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News Ior: i magistrati vogliono vederci chiaro

Ior: i magistrati vogliono vederci chiaro

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Restano sotto sequestro i 23 milioni di euro e si allarga l'indagine.
di Anna Petrozzi - 21 ottobre 2010

Persiste lo stupore della Santa Sede. Nonostante i vertici dello Ior e gli organi di stampa vaticani avessero cercato di gettare acqua sul fuoco e ridimensionare il sequestro da 23 milioni avvenuto nelle scorse settimane, spiegandolo come uno spiacevole equivoco, il Tribunale del Riesame ha deciso di non sbloccare l’importante somma.


Evidentemente i magistrati non hanno creduto alle spiegazioni avanzate dal presidente della banca Ettore Gotti Tedeschi e dal direttore Paolo Cipriani, indagati per violazione delle norme antiriciclaggio, i quali, secondo quanto hanno dichiarato i porta voce della Santa Sede, avrebbero spiegato che le transazioni di 20 milioni di euro diretti alla JP Morgan di Francoforte e di 3 alla Banca del Fucino di Roma, prive delle necessarie specifiche previste dalla legge per procedere all’identificazione dei reali beneficiari del denaro, erano normali operazioni di giroconto.
La ragione è da ricercarsi in tutta probabilità anche nell’intensa attività istruttoria che stanno svolgendo i procuratori Nello Rossi e Stefano Rocco Fava in merito ad altre operazioni di ingente importo che coinvolgono lo Ior. Nei documenti depositati davanti al Tribunale per motivare il sequestro i pm, per sostenere il sospetto di riciclaggio, hanno portato alcuni esempi.
Nel novembre del 2009 da un conto dello Ior acceso presso Banca Intesa San Paolo, sono stati prelevati, su disposizione dei vertici della Banca Vaticana, 600 mila euro in contanti per un’operazione di cui non vengono comunicate ne origine ne destinazione.
Sempre nel 2009 vengono bonificate da una banca di San Marino, 300 mila euro su un conto Unicredit intestato ad un monsignore, ma in questo caso il beneficiario,  che non è il prelato ma tale Maria Rossi, si è rivelato essere un soggetto inesistente con un nome di fantasia.
E non è tutto. Nello scandagliare le movimentazioni dello Ior che nel solo 2009, su un unico conto raggiungono la stratosferica cifra di 140 milioni di euro, gli inquirenti hanno incrociato i dati, i nomi e soprattutto i conti di alcuni dei protagonisti della “cricca” di Balducci, Anemone, ma soprattutto di colui che è stato ribattezzato la sua “tasca”, don Evaldo Basini detto anche don Bancomat. Una tasca nella quale, a quanto sembra, sarebbero transitati denari protetti dalle agevolazioni garantite dalle mura leonine. Che però cominciano a mostrare qualche crepa.