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News Processo Mori-Obinu: sul ''papello'' saranno sentiti i carabinieri

Processo Mori-Obinu: sul ''papello'' saranno sentiti i carabinieri

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Il Tribunale si riserva su nuova citazione di Massimo Ciancimino
di AMDuemila - 2 novembre 2010
I sottufficiali dei carabinieri Saverio Masi e Samuele Lecca saranno ascoltati come testi al processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss mafioso Bernardo Provenzano nel 1995. I giudici della quarta sezione del Tribunale di Palermo, dopo oltre due ore di camera di consiglio, hanno accolto la richiesta avanzata oggi dai pm Antonino Di Matteo e Antonio Ingroia.

I due carabinieri dovranno confermare in aula quanto già detto ai magistrati nel luglio scorso, ovvero che durante la perquisizione nell'abitazione di Massimo Ciancimino avvenuta il 17 febbraio 2005 avrebbero appreso dal loro superiore, il capitano Antonello Angeli, che il 'papellò con le richieste del boss Riina allo Stato era in casa ma che è stato solo fotocopiato “su richiesta di Angeli” e poi “rimesso al suo posto”.
Angeli, interrogato sull'argomento la scorsa estate, si è avvalso della facoltà di non rispoendere. Secondo quanto riferito già ai magistrati della Dda il capitano Angeli avrebbe avuto ordini dal suo superiore il colonnello Giammarco Sottili, di non prendere il 'papello' e di lasciarlo in casa Ciancimino. I giudici, presieduti da Mario Fontana, hanno poi accolto la richiesta di sentire in aula la testimonianza del giornalista de L'Unità, Saverio Lodato che aveva incontrato i due carabinieri che gli avevano parlato della perquisizione. Quindi sono state accettate quasi per intero anche le richieste della difese del generale Mori. Verranno quindi ascoltati nel proseguo del processo processo il colonnello Giuseppe De Donno, “sui contatti avuti con Vito e Massimo Ciancimino” nel '92, ma anche il tenente dei carabinieri Carmelo Canale e i generali dei carabinieri Francesco Delfino e Giuseppe Tavormina. Questi ultimi, interrogati dai pm nei mesi scorsi, hanno smentito le dichiarazioni rese in aula dall'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli. Infine, è stata ammessa anche la deposizione del 'Capitano Ultimo', il colonnello Sergio De Caprio, sui presunti “dissidi con il generale Mori” inerenti le attività di indagine sulla cattura del boss Bernardo Provenzano. Non sono state ammesse le citazioni di due giudici: l'ex pm di Palermo Alfonso Sabella, anche lui ascoltato dai magistrati della Dda sempre sulle indagini per la cattura di Provenzano, e Stefano Manduzio, sui suoi incontri con Paolo Borsellino.
I giudici, invece, si sono riservati su un'ulteriore citazione di Massimo Ciancimino. Proprio per questo motivo, sempre riguardo il figlio di Don Vito, i giudici hanno respinto la richiesta avanzata oggi dal pm Antonino Di Matteo di accogliere la trascrizione integrale del verbale di interrogatorio reso da questi il 1° dicembre 2009 davanti ai magistrati di Caltanissetta.
All'inizio dell'udienza, il pm Antonino Di Matteo, durante le richieste preliminari ha ricordato l'ultima udienza nel corso della quale sono stati sentiti il capo della polizia scientifica e i periti sui manoscritti consegnati da Massimo Ciancimino. In quell'occasione i periti avevano parlato di un “collage di più documenti” su un unico documento. “Dopo quella deposizione -ha spiegato il pm Di Matteo- su nostra sollecitazione la procura di Caltanissetta ci ha inviato l'interrogatorio integrale reso da Massimo Ciancimino il 1 dicembre 2009”. “Dalla trascrizione -dice ancora il magistrato- si evince chiaramente che fu lo stesso Massimo Ciancimino a precisare la natura e i connotati del documento definendolo lui stesso un 'collage' di un documento scritto dal padre e di un altro documento”. Ma al termine della camera di consiglio i giudici della quarta sezione del Tribunale hanno deciso di non inserire nel processo il documento definito dallo stesso Ciancimino junior un 'collage'.
Riguardo al "papello", durante il dibattimento i procuratore aggiunto Ingroia ed il pm Di Matteo hanno annunciato di aver avviato nuove indagini e nuovi accertamenti per individuarne l'autore. “La polizia scientifica – hanno spiegato - sta ultimando gli accertamenti”. Nei giorni scorsi sono state fornite dalla Procura alla polizia scientifica ulteriori scritti di comparazione “al fine di individuare l'autore del 'papello'”.
Infine è stata acquisita la produzione documentale chiesta dalla difesa, tra cui due sentenze di processi di mafia, quindi il processo è stato rinviato al 21 dicembre.