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News ''Mafia sulle regionali'' e' la denuncia del finiano Granata

''Mafia sulle regionali'' e' la denuncia del finiano Granata

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di Aaron Pettinari - 3 agosto 2010
Roma.
E' stato "violato il codice etico Antimafia" perche' "alcuni partiti e alcuni candidati alla Presidenza delle Regioni non hanno vigilato come era richiesto e doveroso". A denunciarlo è il vicepresidente della commissione Antimafia Fabio Granata. "Nonostante la condivisione teorica al codice etico promosso dalla commissione Antimafia, sia tra le candidature che tra gli eletti -continua Granata- ci sono infiltrazioni e zone d'ombra.
   

Nonostante la carente collaborazione delle Prefetture stiamo ricomponendo il quadro e riferiremo alle Camere. La politica rompa ogni ambiguita' nella lotta alla mafia". Del resto anche in recenti inchieste sono emerse collusioni tra mafie e livelli di vertice della politica, sia nelle regioni meridionali che in Lombardia ed in Liguria. Frasi, quelle di Granata, che vengono pronunciate lo stesso giorno in cui in Senato viene dibattuto il disegno di legge sul piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia, già approvato dalla Camera dei deputati. Ed in serata è intervenuto anche il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia: "Condivido pienamente le dichiarazioni dell'onorevole Granata. Anzi credo che si sia fatto un passo avanti importante da parte della politica, un passo coraggioso atteso da anni. La presa di posizione di Granata è ancora più importante visto che viene da un politico con un ruolo istituzionale e di rilievo nella maggioranza di governo». «Fino ad oggi - ha spiegato - la posizione prevalente, tra i politici, è stata mettersi al traino della 'responsabilità penalè e sostenere che fino a quando non ci sia una sentenza definitiva la politica non debba intervenire. E invece non occorrono sentenze definitive perchè la politica prenda posizione. la responsabilità politica prescinde, è autonoma da quella penale. Rendersi conto di ciò consentirebbe di evitare di sovraccaricare il processo di una funzione che non ha».
Nel frattempo il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso risponde di non essere "sorpreso" dalla denuncia del deputato del neogruppo finiano “Futuro e libertà”. Grasso, sentito dall'Agi, comunque sottolinea che questi "sono problemi politici e che quindi giustamente se ne occupa la politica". "Gia' nel 1991 - ricorda l'alto magistrato - un fatto del genere era stato accertato dall'allora Commissione Antimafia presieduta da Gerardo Chiaromonte. Io all'epoca ero consulente della commissione e il fenomeno delle infiltrazioni mafiose si registro' in varie zone, soprattutto del sud". Quindi il procuratore torna sulle sue stesse affermazioni, rilasciate a Cortina d'Ampezzo durante un convegno, in merito al rischio che la mafia, come negli anni '92-'93, possa approfittare delle tensioni politiche per dar vita a una nuova stagione terroristica-mafiosa. Ieri dichiarava: “Nei momenti di tensioni politiche ci sono sempre rischi di attentati. Non dimentichiamo che nel ‘92 gli attentati sono avvenuti a ridosso di tangentopoli. Può esserci qualcuno che vuole approfittare del momento politico per dare uno scossone. Ho sempre interpretato queste cose come una voglia di conservare più che destabilizzare il sistema”. Oggi il Procuratore Nazionale Antimafia precisa: “La mia e' stata soltanto una valutazione rispetto al passato. Allo stato, pero', non ci sono elementi in tal senso. Anzi, secondo le dichiarazioni di alcuni collaboratori, il super latitante Matteo Messina Denaro sarebbe contrario alla ripresa di questa strategia. E' chiaro, pero', che a queste dichiarazioni servono riscontri. Quindi, lo ripeto, la mia e' un'analisi che si basa sulla storia del passato e speriamo che nel futuro non accada". Infine sul ruolo che Messina Denaro avrebbe sulla mafia, Piero Grasso ribadisce: "ha una grande autorevolezza, sicuramente viene consultato, ma da qui ad affermare che sia diventato il capo dei capi....".