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News Processo omicidio Di Matteo: possibile confronto Graviano-Spatuzza

Processo omicidio Di Matteo: possibile confronto Graviano-Spatuzza

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di Aaron Pettinari - 3 febbraio 2011
Palermo.
La corte d'assise di Palermo deciderà il prossimo 21 febbraio se ammettere il confronto tra il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e il pentito Gaspare Spatuzza.
  



Quest'ultimo, che si è autoaccusato dell’assassinio del piccolo Giuseppe Di Matteo, ha coinvolto nella ricostruzione della drammatica vicenda boss, come Graviano, finora ritenuti estranei all’omicidio. I due si ritroverebbero uno di fronte all'altro per la prima volta.
L' 11 dicembre 2009, al processo contro il senatore Marcello Dell’Utri, il capomafia, insieme al fratello Filippo, era stato chiamato a confermare o smentire le dichiarazioni di Spatuzza.
I due non assalirono Spatuzza come di solito fanno i capimafia quando parlano dei collaboratori di giustizia. Anzi, confermarono l’affetto e persino il rispetto per il cammino intrapreso dall'ex boss.
Allora Giuseppe, chiamato anche “Madre Natura”, si avvalse della facoltà di non rispondere a causa del proprio stato di salute lasciando intendere che non appena si fosse ripreso avrebbe volentieri risposto ai giudici.
Quindi aveva inviato alla Corte una lettera nella quale parlava delle condizioni in cui era costretto a vivere al 41 bis.
Una settimana dopo il boss ottenne la revoca dell'isolamento diurno, scatenando la reazione delle associazioni antimafia.
Lo scorso gennaio Giuseppe Graviano, proprio al processo per il sequestro e l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo ha risposto alle domande del presidente della prima sezione della Corte d'Assise di Palermo, Alfredo Montalto.
Una deposizione infarcita di divagazioni, di discorsi astratti, sconnessi e incomprensibili, ma anche di una serie di messaggi mirati, al punto che il presidente ha dovuto fermarlo con un avvertimento esplicito: "Messaggi trasversali in quest'aula non ne accettiamo".
In quell'occasione affermò di non essere "un collaboratore" pur rispondendo alle domande rivolte dai suoi avvocati, Giuseppina Potenzano e Ninni Giacobbe.
Quindi ha aggiunto di non poter rispondere a domande riguardanti il proprio ruolo in Cosa nostra nel 1993: "Sono venuti i pm, a interrogarmi, ho indagini in corso. Non so se in questi casi si dice 'promessa' e insomma non posso rispondere". Al pm Fernando Asaro che gli ha chiesto se avesse fatto parte di Cosa nostra, Graviano ha risposto dicendo di avere condanne per associazione mafiosa e di rispettare le sentenze di condanna.
Sulle accuse legate all'omicidio Di Matteo, Graviano ha dichiarato: "Sono disposto a dare il dna per dimostrare che non ho mai avuto rapporti con i mafiosi di Misilmeri. Sfido chiunque a dimostrare che dal 1982 in poi sono stato in una casa o in un locale di Misilmeri. Si facciano indagini scientifiche e si vedrà che ho ragione".
Il pentito Gaspare Spatuzza, imputato nel processo al pari del boss di Brancaccio, di Matteo Messina Denaro e dei mafiosi Luigi Giacalone, Francesco Giuliano e Salvatore Benigno, raccontò ai giudici che il bambino fu portato in un magazzino di Misilmeri proprio su ordine di Graviano che, con la cosca locale, avrebbe avuto rapporti.
Nella prossima udienza la corte deciderà anche in merito alla richiesta, presentata sempre dalla difesa di Graviano, di procedere alla verifica della presenza del dna del boss in un villino di Misilmeri dove sarebbe avvenuto un incontro per la preparazione del rapimento del bambino. Secondo l'accusa alla riunione avrebbero partecipato anche Graviano e Messina Denaro. Nell'udienza di oggi, la corte ha acquisito i verbali delle dichiarazioni rese dal boss Giovanni Brusca alla corte d'assise di Caltanissetta nel 1997 in cui si parla anche del sequestro e dell'uccisione di Di Matteo.