizia di beni.

Nell'ambito dell'oeprazione sono stati sottoposti a sequestro beni immobili per circa tre milioni di euro tra cui, appartamenti e attività commerciali tutte ubicate nella città dello Stretto e riconducibili alla cosca Lo Giudice.
I beni sequestrati sono due appartamenti, lo 'Smile', un’attività commerciale di produzione gastronomica, e la 'Norfish srl', azienda commerciale per la vendita di prodotti ittici.

«Questa operazione – ha commentato il procuratore di Reggio Calabria Pignatone -  conferma che la cosca Lo Giudice non ha un territorio definito di appartenenza». L'episodio più significativo, riportato nella conferenza stampa che si è svolta in questura, è il rifiuto opposto a Giovanni Fontana, ritenuto personaggio di vertice della cosca Fontana-Saraceno, di dare una lezione al direttore della Leonia, la società mista di Reggio Calabria che si occupa della raccolta dei rifiuti. Antonino Lo Giudice si consultò con i cognati (oggi sottoposti a fermo) Bruno Stilo e Giuseppe Reliquato (che avrebbero il grado del Vangelo e della Santa nell'organigramma della famiglia) e decise per il bene della cosca di non inserirsi in questioni che riguardavano altri.