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News Le due anime dello Ior

Le due anime dello Ior

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Le pressioni della Santa Sede sul presidente Ettore Gotti Tedeschi

di Maria Loi - 5 novembre 2010
Roma.
Il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi conferma la linea della trasparenza sollecitata da Bankitalia, ma assicura che qualcuno all’interno della Santa Sede sta cercando di fermare quest’azione. 
    

Già nel 2009 Tedeschi aveva garantito una maggiore trasparenza in seguito ad un’inchiesta della magistratura che aveva concentrato le indagini su alcune operazioni sospette tra la Banca Vaticana e altri istituti di credito tra cui Unicredit, Intesa San Paolo e Banca del Fucino.

Lo scorso 30 settembre il presidente dello Ior è stato interrogato dai magistrati romani Nello Rossi e dal sostituto Stefano Rocco Fava nell’inchiesta che lo vede indagato per violazione delle norme antiriciclaggio insieme al suo direttore Paolo Cipriani. “Qualcuno non è contento che io oggi sia qui in procura (ndr)” ha dichiarato Tedeschi. Ma l’aver deciso di rispondere alle domande dei magistrati è “una dimostrazione di volontà per quello che sto facendo” ha continuato l’economista.
Ai magistrati, Tedeschi ha spiegato che sin dalla sua nomina la “linea della trasparenza” è sempre stata una delle sue priorità, però “data la mia relativa non esperienza degli affari della Santa Sede ho dovuto appoggiarmi necessariamente alle capacità professionali del dott. Cipriani”.

In 91 pagine del verbale di interrogatorio il banchiere del Papa ha delineato uno scenario nuovo: “Il problema delle finanze vaticane sta creando un certo dissapore anche all’interno. Io non sono sicuro di essere apprezzato da tutti per quello che sto facendo”.
Nella sua tesi difensiva Gotti Tedeschi non ha mancato di chiamare in causa il suo predecessore, Angelo Caloia, fino al 23 settembre 2009 presidente dello Ior (era stato nominato a ricoprire l’incarico da Giovanni Paolo II nel 1989), sottolineando che se la Banca dello Ior non è stata riformata ancora, le cause sono da ricercare anche nella precedente gestione. Ma l’ex presidente dello Ior, non ci sta e ha fatto sapere ai vertici della Curia di non essere più disposto a tollerare esternazioni pubbliche di questo tipo dal suo successore che gli attribuisce una responsabilità di non poco conto.
Nel frattempo, la notizia di una nuova indagine giudiziaria (questa è la terza nel giro di qualche settimana) avviata dalla magistratura ha chiamato in causa ancora una volta lo Ior. A finire nelle maglie della giustizia questa volta è un monsignore di origini meridionali che avrebbe movimentato somme considerevoli di denaro sul suo conto acceso presso lo Ior, attraverso altre banche. La notizia è trapelata lo stesso giorno in cui in Vaticano si teneva un summit a porte chiuse sulle nuove regole bancarie tra il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi  e i titolari dei conti aperti presso lo Ior. E’ trapelato  che i correntisti siano poco disposti a vedere violata la tradizionale privacy sui loro conti, come ha chiesto la Banca d’Italia al Vaticano,  rendendo in questo modo sempre più difficile quel percorso di legalità e trasparenza su cui sta lavorando Tedeschi.
Non si può più tollerare che la Chiesa non adempia ai criteri di trasparenza, è stata l’opinione di Gotti Tedeschi, perché oggi “l’Istituto che fa capo alla Santa Sede non può più permettersi di fare o nascondere dei fatti che possono mettere in discussione la credibilità” del Vaticano.
Ma la linea della trasparenza del presidente dello Ior ha trovato già le prime resistenza proprio all’interno della Santa Sede.