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News La ''Crimine'': nel nome di una ''nuova'' 'Ndrangheta

La ''Crimine'': nel nome di una ''nuova'' 'Ndrangheta

di Aaron Pettinari - 14 luglio 2010 - FOTOGALLERY ALL'INTERNO!
Reggio Calabria.
Parte da lontano l'inchiesta che nella giornata di ieri ha portato all'esecuzione di oltre trecento ordinanze di custodia cautelare in tutta Italia, da Milano a Reggio. A dare l'impulso è stata la morte di Carmelo Novella, avvenuta due anni fa in un bar di San Vittore Olona, capomafia in Lombardia.

Quel che inizialmente sembrava essere un decesso per “questioni di appalti mancati” si è rivelata poi essere una morte decretata per dare l'esempio a tutte le famiglie. Novella voleva recidere il legame che da sempre teneva unite le cosche lombarde con quelle calabresi. Ma i capi della “punta dello stivale” non erano daccordo e così hanno preferito intervenire in prima persona, reprimendo nel sangue il tentativo di separazione.
Dipendono tutti da Reggio, anche le famiglie che si trovano dislocate all'estero, dalla Germania al Canada.
Il capo calabrese della Società di Singen che è uno dei «locali» che hanno colonizzato la Germania commenta così il progetto di Novella: «Adesso se lo vuole fare lo fa, però ci devono essere pure quelli del Crimine presenti, gli ho detto io.. perché lui dipende di là, come dipendiamo tutti, senza ordini di quelli di li sotto non possono fare niente nessuno».
Dopo una fase transitoria di commissariamento, la “Lombardia” è tornata a dipendere fisiologicamente dall’ organizzazione madre. Nelle carte vi è una storica citazione di uno della Piana della Gioia Tauro che va al Nord da un imprenditore e gli dice: «Noi siamo il passato, il presente, il futuro...» e gli inquirenti sarebbero riusciti a dimostrare quello che risulterebbe essere una nuova organizzazione interna della mafia calabrese, più simile nelle suddivisioni a quella siciliana.
Di sospetti in merito ve ne erano da tempo ma con questa inchiesta, basata soprattutto sui mezzi di intercettazione, sarebbero state trovate prove documentali che svelerebbero la “nuova” struttura verticistica della 'Ndrangheta.

Il Capo Crimine
Secondo gli inquirenti al vertice de “La Crimine” vi era Domenico Oppedisano, ottantenne di Rosarno. Questi avrebbe ricevuto l'investitura il 19 agosto 2009 nel corso di un matrimonio tra due figli di boss: Elisa Pelle e Giuseppe Barbaro.
Proprio in un’occasione nuziale, secondo quanto accertato dagli investigatori, vennero decise tutte le cariche di vertice della mafia calabrese: capocrimine appunto Oppedisano, capo società, cioé il numero due, il già arrestato Antonino Latella, mentre il ruolo di mastro generale fu affidato a Bruno Gioffré.
Ruoli che vennero poi confermati a Polsi il 2 settembre, proprio durante le celebrazioni per la festa della Madonna, dove i Carabinieri avrebbero filmato l'istante in cui i capimafia lo riconoscerebbero come capo.
A Oppedisano spettava «decidere, pianificare, individuare le azioni e le strategie, impartire le direttive agli affiliati, prendere le decisioni più importanti, comminare sanzioni (che possono pure essere di morte) a chi sgarra e non rispetta le "regole", risolvere i contrasti interni ed esterni». Insomma tenere in mano l'intera situazione ma a termine, poiché la Crimine era una struttura che veniva periodicamente rinnovata.
Il capo del "Crimine" ha pure il compito di far rispettare gli accordi. In un colloquio captato in un agrumeto Bruno Nesci di San Pietro di Caridà che risulta nell'elenco dei fermati, sottolinea: «Ci vuole un responsabile che deve tenere praticamente... ogni cosa che si fa... si fa con l'accordo di tutti quanti... quando si fa una proposta si ascolta gli altri per vedere come la pensano, in maggioranza tutto passa».

Gli affari de “La Lombardia”

Il provvedimento di fermo della Procura di Reggio fa riferimento alla storia della ‘ndrangheta. Ricorda le riunioni al Santuario della Madonna di Polsi, dove, ieri come oggi, i capimafia prendevano le decisioni più importanti. E oggi, nella nuova struttura più unitaria si ha la prova dell’esistenza di «molteplici proiezioni oltre il territorio calabrese, di cui la più importante è la Lombardia, secondo il modello della colonizzazione». Proprio in terra lombarda sono stati arrestati ben 160 affiliati, ma i boss, nelle conversazioni intercettate dicono «che hanno circa 500 unità».
L’incredibile film che apre questa indagine documenta una riunione di una trentina di capi delle ’ndrine e delle Locali avvenuta il 31 ottobre del 2009, a Paderno Dugnano, periferia di Milano ai confini con la Brianza Felix, all’interno di un circolo intitolato a Falcone e Borsellino. E' in quel luogo che i capibastone della più potente organizzazione criminale del mondo, brindando a Carmelo Novella, il vecchio boss da loro stessi ucciso, e incoronano il nuovo «mastrogenerale» della ’ndrangheta di «Lombardia», Pasquale Zappia, incaricato di tenere saldi i rapporti e i collegamenti con i parenti dell’Aspromonte e di Reggio.
A tenere la relazione introduttiva dell'incontro vi è il “commissario” eletto fino a quel momento, Pino Neri, l’avvocato che scrisse anche al presidente Napolitano. «Quello di Neri - annota la Dda di Milano - è un discorso da “politico consumato”: da un lato sottolinea il rispetto che la “casa madre” porta alla Lombardia (i locali devono essere riconosciuti in Lombardia per trovare riconoscimento anche in Calabria), ma le regole vanno rispettate e, per conferire nuove doti, è necessario attendere il nullaosta di giù».
Ecco alcuni brani tratti dal discorso di Neri: “Intanto io vi saluto a tutti e vi dico che sono contento che ci siamo trovati qua stasera... perché se siamo qui è perché tutti evidentemente ci teniamo allo stesso scopo, siamo venuti qua per lo stesso scopo, e quindi è già un punto di partenza, siamo tutti al corrente di quello che si deve parlare stasera e io vi accenno perché parlo io. Comunque, noi siamo stati giù e ci siamo trovati in occasione che facevano le cariche della Calabria, e in quell’occasione tutti gli uomini della Calabria iniziarono il discorso, che non è relativo solo alla Lombardia, questo è un chiarimento che voglio fare, ma un discorso che riguarda in generale... Calabria, Lombardia e tutte le parti che hanno stabilito “patti e prescrizioni” che valgono non solo per la Lombardia ma pure per tutti. Eravamo una trentina di cristiani quel giorno là... e venne a dire che certe cose non vanno né in Calabria e né in Lombardia... e che è arrivato il momento di mettere un freno....”.
“Noi dobbiamo pensare a cogghimi (raccogliere, ndr) e non a dividere – continua Neri - E quindi abbiamo riunito questi degni responsabili per dire che tutti siamo uguali, non uno ne ha di più, non uno ne ha in meno. Tutti abbiamo pari responsabilità, perché noi questo vogliamo: questo vogliono gli uomini, questo vuole la logica e le regole”.
Tutte le cariche nella “Lombardia” sono sospese, l’avvocato annuncia che lavorerà per un anno poi si vedrà: “La regola per fare tutto è che si deve passare parere (attendere il nullaosta di giù, ndr)”. Quindi ci vuole una figura, un “Mastro generale” per la Lombardia che riferisca alle cosche della Calabria. “Per quanto mi riguarda io darei il voto a Pasquale Zappia. Un uomo responsabile, e siamo tutti, uniti e responsabili nei confronti della Madre”.

Non solo Expo
Al Nord come al Sud, non mancano le sponde con la politica ed i rapporti con le amministrazioni locali dei comuni dell'hinterland milanese sono molteplici. Piani regolatori, appalti e poi, immancabile, l’Expo 2015. Sono diversi i politici indagati. E colpisce che addirittura amici dei mafiosi siano anche i leghisti: nessuno si meraviglia nel vedere mobilitati i picciotti persino nella raccolta delle firme di presentazione delle liste della Lega Nord.
Le mani della ‘ndrangheta si allungavano su diversi appalti in Lombardia. Si legge nelle intercettazioni: «La Perego ….devono fare il collegamento di Rho … …. è un lavoro grosso….noi non ci perdiamo no…stabiliamo una cosa…è inutile che vengono, vengono trattando…vengono tutti qua per fare i prezzi…voi prendete un lavoro là grosso gli hanno abbassato il prezzo sono dei cani randagi….poi ti abbassano i prezzi e perdiamo tutto….un lavoro grosso…tu il lavoro lo prendi come a me…. 1000 euro al giorno, 1000 euro al giorno facciamo, possiamo faticare la mattina dalle 4 fino alla sera alle 10… ». «….Monte San Marco, mo la devono fare il tunnel, capito, fanno il tunnel che passa di sotto che si imbocca sotto l'imbocco della tangenziale che va per Bologna…a metà prezzo scusa perché…». Sono questi alcuni frammenti delle conversazioni, sugli appalti lombardi, che avvengono tra uomini della ‘ndrangheta in Calabria, nello specifico all’interno dell’auto Kia Carnival di Michele Oppedisano, della famiglia di Domenico Oppedisano, conversazioni captate durante i festeggiamentiper il matrimonio tra Elisa Pelle di San Luca e Giuseppe Barbaro.
La Perego General Contractor, di fatto di proprietà del clan Strangio, è considerata una delle più grandi società del settore movimenti terra, fallita pochi mesi fa, e che sarebbe stata pronta, attraverso compiacenze politiche, a rilevare il grosso degli appalti dell’Expo 2015.
E tra gli appalti in cui si sono infiltrate le cosche anche quello relativo ai lavori, tuttora in corso, di ammodernamento della SS. 106: «La ‘ndrangheta sta estendendo la sua lunga mano su questo appalto con il consolidato sistema dell'assoggettamento dell'impresa e l'imposizione dei fornitori», scrive il giudice. E delle infiltrazioni dell'organizzazione criminale nei lavori per la SS 106 trattano diffusamente le carte dell'inchiesta contro la 'ndrangheta, ricostruendo i tentativi di controllo e condizionamento dei lavori e dei servizi relativi all'esecuzione del contratto d'appalto tra l'Anas e la Gioiosa Societa' Consortile srl. Gli esponenti della 'ndrangheta, infatti, puntavano a scegliere le ditte destinate ad aggiudicarsi i contratti di fornitura ferro e calcestruzzo e i servizi in genere (dal movimento terra alla mensa), imponendoli, anche con intimidazioni, a Gioiosa Società Consortile secondo una logica di spartizione e sulla base di accordi collusivi.

I contatti con la politica
«Tu non devi mica fare politica, tu sei un imprenditore e devi fare il mestiere d’imprenditore... che consente a me di stare lì a rompermi i coglioni in giro con Podestà, con la politica, con le cose... e a pagarmi lo stipendio a fine mese ci pensi tu...». Parlava così Antonio Oliverio, ex assessore Udeur della Provincia di Milano (giunta Penati), passato poi prontamente con il nuovo presidente Podestà, nel maggio del 2009. Parlava e progettava conquiste e appalti («Sarò il direttore generale di Expo 2015... Posso intervenire per Citylife») con Ivano Perego, presidente della Perego General Contractor, che in nome della coca e dei soldi facili, così documentano le indagini, aveva lasciato che la sua società venisse infiltrata e poi conquistata da Salvatore Strangio. «Siamo una squadra», diceva Oliverio riferendosi anche al manager di Perego, il disinvolto Andrea Pavone, piazzato in ditta da Strangio. Le sue parole, scrive il gip, «dette da chi si candida a ricoprire ruoli istituzionali e di amministrazione della cosa pubblica non possono che preoccupare. E preoccupano perché rivelano l’asservimento totale dell’uomo pubblico a interessi privati... Oliverio non è raggiunto da misura cautelare e sarà il pm a valutare...».
Oltre alla sua posizione dovranno essere valutate anche quelle di altri esponenti istituzionali.
Tra gli arrestati di ieri vi è Antonio Chiriaco, direttore sanitario della Asl di Pavia e considerato un boss della ’ndrangheta. Scrivono i magistrati: “Chiriaco mette a disposizione della 'ndrangheta la sua carica di direttore sanitario Asl e i propri contatti politici a ogni livello, incanalando i voti a favore della candidatura di Giancarlo Abelli e Angelo Giammario”. Politicamente un uomo di Gianfranco Abelli, «il Faraone», per il quale si prodiga per l’elezione in Parlamento e per la cui moglie Rosanna Gariboldi, arrestata nell’inchiesta Montecity, offre la disponibilità «a creare false prove per dimostrare la sua incompatibilità con il regime carcerario». Questi, in un'intercettazione, arriva persino a vantarsi con una donna della sua posizione di manager politico e ’ndranghetista: «Io ero una dei capi della ’ndrangheta a Pavia... dico, a fare il direttore amministrativo ci siamo ridotti!».   
Ma dal documento emergono anche i nomi di Emilio Santomauro, ex Udc, o dell'ex assessore regionale all´ambiente Massimo Ponzoni. L'ordinanza del gip parla dei politici come «parte del capitale sociale dell´organizzazione criminale». Politici che sembrano muoversi accanto ai boss, nello stesso vortice di favori e pressioni. Non mancherebbe neanche la massoneria perché proprio il boss-avvocato Neri, parlando con un amico, racconta: “La massoneria costa un sacco di soldi all´anno”. E all'amico che chiede  sulla regolarità risponde: “E' regolare, è una loggia segreta ma regolare... L´ordine cavalleresco di Malta come quello di Cipro che tengo io, si chiama Ordine dei cavalieri di Cipro, detto della Spada e del silenzio”.

FOTOGALLERY by milano.repubblica.it

'Ndrangheta, l'elezione del capo al Nord

L'incontro nella struttura della Regione