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News Processo Cerbero: due imprenditori riconoscono in aula i propri estorsori

Processo Cerbero: due imprenditori riconoscono in aula i propri estorsori

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di AMDuemila - 13 aprile 2011
Ieri due imprenditori palermitani, Francesco Di Paola, proprietario di una gioielleria in piazza delle Palme, e Giuliano Antonino, titolare di un biscottificio in via Buonriposo, hanno testimoniato in aula contro i loro estorsori durante il processo 'Cerbero' che vede come imputati alcuni appartenenti alle cosche di Brancaccio, Porta Nuova, Santa Maria di Gesù, Borgo Vecchio.



Di Paola e Antonino hanno raccontato anni di estorsioni e richieste, ed hanno riconosciuto i volti degli estorsori senza lasciarsi intimidire dalla presenza degli stessi e dei loro parenti, dimostrando una grande determinazione. 
«Anni fa, a Palermo, non si incontravano imprenditori così dignitosi e coraggiosi - dicono in una nota le associazioni Addiopizzo e Libero Futuro -, ma oggi accade sempre più spesso. Due storie diverse, in due diversi quartieri della città, che si sono concluse nel modo migliore anche grazie al lavoro impeccabile delle forze dell'ordine e della magistratura che hanno dimostrato ancora una volta di saper tutelare chi denuncia». «Ora anche i cittadini devono fare la loro parte - dicono ancora le due associazioni antiracket - e sostenere con i loro acquisti i due imprenditori che a seguito delle denunce hanno subito un calo degli affari». Di Paola e Antonino adesso fanno parte della lista degli imprenditori che aderiscono al circuito del Consumo critico Addiopizzo, che conta 650 aderenti, offrendo ai consumatori ogni tipo di servizio e prodotti. «Manifestiamo tutto il nostro apprezzamento per i due imprenditori che abbiamo seguito sin dai primi momenti della denuncia - conclude la nota -, ma prendiamo atto del fatto che in troppi ancora continuano a pagare o, nella migliore delle ipotesi, respingono gli estorsori senza denunciarli». Per Addiopizzo e Libero Futuro è necessario «ribellarsi in massa al pizzo adottando la denuncia collettiva come unico metodo per sconfiggere il racket».
Una scelta sicuramente non semplice, ed anzi resa ancor più difficile in tempi come quelli odierni dove Cosa Nostra è tornata ad uccidere anche in maniera cruenta come è avvenuto la scorsa settimana  nel mandamento di Pagliarelli. Anche per questo fatti come quelli accaduti ieri in un'aula di giustizia contribuiscono ad accrescere la forza di chi vuole ribellarsi ai soprusi della criminalità organizzata.