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News Verita' negate: quell'ombra oscura sull'omicidio Agostino

Verita' negate: quell'ombra oscura sull'omicidio Agostino

di Aaron Pettinari - 5 agosto 2010
Roma.
Era il 5 agosto 1989 quando Nino Agostino, investigatore del commissariato della Zisa, venne ucciso insieme alla moglie Ida Castellucci, incinta, a Villagrazia di Carini. Una storia tra le più drammatiche ed oscure d'Italia sui cui ancora oggi, ventuno anni dopo, non è stata fatta giustizia. Sul fascicolo relativo alle indagini sul suo assassinio è stato apposto nel 2005 "il sigillo della vergogna" ovvero il Segreto di Stato. Il pentito, Oreste Pagano, riferendosi a questo omicidio ha raccontato: “Ero al matrimonio di Nicola Rizzuto, in Canada.
C’era un rappresentante dei clan palermitani, Gaetano Scotto. Alfonso Caruana mi disse che aveva ucciso un poliziotto perché aveva scoperto i collegamenti fra le cosche ed alcuni componenti della questura. Anche la moglie sapeva, per questo morì”.
Di recente, è stata riaperta l'indagine e nel registro degli indagati è stato iscritto Guido Paolilli, poliziotto in pensione, indagato per favoreggiamento aggravato e continuato a Cosa Nostra. Il collega e amico di Nino Agostino, che svolse le indagini immediatamente dopo la sua morte, fornì una pista che conduceva ad un "delitto passionale".
L' iscrizione nel registro degli indagati è scattata in seguito ad una conversazione intercettata a marzo nella sua casa di Montesilvano a Pescara. Paolilli ed ill figlio stavano ascoltando, su Rai Uno, Vincenzo Agostino, padre dell' agente, che in quel frangente citava le parole scritte su un biglietto trovato nel portafogli di Nino: "Se mi succede qualcosa andate a cercare nell’armadio di casa”. Il figlio di Paolilli, chiedendo al padre quale fosse il contenuto dell'armadio, si sentì rispondere: "Una freca di carte che ho distrutto". Sull'ex poliziotto anche Vincenzo Agostino ha rivelato elementi interessanti: "Un giorno Guido Paolilli, che era amico di mio figlio, insistette per venire con noi al cimitero. Incalzato dalle nostre domande sulle indagini, disse che la scoperta della verità non avrebbe fatto piacere. Disse pure che avrebbe fatto il possibile per mostrarci sei fogli". L'ex poliziotto ha dichiarato che i sei fogli vennero sequestrati durante la terza perquisizione nell'appartamento di Nino Agostino nonostante agli atti della Squadra Mobile risultino solo due perquisizioni. Paolilli era persona di fiducia di Bruno Contrada ed ha testimoniato a sua difesa nel processo a suo carico. Si riferiva proprio a Paolilli l’agente Agostino quando disse ad un collega: "Sto collaborando con un amico per la cattura di latitanti”?
I servizi segreti italiani hanno sempre negato che l'agente Agostino abbia svolto servizio presso il SISMI ma la recente riapertura delle indagini sarebbe giustificata dal ritrovamento di nuovi documenti nell'archivio della Squadra Mobile che attesterebbero l’attività di antimafia del poliziotto tra le fila dei servizi segreti.
Un'ipotesi investigativa più recente è quella che avrebbe portato all'unificazione dei casi delle scomparse di Nino Agostino ed Emanuele Piazza (ucciso il 16 marzo 1990).
Secondo quanto è stato possibile apprendere il gip titolare dell’inchiesta sarebbe in possesso di due memoriali consegnati dai familiari dell’Agostino e del Piazza che avrebbero indotto il magistrato a riaprire i due casi, unificandoli. Nei memoriali di cui sopra, acquisiti dal gip, pare che siano contenute affermazioni di una certa gravità in merito al noto episodio del rinvenimento di un ordigno esplosivo nell’estate del 1989 presso la villa all’Addaura del dottor Falcone".
Le morti di Agostino e Piazza potrebbero inserirsi nel quadro investigativo del fallito attentato all'Addaura le cui indagini sono state riaperte dopo le rivleazioni del pentito Angelo Fontana per cui Agostino e Piazza sarebbero stati su un canotto antistante all’Addaura e avrebbero di fatto, con la loro presenza, impedito che l’attentato, fissato per il 20 di giugno, andasse in porto. Se fosse vera tale ricostruzione, assumerebbero nuovo valore le parole che Falcone avrebbe pronunciato, presentandosi a sorpresa ai funerali di Nino Agostino e della moglie: “Questo ragazzo mi ha salvato la vita”. Di recente è stato ordinato dai giudici di Caltanissetta l'incidente probatorio per compiere accertamenti sul Dna di un uomo, isolato dalla polizia scientifica, relativo a uno dei personaggi che partecipò al fallito attentato e confrontarlo con quello di cinque indagati e di due agenti di polizia assassinati.
Con la speranza che finalmente, dopo ventuno anni di mancata verità, si possano raggiungere giustizia e verità.

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