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News 'Ndrangheta in Lombardia. Chiesto processo immediato per 174

'Ndrangheta in Lombardia. Chiesto processo immediato per 174

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di AMDuemila - 16 dicembre 2010
“Il silenzio delle vittime prosegue e non abbiamo dietro la porta commercianti, imprenditori, o ambulanti pronti a denunciare usure, danneggiamenti, incendi, strane sparizioni nei cantieri che, pure, sappiamo esistono ancora. Anzi le stiamo monitorando”.




Milano come Reggio Calabria, non solo a parole, ma nei fatti che il giudice Ilda Boccassini ha elencato ieri nel corso della conferenza stampa indetta per annunciare la richiesta di giudizio immediato per 174 soggetti arrestati a luglio nel corso dell'ormai nota “operazione Crimine”. Un appello accorato del procuratore aggiunto che insieme al procuratore Edmondo Bruti Liberati e ai colleghi calabresi Giuseppe Pignatone e Nicola Gratteri ha consegnato alla stampa un quadro impietoso della 'Ndrangheta radicata al nord. Dove “salta un camion, viene rubata una ruspa, una macchina viene incendiata, poi vai a chiedere che cos'è successo, se c'è usura, se c'è racket e gli imprenditori ti dicono di no”. Paura e omertà che in alcuni casi è stata punita con l'arresto dei commercianti che si sono rifiutati di denunciare e che è il sintomo di un fenomeno criminale sempre più esteso in terra lombarda. Tanto che il procuratore Bruti Liberati ha annunciato che “cercheremo un aiuto da Assolombarda”, la principale associazione territoriale di Confindustria. Indispensabile, ha detto, “in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo”, in cui “è molto più facile per la criminalità agganciare chi è in difficoltà”. E per questo “ ci sono idee e progetti per coinvolgere da parte nostra le associazioni di categoria”. Un percorso non privo di ostacoli perché le organizzazioni di categoria, ha spiegato Boccassini, non hanno nel milanese lo stesso atteggiamento al cambiamento culturale innescato in Sicilia, cosa che rischia il manifestarsi di una situazione paradossale: Milano “sorpassata” da aree in cui in passato era più difficile riacquistare fiducia nello Stato.

Risponde indirettamente così la Dda di Milano alle tante polemiche sollevate di recente dal mondo politico che vorrebbe nascondere il radicamento mafioso al nord. E va dritta per la sua strada chiedendo appunto il giudizio immediato per 174 arrestati nell'ambito della maxioperazione coordinata insieme alla Dda di Reggio Calabria, che ha decapitato i vertici della 'Ndrangheta lombarda. Niente udienze preliminari, chiedono i magistrati per nulla intenzionati a perdere altro tempo, operando una scelta inedita in una maxi indagine di criminalità organizzata. Che se verrà accettata dal gip Andrea Ghinetti porterà direttamente in Tribunale tutte le imputazioni, fatta eccezione per l'omicidio di Carmelo Novella.
Reggio Calabria, invece, procederà con una normale richiesta di rinvio a giudizio che arriverà già a gennaio.
Sul lavoro congiunto tra le due procure i magistrati milanesi hanno tenuto ieri a sottolineare che l'operazione che ha portato in carcere a luglio 300 presunti boss è stata resa possibile “solo grazie alla collaborazione molto stretta e fattiva tra i due uffici, allo scambio giornaliero di informazioni, agli spunti di riflessione messi in comune sempre e con trasparenza, al coordinamento delle varie forze di polizia”. Lavoro importante che non mancherà di portare nuovi frutti.
Mentre non è mancata una nota polemica sollevata dalla stessa Boccassini, che ha indirizzato un battuta al Ministro dell Difesa Ignazio La Russa. Dispiaciuta e meravigliata che “nessun pm di Milano sia stato invitato”, lo scorso 10 dicembre, alla cerimonia tenuta nella Villa Reale di Monza, durante la quale la Provincia ha “giustamente” premiato 89 Carabinieri protagonisti di uno dei filoni dell'indagine di luglio. “Abbiamo appreso dai giornali – ha detto il procuratore aggiunto – che hanno partecipato anche il ministro della Difesa e un generale di brigata per il comandante dei carabinieri. Chi ha organizzato questa cerimonia non ha inteso invitare la Procura distrettuale di Milano coordinatrice dell'inchiesta”. Una dimenticanza “che ci è molto dispiaciuta, e non di cui non mi so spiegare le ragioni”.