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News ''Giustizia, siamo peggio del Ruanda''

''Giustizia, siamo peggio del Ruanda''

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Applaudita la relazione del presidente Luca Palamara al congresso dell’Anm
di Maria Loi - 27 novembre 2010
Roma.
Si è aperto ieri sera, al Teatro Capranica, a Roma, alla presenza delle massime cariche dello Stato, il trentesimo congresso nazionale dell’Anm. Il presidente Luca Palamara ha tracciato un quadro desolante della giustizia italiana“siamo al collasso”, “siamo peggio del Ruanda, dello Zambia, del Ghana, della Mongolia, visto che ci vogliono 1.210 giorni per recuperare un credito”.

Un’analisi impietosa nel corso della quale Palamara ha sottolineato “il pesante clima di aggressione nei nostri confronti quando indagini e processi toccano il potere e sono strumentalizzati a fini politici”. Critiche anche al governo, non ci sono: “validi strumenti di politica giudiziaria” e “manca una razionale e organica riforma della giustizia”. Però dice Palamara: “Dobbiamo avere il coraggio di cambiare”. Il correntismo è “una degenerazione e un male da estirpare”. E poi la questione morale: “Il nostro modello è un giudice moderno, responsabile, professionalmente attrezzato, che non frequenta o non partecipa a squallide consorterie e la cui credibilità non possa essere in alcun modo attaccabile”.
Il primo a congratularsi per le parole di Palamara è stato Giorgio Napolitano: “Ho apprezzato in modo particolare l’impegno dell’Anm per l’autoriforma della magistratura e al tempo stesso la disponibilità dichiarata a un confronto costruttivo e  propositivo con le forze politiche sul tema della riforma della  giustizia”. Dal Presidente della Repubblica arriva un riconoscimento  particolarmente gradito, per di più alla vigilia della riforma della giustizia annunciata da Berlusconi per il prossimo martedì: “L’Anm resta ed è più che mai un  interlocutore rappresentativo ed essenziale in una fase assai  delicata, nella quale è indispensabile il recupero della fiducia del  cittadino nel sistema giudiziario anche attraverso un corretto rapporto tra magistratura e politica”. Per i vertici dell'Anm riuniti a congresso si tratterebbe di un provvedimento diretto a minare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Giorgio Napolitano, lasciando i lavori di apertura del trentesimo congresso dell’Associazione magistrati, per a rispondere a chi gli chiedeva cosa ne pensasse delle nuove norme ha detto: «Quale riforma? Non sono aggiornato su quello che farà il governo...”.
Una platea di oltre 2 mila avvocati provenienti da tutta Italia non ha riservato una buona accoglienza invece al Guardasigilli Angelino Alfano, accompagnato in più passaggi, da mormorii della platea.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini invece nel messaggio inviato al presidente dell'Anm Luca Palamara, allargando ancora di più la frattura con il Pdl del premier Berlusconi, ha espresso un “sentimento di gratitudine” a tutta la magistratura “che adempie ogni giorno con servizio e dedizione ai propri doveri”. L'autonomia della magistratura “costituisce un presupposto della sua stessa indipendenza e ne rappresenta il fondamento. Se la magistratura non fosse autonoma, vale a dire non si desse essa stessa, nell'ambito delle leggi che ne disciplinano l'attività, le regole per il funzionamento organizzativo del servizio giustizia, ne discenderebbe un vulnus per la sua stessa indipendenza”.