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News Operazione ''Codice Rosso'': 6 arresti tra Partinico e Carini

Operazione ''Codice Rosso'': 6 arresti tra Partinico e Carini

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ALL'INTERNO INTERVISTA AL PM DEL BENE
di Aaron Pettinari – 17 gennaio 2011

“C'è ancora una fiorente pressione del racket delle estorsioni sul territorio della provincia di Palermo. Il pizzo non è debellato, anzi ha una sua vitalità e capacità di permanenza nel territorio. Ma lo Stato risponde colpo su colpo”.



Sono queste le affermazioni del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia a seguito dell'operazione denominata “Codice Rosso” che ha portato all'arresto di sei persone appartenenti alle famiglie mafiose di Partinico e Carini.
Un'operazione che dimostra, ancora una volta, la presenza di Cosa Nostra in provincia e quanto questa non faccia sconti a nessuno se di mezzo vi sono i propri interessi. Neanche a vecchi amici.
Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti procratori Gaetano Paci e Francesco Del Bene hanno mostrato come nel mirino dei boss fosse finito Andrea Impastato, titolare della Meditour e di Prime iniziative, aziende di calcestruzzi in amministrazione giudiziaria. Impastato arrestato e condannato in passato a 4 anni di carcere, perchè ritenuto fiancheggiatore del boss Bernardo Provenzano, nel dicembre del 2008 era uscito dal carcere.
Fin da gennaio 2009, pensando che potesse rientrare nel giro mafioso, gli inquirenti lo hanno messo sotto controllo. Grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali si è scoperto, invece, come l'uomo fosse destinatario di tentativi di estorsione da parte di Calogero Giovan Battista Passalacqua, capofamiglia di Carini, e Leonardo Vitale, reggente di Partinico, nonché di altri pregiudicati - Failla, Lo Duca e Arcabascio - incaricati di imporre e riscuotere il pizzo ai danni degli imprenditori attivi in quelle aree..
All'imprenditore che faceva presente di non poter assolvere alle richieste perchè le misure di prevenzione gli impedivano di gestire le sue aziende Vito Failla e Andrea e Giacomo Lo Duca, finiti oggi in manette, dicevano: “Ti mettemu i catenazzi (Ti mettiamo i catenacci, ndr)”.
Seguendo questa pista, gli inquirenti hanno scoperto altre intimidazioni a tre imprenditori palermitani e hanno filmato l'unica estorsione consumata (le altre sono solo tentativi di estorsione non andate a buon fine per l'intervento delle forze dell'ordine). In questo caso, l'imprenditore ha consegnato agli estortori duemila euro. Negli altri due casi ai titolari delle imprese di Palermo non sono state fatte richieste di denaro ma venivano imposte le aziende dalle quali rifornirsi di materiale edile.
Quindi nella giornata odierna sono state effettuate anche numerose perquisizioni che hanno portato all'individuazione presso l'abitazione di Andrea Lo Duca di mezzo chilo di marijuana, immediatamente sequestrata così come i 500 dollari rinvenuti presso la casa di Passalacqua, boss ritenuto vicino ai Lo Piccolo.
La zona tra Partinico e Carini negli ultimi mesi era stata interessata da una nuova ondata di intimidazioni ed attentati incendiari contro le imprese, tuttavia sono gli stessi inquirenti a dire che “non ci sono elementi per collegare gli arresti odierni con le vicende e i danneggiamenti in corso a Partinico" poiché riferiti a fatti antecedenti a queste ultime recrudescenze". Tuttavia lo stesso Ingroia ha voluto puntualizzare che “oggi l'impunità del racket è definitivamente incrinata. Lo Stato oggi è all'altezza ed è presente sul territorio e il pizzo è la palla al piede dell'economia pertanto rinnovo il mio appello agli imprednitori affinché denuncino le richieste estorsive”.
In merito è intervenuto anche il senatore del Pd, Giuseppe Lumia: “Non possiamo vincere la guerra contro il racket delle estorsioni senza la ribellione degli operatori economici. Per questo è quanto mai necessaria una legge che costringa le vittime a denunciare. Bisogna spazzare via la coltre di paura e omertà di cui si fa scudo la rete del racket. Ormai per commercianti e imprenditori non ci sono più attenuanti, le istituzioni hanno dimostrato di essere credibili e la società civile ha preso posizione. Gli arresti di oggi a Palermo ne rappresentano l'ennesima riprova”.

Gli arrestati

I sei arrestati, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 17 dicembre scorso, sono Calogero Giovan Battista Passalacqua, detto 'Battistuni', 79enne di Carini, in atto detenuto agli arresti domiciliari; Vito Failla, 44enne di Carini; Giacomo Lo Duca, "Furchetta", 57enne di Carini, incensurato e imprenditore edile; Andrea Lo Duca, 29 anni, di Carini, incensurato; il provvedimento è stato notificato in carcere al boss Leonardo Vitale, 24 anni, di Partinico, rampollo dello storico capomafia; e Alessandro Arcabascio, 37 anni, di Partinico.

FOTOGALLERY Gli arresti


Intervista al Procuratore Francesco Del Bene

Dottor Del Bene, cosa si mette in evidenza con l'operazione “Codice Rosso”?
“Beh, prima di tutto con questa operazione si ha la dimostrazione che c'è una forte pressione sul territorio del racket delle estorsioni, ma si ha anche un'ulteriore prova dell'efficienza delle forze di polizia. Grazie alle attività di indagine si sono potuti individuare alcuni responsabili che certamente sono personaggi di grande spessore di Cosa Nostra”

del-bene-francesco-web.jpgLe intercettazioni sono state ancora una volta fondamentali.
“Le indagini erano iniziate con l'idea di approfondire in merito agli interessi che Cosa Nostra ha in un determinato settore come quello della fornitura del Calcestruzzo. Conosciamo quelli che sono i principali appaltatori in materia e l'Impastato, oltre ad avere un certo passato, è uno di questi. Grazie alle intercettazioni abbiamo quindi scoperto che anch'egli si è trovato ad essere vittima di estorsione”.

Come è possibile che Cosa Nostra chieda il pizzo a persone che in passato sono state a lei vicine?
“Questo è possibilissimo specie quando chi proteggeva certi personaggi ha perso potere o non è più in libertà. E' il caso di Impastato che non avendo più Provenzano come sponsor o protettore ecco che si trova a dover pagare il pizzo come tutti gli altri. Ma tutto nasce dal mutamento dell'organizzazione mafiosa”.

Le intimidazioni recenti che si sono registrate nel partinicese vanno inserite in un contesto di cambio al vertice di Cosa Nostra nell'area?
“Sinceramente mi aspettavo che dopo gli arresti di dicembre passasse più tempo per assistere ad una nuova serie di intimidazioni nel territorio. Chiaro che con gli arresti dei Vitale qualcosa sicuramente cambierà a Partinico. Poi c'è anche da dire che ci sono alcuni casi in cui Cosa Nostra non c'entra”.