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News A ''Notti contro le mafie'' le testimonianze di Pino Maniaci e Giovanni Impastato

A ''Notti contro le mafie'' le testimonianze di Pino Maniaci e Giovanni Impastato

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Un invito a prendere coscienza e ribellarsi alla mentalità mafiosa
di AMDuemila - 28 gennaio 2011
Si è svolta ieri sera, presso il Mikalsa di Palermo, la manifestazione organizzata dal Popolo viola di Palermo in sinergia con il Centro Peppino Impastato “Notti contro le mafie''.



Un evento dedicato a tutti gli appartenenti della società civile che lottano in prima linea contro la criminalità organizzata ed il malaffare che già si era tenuto in molte città d'Italia proprio nel giorno in cui veniva ricordata la nascita di Paolo Borsellino. Ieri, a distanza di dicei giorni, un nuovo appuntamento a cui hanno partecipato come relatori Giovanni Impastato ed il giornalista Pino Maniaci. Dalle loro testimonianze si è cercato di lanciare un messaggio di conoscenza e di speranza, per riuscire a trasformare il necessario esercizio della memoria in un attivismo consapevole e quotidiano.
A moderare l'incontro, molto partecipato, è stato il  cantante satirico Tony Troja. Ad introdurre i temi della serata un'intervista straordinaria a Felicia Impastato capace di trasmettere con semplici parole la propria sete di giustizia e la voglia di combattere. La stessa che il figlio Peppino metteva per opporsi a quel terribile male che era, ed è ancora oggi, Cosa nostra. Proprio il fratello di Peppino, Giovanni, ha voluto ricordare i passaggi che segnarono la propria vita. Prendendo spunto dal recente libro intervista “Resistere a mafiopoli”, ha raccontato quella che è stata la propria infanzia, vissuta all'interno della famiglia dello zio don Cesare Manzella in cui non si stava affatto male ed anzi si rivelava particolarmente piacevole. Uno “stile di vita” che di fatto si è interrotto il 26 aprile del 1963 quando lo zio venne ucciso. “E' a quel punto che finisce la nostra infanzia – ha raccontato Giovanni Impastato – Un momento cruciale che ci ha segnato profondamente e che ci ha portato dove siamo oggi. Questo per raccontare come si possa uscire dal contesto mafioso pur appartenendo allo stesso”. Quindi Impastato ha ricordato la lunga battaglia del fratello, come si è ribellato al sistema criminale, fino al tragico epilogo in quel 9 maggio 1978. “Oggi come allora noi dobbiamo trovare la forza di lottare, di ribellarci ai soprusi. - ha continuato - E' necessaria una vera battaglia morale perché è la cultura mafiosa che va scardinata, ovvero quella forma mentis che è propria di ogni uomo. Quindi è necessario combattere in nome della democrazia perché oggi gli spazi si stanno sempre più pericolosamente restringendo”.
Un concetto quest'ultimo su cui ha insistito molto anche il direttore di Telejato Pino Maniaci. Dopo aver raccontato velocemente la storia dell'emittente ha ribadito che “quello che si sta vivendo è un momento storico molto particolare e il ruolo che riveste l'informazione è fondamentale”. Quindi Maniaci ha commentato anche gli ultimi episodi che lo hanno riguardato in prima persona, dalle minacce ricevute negli scorsi mesi alle battaglie più recenti. “E' chiaro che si può avere paura quando ad essere minacciati è tutta la propria famiglia. Ma nonostante questo noi andiamo avanti, continuando a fare il nostro dovere di informazione e denunciando il malaffare. Va abbattuta la cultura del clientelismo e l'informazione ha il dovere di essere anche promotrice di legalità. Per questo abbiamo deciso di intraprendere battaglie come quella della distilleria Bertolino, con cui abbiamo 306 querele, o come quella riguardante l'abbattimento a Balestrate della casa confiscata al boss Luigi Mutari”.
La storia dell'immobile confiscato da demolire era iniziata nell'aprile dello scorso anno. A dare la notizie furono i siti internet Paesenotizie. it e Balestratesi. it, assieme a Telejato, che da quel momento condusse una strenua battaglia per un gesto importante nella lotta contro la mafia. A luglio, l'ufficio tecnico del Comune effettuò una perizia dichiarando lo stato di pericolo dell'edificio. Poi, a settembre arrivò il via libera dell'Agenzia dei beni confiscati e fu bandita la gara per la demolizione.
La ditta che aveva vinto l’appalto per demolire la casa però, improvvisamente, nei giorni scorsi si era tirata indietro.
Del caso, dopo l’allarme lanciato dai giovani del Fronte Antimafia, era stato investito il Prefetto di Palermo, Giuseppe Caruso, che si era detto disponibile anche ad inviare l’esercito per abbattere l’immobile. Ma l’invio dei militari non è stato necessario. Infatti, il sindaco del comune, Tonino Palazzolo, ha proceduto allo scorrimento della graduatoria incaricando una seconda ditta classificata. Inoltre, ha messo in mora la precedente impresa che adesso dovrà pagare anche una penale di circa 9 mila euro. L’abbattimento dell’immobile è avvenuto martedì, sotto gli occhi di un gruppo nutrito di cittadini e studenti.
Così, come era accaduto per l'abbattimento delle stalle appartenete alla famiglia Vitale “Fardazza” di Partinico, Telejato ha recitato un ruolo che andava oltre alla semplice informazione.
“Noi abbiamo il dovere di risvegliare le coscienze – ha continuato Pino Maniaci – e qualcosa si sta muovendo anche in un territorio difficile come Partinico tanto che con Enrico Colajanni, dell'associazione Libero Futuro, ci stiamo muovendo verso la costituzione di una nuova associazione antiracket. Dobbiamo trovare la forza di denunciare, tornando ad essere partigiani, per resistere alle prevaricazioni che spesso arrivano anche dal potere politico. Perché la mafia, oggi, la troviamo in Parlamento”.
Politica che è stata messa sotto accusa anche durante il dibattito con gli interventi del pubblico. Nelle parole di un ragazzo, infatti, si è manifestato proprio il malessere dei giovani verso la politica che sempre più spesso si presenta, a prescindere dal colore di partito, come esempio di corruzione ed incoerenza. Segno tangibile dal malessere sociale in cui oggi si sta vivendo.


Pagina facebook dell'evento
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Pagina Facebook Popolo viola Palermo

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Info: tonytroja.it