Archivio Antimafia Duemila

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News La Dda di Catania indaga l'editore Mario Ciancio

La Dda di Catania indaga l'editore Mario Ciancio

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di Silvia Cordella – 30 novembre 2010
“Le notizie sulle inchieste non si commentano perché coperte da segreto istruttorio, ma per evitare che il silenzio possa essere scambiato per reticenza confermiamo l'esistenza di un'inchiesta che è alle battute conclusive”. 
E’ così che la Procura di Catania, in una nota...



...trasmessa questo pomeriggio alle agenzie di stampa, ha convalidato l’esistenza nel capoluogo etneo di un’indagine “alla quale si sarebbe interessata nel 2009 la trasmissione Report” e che vedrebbe indagato, secondo Il Fatto Quotidiano, per concorso esterno in associazione mafiosa l’editore e direttore del quotidiano “La Sicilia” Mario Ciancio Sanfilippo. Sotto i riflettori della magistratura sarebbero finiti i suoi presunti rapporti con i vertici mafiosi catanesi e il suo coinvolgimento nella costruzione di un centro commerciale Auchan che sarebbe dovuto sorgere a Catania. In questo ultimo caso, un punto importante dell’inchiesta si troverebbe in una conversazione del 2001 tra un indagato per mafia e l’intermediario del Gruppo Rinascente interessato a reperire una zona su cui far sorgere il grande ipermercato. Parlando con il suo interlocutore il procacciatore d’affari in Sicilia avrebbe fatto cenno a Ciancio, ex presidente della Fieg nonché membro del Cda dell’Ansa, riferendo di essere stato con lui il giorno prima e che questi gli avrebbe mostrato due terreni uno di 300 mila metri quadrati nei pressi dell’aeroporto mentre l’altro, sempre della stessa dimensione, sarebbe stato adiacente a un autogrill. Per riuscire a concretizzare l’opera commerciale, secondo il quadro investigativo ipotizzato dalla Procura, sarebbe stato proprio Ciancio a garantire “tutte le autorizzazioni possibili e immaginabili, senza pretendere una lira fino all’inizio dei lavori” che, nella prima fase, per la parte del movimento terra sarebbero stati affidati ai fratelli Basilotta, uno dei quali sarebbe condannato in primo grado per mafia. L’approvazione del Centro Commerciale sarebbe poi arrivata nel 2005 grazie a una variante del piano regolatore disposta su uno dei terreni di Ciancio. Un’opera la cui realizzazione sarebbe stata compiuta da un’azienda nella cui compagine societaria comparirebbero i nomi del fratello del senatore Carlo Vizzini e quello del figlio incensurato dell’ex parlamentare di Forza Italia Giovanni Mercadante, condannato anche lui in primo grado per associazione mafiosa a causa dei suoi rapporti con Bernardo Provenzano. Ma la vicenda dell’ipermercato per ora lascerebbe solo trasparire il presunto ruolo svolto da Ciancio quale intermediario per la risoluzione delle varie problematiche legate all’urbanistica a favore del gigantesco affare, mentre delle eventuali sue relazioni con ambienti legati a Cosa Nostra la Procura sembrerebbe fare riferimento a un fascicolo contenente le vecchie  dichiarazioni di Angelo Siino, “l’ex ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra”. Il pentito, interrogato anche lo scorso agosto dai magistrati, avrebbe raccontato che Pippo Ercolano, il nipote di Santapaola, era andato su tutte le furie per un articolo scritto da un cronista del quotidiano di Ciancio il quale lo avrebbe definito “boss mafioso”. Quell’appellativo proprio non era piaciuto al mafioso che avrebbe chiesto in cambio la sua testa. A quel punto Siino sarebbe stato incaricato dai reggenti della famiglia di Catania di calmarlo e di accompagnarlo presso la sede della redazione giornalistica dove però Ercolano avrebbe minacciato tutti i redattori presenti. Siino non avrebbe fatto riferimento a incontri diretti fra Ciancio ed Ercolano ma avrebbe spiegato dell’imbarazzo di Cosa Nostra per quell’atteggiamento eccessivo, recepito dai capimafia come una mancanza di rispetto nei confronti dello stesso Ciancio, il quale sempre secondo il collaboratore sarebbe stato a disposizione dell’organizzazione. Motivo che poi avrebbe causato l’allontanamento momentaneo di Ercolano dalla famiglia, dopo essere stato “posato” dal vertice mafioso. Ma le accuse contro l’editore catanese non finirebbero qua. Ad arricchire il suo fascicolo vi sarebbero anche le recenti dichiarazioni di Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco di Palermo condannato per mafia. Secondo il testimone della trattativa fra mafia e Stato durante la stagione delle stragi del ’92, dietro le modalità che avrebbero portato Mario Ciancio ad entrare nel pacchetto azionario del “Giornale di Sicilia” vi sarebbe stata l’approvazione di suo padre. Un’approvazione che sarebbe giunta solo dopo il via libera di Provenzano.