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News A Palermo si torna a sparare: rapito e poi ucciso il boss Davide Romano

A Palermo si torna a sparare: rapito e poi ucciso il boss Davide Romano

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di Aaron Pettinari – 8 aprile 2011
Torna a scorrere il sangue per le vie di Palermo e lo fa nel suo modo più macabro, in perfetto stile mafioso. L'altro ieri è stato ritrovato nel cuore della storica famiglia di corso Calatafimi, mandamento di Pagliarelli, il corpo del boss Davide Romano (scomparso da lunedì scorso), incaprettato, all'interno del bagagliaio di una Fiat Uno bianca al centro della piazza  che segna l'inizio di via Michele Titone.


Il cadavere ritrovato dentro quella Fiat Uno, risultata rubata martedì a Brancaccio, era vestito solo con un paio di bermuda. Alla nuca c´è il foro di entrata di un proiettile, che fa pensare a un'esecuzione. Nella giornata di domani verrà eseguita l'autopsia. Da una prima analisi è emerso che il volto di Romano presenta dei rigonfiamenti compatibili con l'esplosione del colpo alla nuca con cui è morto. Gli investigatori, però, non escludono che il mafioso del Borgo vecchio possa essere stato interrogato e torturato prima di essere ucciso.
Sul fatto che dietro al delitto vi sia un messaggio mafioso vi sono pochi dubbi. Pagliarelli infatti non è la zona di appartenenza mafiosa di Davide Romano, boss di Borgo Vecchio (mandamento di Palermo centro). Ed anche per questo motivo gli investigatori, oltre che soffermarsi sul delitto, stanno cercando di capire cosa vi sia dietro.
Ieri mattina per fare il punto vi è stato un vertice in procura tra il procuratore Francesco Messineo, l'aggiunto Ignazio De Francisci, i sostituti che seguono il caso, Marcello Viola Roberta Buzzolani e Fabiola Furnari e gli ufficiali del Reparto Operativo.
In serata gli investigatori hanno sentito i parenti di Romano, tre fratelli e una sorella, compreso Francesco Paolo considerato elemento di spicco della famiglia mafiosa del Borgo Vecchio.

Dall'arresto di Nicchi all'omicidio
Prima di essere arrestato “u' Picciotteddu” Gianni Nicchi era riuscito a far confluire sotto il proprio controllo, approfittando del vuoto fatto da numerose operazioni degli anni precedenti, i mandamenti di Pagliarelli, Brancaccio e Palermo Centro.
Dal giorno del suo arresto (dicembre 2009) molte cose sono cambiate e non è da escludere che l'omicidio Romano possa rientrare all'interno di una faida per il riassetto di Cosa Nostra.
C'è chi ipotizza che i fedelissimi di Nicchi siano diventati i nuovi “padroni” al Pagliarelli mentre Davide Romano, scarcerato lo scorso 19 febbraio, potrebbe aver preteso di ricoprire al Borgo Vecchio quel ruolo che, secondo gli inquirenti, fino al 2004 era stato del fratello Francesco Paolo e ancor prima del padre Giovan Battista.
L'ultimo reggente di Borgo Vecchio, Gregorio Di Giovanni, arrestato nel giugno scorso, era un grande amico di Davide Romano, e da quella data a capo della famiglia vi erano nuovi nomi.
Inoltre gli inquirenti stanno verificando i possibili collegamenti tra l'omicidio di Romano e l'arresto, avvenuto lunedì sera a Palermo, di Nicolò Pecoraro, 67 anni, originario di Favara nell'agrigentino. Questi era stato bloccato dalla polizia nell'area condominiale di un palazzo di corso dei Mille armato di pistola calibro 7,65. Si tratta dello stesso edificio in cui abita Giuseppe Ruggeri, genero del boss latitante della Kalsa Antonino Lauricella, detto Scintilluni. Ruggeri e Romano, nell'aprile del 2008, sono stati arrestati insieme nell'ambito dell'operazione antidroga denominata Freedom.
Una ipotesi è che nella stessa sera di lunedì potrebbe essere stata organizzata una doppia missione di morte ai danni di Romano e Ruggeri. O che Pecoraro sia intervenuto per vendicare o cercare informazioni sulla scomparsa di Romano. Il padre di quest'ultimo, inghiottito dalla lupara bianca, e Pecoraro erano infatti legati da un'antica amicizia.
L'unica certezza è che chi ha ucciso Romano lo ha interrogato a lungo, forse carpendogli informazioni decisive e ha aspettato ad ucciderlo almeno fino a mercoledì mattina, stando a quanto sostenuto dal medico legale.
Oltre agli inquirenti a lanciare l'allarme sui rischi di una nuova guerra di mafia è il senatore del Pd Giuseppe Lumia, membro della commissione Antimafia: “Cosa nostra si sta riorganizzando e come al solito lo fa a suo modo: armi alla mano per selezionare gruppi e nuove gerarchie di potere. Quello di Porta Nuova è un mandamento che ha sempre avuto un ruolo centrale nella lunga storia delle riorganizzazioni e delle guerre interne alla mafia. Adesso tutti i mandamenti della città andranno in fibrillazione. Per questo bisogna innalzare il livello di guardia e capire se si tratta di un riassetto chirurgico, oppure di uno più generale”. “È necessario – continua - tenere gli occhi aperti perchè tutte le volte che Cosa nostra si è riorganizzata non sono mancate violenze anche esterne, verso rappresentanti delle istituzioni e dell'antimafia. Dopo le stragi Palermo più volte ha avuto l'abilità di praticare l'antimafia del giorno prima, arrivando in tempo per prevenire gravi degenerazioni criminali. Mi auguro che anche adesso, col contributo di tutti, si faccia lo stesso per impedire che Cosa nostra possa rafforzarsi».