Archivio Antimafia Duemila

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News ''Summa Urgentia'': in manette Salvatore Di Giacomo per agguato a Renato Mauro

''Summa Urgentia'': in manette Salvatore Di Giacomo per agguato a Renato Mauro

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di Aaron Pettinari - 15 febbraio 2011
Ci sono voluti ben diciannove anni per far luce sul tentato omicidio di un funzionario comunale, Nunzio Renato Mauro, all'epoca dei fatti (in piena guerra di mafia) dirigente delle ripartizioni all'urbanistica e ai lavori pubblici.




Gli uomini della squadra mobile di Caltanissetta e del commissariato di Gela hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip del Tribunale di Caltanissetta, Alessandra Giunta, nell'ambito dell'operazione «Summa Urgentia», a carico di Salvatore Di Giacomo, 67 anni, ex dipendente comunale con le mansioni di assistente alla manutenzione, e uno dei due esecutori materiali, Giovanni Di Giacomo, di 39 anni, attualmente detenuto in carcere.
I due, rispettivamente zio e nipote e presunti affiliati della Stidda, sono considerati dagli investigatori rispettivamente il mandante e l'esecutore (insieme a Giuseppe Di Giacomo, pentitosi subito dopo l'imboscata, non più in vita) del tentato omicidio.
Le indagini hanno permesso di accertare che Mauro, all'epoca dei fatti ingegnere capo del Comune, fu condannato a morte dalla Stidda per aver messo fine alla procedura amministrativa della 'somma urgenza' nell'aggiudicazione degli appalti, che aveva permesso alla cosca mafiosa di controllare il settore.
 econdo polizia e magistratura, Salvatore Di Giacomo (più tardi eletto consigliere provinciale dell'Udeur a Caltanissetta, mentre un suo figlio divenne consigliere comunale a Gela) era il «cervello» dell' organizzazione che sceglieva le ditte, assegnava gli appalti, imponeva il pagamento di tangenti e porprio questi avrebbe dato ordine di uccidere il funzionario comunale. Così Giuseppe e Giovanni Di Giacomo gli tesero un agguato, in via Crispi, sparandogli alla testa con una pistola calibro 22. Ma il tecnico rimase soltanto ferito alla mandibola sinistra.
Giuseppe Di Giacomo, arrestato nei mesi seguenti, aveva iniziato a collaborare con la giustizia e per questo era stato ufficialmente "rinnegato" dalla famiglia. Per farsi nuovamente benvolere dalla cosca alla quale apparteneva, si era sottratto al controllo delle forze dell'ordine e si era reso irreperibile, ma pochi giorni dopo il fatto, il suo cadavere semi-carbonizzato era stato ritrovato in una strada di campagna nei pressi di Manfria.
 Ad accusare i Di Giacomo ci sono le testimonianze della vittima, di cinque pentiti ma anche quella dell'ex sindaco Rosario Crocetta (che allontanò Salvatore Di Giacomo dal settore Manutenzione) e dell'ex assessore comunale ai lavori pubblici, Grazio Trufolo (PLI), anche lui sopravvissuto ad un tentativo di omicidio compiuto sempre dai Di Giacomo.
“Gela oggi è più libera. Con l'arresto dei Di Giacomo si fa luce definitivamente sul ruolo di terrore e sulla condotta di malaffare che loro hanno avuto per tanti anni al comune di Gela” - ha commentato l'eurodeputato Pd, già sindaco di Gela, Rosario Crocetta.
“Grazie ai magistrati, grazie alle forze di polizia. La giustizia finalmente trionfa dopo anni d'impunità e di convivenze da parte del sistema politico di Gela e della provincia di Caltanissetta attorno ad un personaggio che se pur indicato da un collaboratore di giustizia nel 1992 come mandante di un tentato omicidio, per anni ha potuto agire indisturbato all'interno del settore di manutenzione del comune di Gela”. “Di Giacomo era il terrore dei dipendenti comunali di Gela ed era cercato dalla politica come procacciatore di voti - ricorda Crocetta - che portava oltre ai propri familiari anche a politici disinvolti che facevano finta di non sapere il ruolo nefasto che aveva in città e all'interno del comune tale personaggio, che organizzava attentati e imponeva lavori a somma urgenza”.
Quindi, in merito agli arresti odierni, è intervenuto anche il senatore Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia:
“L’operazione rappresenta una’altra tappa per ripulire il territorio di Gela da una presenza devastante e corrosiva nei confronti della quale la politica deve fare la sua parte fino in fondo. È ancora vivo in me il ricordo della sfida che con in testa il sindaco Crocetta lanciammo contro il dominio incontrastato dei Di Giacomo nel settore degli appalti, esercitato grazie al meccanismo della ‘somma urgenza’. Ricordo ancora i colloqui intercettati tra Di Giacomo e il lituano Demischenko dove si faceva chiaramente riferimento all’eliminazione di Crocetta”.