Archivio Antimafia Duemila

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News Inchiesta mafia e appalti. Di Vincenzo, mazzette a Maira e Cardinale

Inchiesta mafia e appalti. Di Vincenzo, mazzette a Maira e Cardinale

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di Maria Loi - 18 ottobre 2010
Caltanissetta.
"Maira, 785 milioni", "Cardinale + 50". Così il noto imprenditore edile Pietro Di Vincenzo ex presidente di Confindustria nissena ed ex presidente regionale dell’Ance (l’associazione dei costruttori edili) appuntava il nome dei politici ai quali avrebbe versato denaro in cambio di appalti pubblici.



Nomi e cifre erano ben annotate in un libro mastro che è stato sequestrato a casa del Di Vincenzo lo scorso giugno in occasione del suo ultimo arresto per riciclaggio, estorsione e fittizia intestazione di beni. Ora quelle carte sono state depositate al processo d’appello a suo carico in cui si discute la confisca dei beni per 270 milioni di euro alla società “Di Vincenzo spa”. Nel lungo elenco di pagamenti che sarebbero stati fatti ai politici spuntano già i primi indagati. In cima alla lista l’ex ministro Salvatore Cardinale e il deputato dell’Udc Rudy Maira, entrambi raggiunti da un avviso di garanzia.
Al centro dell’inchiesta  l’aggiudicazione dei lavori relativi alla sistemazione della rete fognaria di Caltanissetta, una commessa che faceva gola a molte società, e quelli relativi alla costruzione di strade, acquedotti ed edifici di edilizia pubblica e privata.
A Cardinale la Procura contesta l’ipotesi di reato di associazione per delinquere semplice finalizzata alla gestione degli appalti pubblici. A Maira invece, i pm Amedeo Bertone e Domenico Gozzo, titolari del fascicolo insieme al procuratore Sergio Lari, intendono chiedere conto proprio dell’appalto per la rete fognaria di Caltanissetta, aggiudicato a Di Vincenzo quando il deputato era sindaco della città.
Il capo della procura nissena ha spiegato: “Cardinale e Maira nel processo di primo grado a Di Vincenzo sono stati testimoni a sua discolpa, ora il ritrovamento di questi documenti che parlano di dazioni di denaro ci obbliga a scoprire i loro reali rapporti nel processo d’appello che è in corso”.
 Già coinvolto in passato in inchieste su mafia e appalti, Di Vincenzo, nel giugno 1993, era stato arrestato nell’ambito di un filone d’indagine del pool “Mani Pulite” della Procura di Milano. Era stato lo stesso pm Antonio Di Pietro ad interrogarlo, contestandogli di aver ricevuto una tangente dalla Cgefar - Impresit per l’appalto dei lavori di ampliamento e ristrutturazione dell’ospedale di Vittoria (in provincia di Ragusa). Di Vincenzo aveva collaborato ed era stato successivamente prosciolto, mentre il processo per la cosiddetta tangentopoli siciliana, nel quale aveva ammesso di aver versato contributi ad esponenti politici, si è concluso nel novembre del 2001 con la sua assoluzione. Anche il suo coinvolgimento nell’operazione antimafia “Leopardo” scaturita dalle dichiarazioni di Leonardo Messina, il pentito di San Cataldo (Caltanissetta), insieme a quelle dell’ex  ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra Angelo Siino, si erano concluse con un nulla di fatto.
Nel 2002 poi la Procura di Roma ha chiesto il suo rinvio a giudizio con l’accusa di associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione Cobra. E’ stato condannato dal gup di Roma con rito abbreviato a un anno e otto mesi di reclusione per presunti collegamenti con la cosca della famiglia Rinzivillo di Gela che operava nella capitale negli appalti pubblici e nei cantieri edili ma poi è stato assolto in appello.
Dopo l’arresto dello scorso giugno, adesso spuntano nuove pesanti accuse per tangenti ai politici suoi referenti per aggiudicarsi gli appalti più importanti della zona. Si aggrava così la sua posizione.