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News ''La 'Ndrangheta in Lombardia interagisce con imprenditori, pubblici amministratori e tecnici''

''La 'Ndrangheta in Lombardia interagisce con imprenditori, pubblici amministratori e tecnici''

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La Dia consegna il rapporto semestrale 2010 proprio nel pieno della polemica Saviano-Lega
di Aaron Pettinari - 17 novembre 2010
Nel Nord Italia e soprattutto in Lombardia c'è una "costante e progressiva evoluzione" della 'ndrangheta che, "radicata da tempo su quei territori, interagisce con gli ambienti imprenditoriali lombardi".
  

E' questa l'allarmante situazione descritta nell'ultima relazione semestrale della Dia consegnata al Parlamento e riguardante il 2010.
Il documento viene consegnato prorio nel pieno della polemica tra Saviano ed il ministro degli Interni Roberto Maroni (che ha persino annunciato querele), scatenata dalla denuncia del giornalista durante il proprio monologo programma “Vieni via con me”.
Lo scrittore di “Gomorra” ha affermato che "al Nord la 'ndrangheta interloquisce con la Lega" raccontando l'organizzazione delle cosche in Lombardia, basandosi sull'inchiesta “Crimine” che nello scorso luglio ha portato all'arresto di oltre 300 persone.
E che per gli addetti ai lavori è la punta dell’iceberg” del sistema mafioso della ‘ndrangheta in Lombardia.
Nelle 3000 pagine dell’inchiesta, ad esempio, si racconta dei rapporti tra il consigliere regionale Angelo Ciocca, leghista ad oggi comunque non iscritto nell'elenco degli indagati, e l’avvocato Pino Neri, boss di primissimo piano finito in carcere in questo maxi blitz.
Ciocca tuttavia ha sempre sosteuto di aver conosciuto Neri in qualità di semplice avvocato e non come capomafia.
A prascindere da questo esempio però è innegabile che quello mafioso sia tutt'altro che un fenomeno relegatato al di fuori del Nord Italia e Saviano non ha fatto altro che accendere i riflettori su questa terribile piaga.
La relazione della Dia, oggi presentata, è sicuramente a supporto di quanto detto dallo scrittore lunedì scorso.
Ripercorrendo le fasi delle operazioni ‘Parco Sud’ e ‘Cerberus‘ della Guardia di finanza di Milano ed evidenziando il “forte interesse delle cosche verso l’edilizia”. Le indagini hanno consentito di individuare “nuove filiazioni delle ‘ndrine Barbaro-Papalia di Platì, presenti nella zona Sud-Ovest del capoluogo lombardo, evidenziando ulteriormente la capacità militare e di assoggettamento ambientale”.
La "consolidata presenza" in alcune aree lombarde di "sodali di storiche famiglie di 'ndrangheta ha influenzato la vita economica, sociale e politica di quei luoghi", si legge nel documento, che sottolinea inoltre il "coinvolgimento di alcuni personaggi, rappresentati da pubblici amministratori locali e tecnici del settore che, mantenendo fede ad impegni assunti con talune significative componenti, organicamente inserite nelle cosche, hanno agevolato l'assegnazione di appalti ed assestato oblique vicende amministrative".

Per penetrare nel tessuto sociale, "le cosche - che in Lombardia godono di una certa autonomia ma dipendono sempre dalla 'casa madre calabrese' come ha dimostrato l'inchiesta 'Crimine' - si muovono seguendo due filoni: quello del consenso e quello dell'assoggettamento", spiegano gli esperti della Dia. Tattiche che "da un lato trascinano con modalità diverse i sodalizi nelle attività produttive e dall'altro li collegano con ignari settori della pubblica amministrazione, che possano favorirne i disegni economici".
Con questa strategia, e favorita da "una serie di fattori ambientali", si consolida la "mafia imprenditrice calabrese" che con "propri e sfuggenti cartelli d'imprese" si infiltra nel "sistema degli appalti pubblici, nel combinato settore del movimento terra e in alcuni segmenti dell'edilizia privata" come il "multiforme compartimento che provvede alle cosiddette 'opere di urbanizzazione'."
Il risultato è un vero e proprio "condizionamento ambientale" da parte della 'ndrangheta, "a modificare sensibilmente le normali dinamiche degli appalti, proiettando nel sistema legale illeciti proventi e ponendo le basi per ulteriori imprese criminali". In Lombardia ormai la 'ndrangheta si serve di "nuove e sfuggenti tecniche di infiltrazione, che hanno sostituito le capacità di intimidazione con due nuovi fattori condizionanti: il ricorso al massimo ribasso" nelle gare d'appalto e la "decisiva importanza contrattuale attribuita ai fattori temporali molto ristretti per la conclusione delle opere". Insomma, una volta consolidata la propria presenza, la 'ndrangheta ha imparato a usare bene leggi e bandi a proprio vantaggio, arricchendosi sempre di più.
Nelle conclusioni si sottolinea quindi la necessità di un “razionale programma di prevenzione” che consenta di bloccare le possibili infiltrazioni della ‘Ndrangheta “in previsione delle opere previste per l’Expo 2015”, mentre si augura che lo Stato “coinvolga non solo le autorità istituzionalmente deputate alla vigilanza, ma anche tutti i soggetti a vario titolo coinvolti” e “consenta di individuare per tempo eventuali criticità”.
Il cosiddetto “ciclo degli inerti”, la cantieristica e la logistica collegata, la manodopera e le bonifiche ambientali “costituiscono i settori – scrive la Dia – maggiormente esposti al rischio di infiltrazione dell’intero indotto che si muove attorno alle grandi opere, agli appalti pubblici e privati”. Inoltre il “condizionamento ambientale” delle cosche su parte dell’economia lombarda, va inteso come “partecipazione ormai pacificamente accettata di società riconducibili ai cartelli calabresi a determinati segmenti, in espansione, del settore edile, sia pubblico che privato”.