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News Nessuna manipolazione nel papello

Nessuna manipolazione nel papello

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I consulenti dell'Accusa parlano al processo Mori
di Silvia Cordella - 12 ottobre 2010
Il capo del Gabinetto di polizia scientifica di Roma Piero Angeloni e gli esperti del suo ufficio sono stati chiamati a deporre davanti alla quarta sezione del Tribunale di Palermo nel processo a carico dell’ex comandante del Ros Mario Mori e del colonello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento alla mafia per la mancata cattura di Provenzano.

L’udienza di oggi era destinata a chiarire l’autenticità dei documenti dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino consegnati da Massimo Ciacimino ai magistrati di Palermo a suffragio delle sue dichiarazioni sulla “trattativa” fra Stato e mafia avvenuta nel periodo delle stragi del ’92.
Angeloni ha spiegato che per analizzare i documenti originali prodotti da Ciancimino si è proceduto con l’esame del Carbonio 14, il quale ha potuto accertare che si tratta “con certezza” di appunti vergati da don Vito Ciancimino, con carta risalente allo stesso periodo a cui Massimo Ciancimino colloca la produzione dei documenti.    
Non è invece stato possibile identificare l’autore del famoso “papello” di Riina. I periti della scientifica, Maria Caria e Marco Pagano, anche loro chiamati a testimoniare dalla Pubblica Accusa, hanno però confermato che il foglio, scritto in stampatello, è attribuibile ad un’unica mano. Gli stessi ispettori, che hanno esaminato 55 documenti fra manoscritti e pizzini, hanno spiegato che “su 27 elementi di comparazione forniti solo 8 erano utili, perché gli altri erano semplici firme o scritte in corsivo, mentre il papello è vergato in stampatello”. Quindi l’esame ha escluso con certezza l’attribuzione del documento solo a 8 dei soggetti analizzati. Per gli altri, gli elementi di comparazione non sono sufficienti. Tra i campioni a confronto c’erano gli scritti di Totò Riina, Pietro Aglieri e Antonino Cinà. Attribuibile invece a don Vito con assoluta certezza vi è il cosiddetto “contropapello”, relativo alle richieste che l’ex sindaco aveva scritto per mitigare quelle di Riina allo Stato e anche la lettera che, sempre Vito Ciancimino, aveva stilato per chiedere all’on. Berlusconi di “mettere a disposizione una sua rete televisiva”.
Un’analisi quella dei periti della scientifica che quindi smentirebbe la tesi avanzata dall’ex comandante Mario Mori che alla scorsa udienza aveva cercato di dimostrare la “manipolazione” del documento fornito da Massimo Ciancimino ai magistrati della Procura palermitana.
Sul banco dei testi è salito anche Filippo Rinaldi, l’esperto della scientifica che ha analizzato i messaggi dattiloscritti attribuiti a Provenzano. Secondo il perito sarebbero stati battuti tutti dalla stessa macchina da scrivere che però non corrisponde finora a nessuna delle macchine recuperate dagli inquirenti che il capomafia avrebbe usato nel tempo. Niente di strano, visto che il superlatitante era solito cambiarle spesso. In un breve periodo di tempo aveva usato 7 macchine per scrivere 11 bigliettini.
Il presidente Fontana ha quindi chiesto a Rinaldi se fosse plausibile, come afferma Massimo Ciancimino, che i pizzini siano stati scritti fra il 1992 ed il 2002. Una domanda a cui il tecnico non ha potuto fornire risposta in quanto non si conosce l’uso (e quindi il tipo di usura) che è stato fatto della macchina da scrivere. “I pizzini - ha spiegato Rinadli - hanno tutti le stesse anomalie grafiche. Quindi se la macchina fosse stata sottoposta a un uso intensivo per 10 anni i bigliettini non presenterebbero le stesse caratteristiche”. 
L’unico documento alterato è un foglio che Massimo Ciancimino ha fotocopiato dall’originale attribuito al padre, il quale aveva annotato una serie di argomenti relativi agli investimenti su Milano 2. In quella copia il figlio dell’ex sindaco aveva scritto un promemoria che poteva servirgli come scaletta di argomenti da affrontare negli interrogatori con i magistrati e poi nella stesura del suo libro. Niente “manipolazione” dunque ma solo un semplice collage relativo a documenti che il testimone peraltro aveva già consegnato in originale ai pm di Palermo.