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News In attesa della sentenza. E il boss disse: ''A Dell'Utri lo vogliamo combinare''

In attesa della sentenza. E il boss disse: ''A Dell'Utri lo vogliamo combinare''

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di Monica Centofante – 25 giugno 2010
In attesa della sentenza che deciderà la sorte del senatore del Pdl riproponiamo un secondo episodio, particolarmente significativo, del processo di primo grado, che lo ha condannato a 9 anni di reclusione: il matrimonio londinese del trafficante di droga Jimmy Fauci. Era il 1980, quando i boss volevano affiliare Dell'Utri a Cosa Nostra.


Il 19 aprile del 1980, il trafficante di droga Girolamo Maria Fauci, detto “Jimmy”, sposa a Londra la cittadina inglese Shanon Green.
Numerosi gli ospiti presenti al matrimonio, tra i quali anche esponenti di spicco della criminalità organizzata. E Marcello Dell'Utri. Che solo due mesi prima aveva ricevuto da Vittorio Mangano, dall'Hotel Duca di York, l'ormai nota telefonata nel corso della quale i due interlocutori avevano parlato di un “cavallo”. In un periodo in cui lo stesso Mangano utilizzava quel termine per riferirsi alla droga.

Nel corso del processo il senatore del Pdl si rifiuta di farsi interrogare, ma in sede “extragiudiziale” non smentisce la sua presenza alle nozze e parla di una fugace “apparizione”, del tutto casuale. Mentre si trovava a Londra per assistere ad una mostra sui vichinghi, dice al giornalista di Panorama Gian Piero Mughini, nel 1996, incontra Tanino Cinà che lo invita a partecipare alla festa: “Perciò andai al matrimonio, che si svolse in un grande locale a Piccadilly Circus – ricorda - e dov’era quella strana mescolanza di facce siciliane e buona società londinese”. Interrogato a processo Mughini conferma l’intervista e aggiunge: Dell’Utri “mi disse che, insomma, che i.. ehe.. i volti, stavo per dire i figuri  ma è termine eccessivo, dei presenti non erano esattamente raccomandabili, insomma, che lui ebbe un qualche disagio nell’entrare in un ambiente in cui, diciamo, gli attori, come dire, i protagonisti, i personaggi, non erano esattamente una galleria di poeti dell’accademia”.
Il collaboratore di giustizia Francesco Di Carlo, ritenuto perfettamente attendibile dalla Corte dopo i dovuti riscontri, smentirà quella versione.
Testimone oculare perché presente alle nozze in qualità di testimone dello sposo (Mimmo Teresi, boss della “famiglia” di Santa Maria del Gesù, a suo dire, lo era della sposa), Di Carlo, già dipendente “pro-forma” della “Fauci Continental Imports” durante la sua latitanza a Londra, si sofferma nel corso del suo interrogatorio dapprima sugli affari illeciti gestiti dallo sposo in società con Stefano Bontade, Teresi, Gaetano Cinà e Santo Inzerillo (fratello di Salvatore) e quindi sulle nozze Fauci-Green.
Tre settimane prima del matrimonio, dichiara tra le altre cose, Fauci “mi comunicò” i nominativi di chi avrebbe preso parte ai festeggiamenti: “Ero latitante e non volevo correre rischi”. Il nome di Dell’Utri non costituì un problema.

Prima della messa, davanti alla chiesa, Di Carlo intrattiene con Dell’Utri e con Teresi una lunga conversazione. “Io, Mimmo Teresi e Dell’Utri – racconta nel corso del dibattimento - ci siamo appartati un po’ e Mimmo Teresi parlando ci ha detto, dice: tu lo sai che Franco […] è latitante”. Dell’Utri risponde di sì e Teresi incalza: “Chi sa viene a Milano, chi sa Franco si trova a passare a Milano, mettiti a disposizione”. Marcello risponde ancora affermativamente, poi dà a Di Carlo il numero di telefono, “sia di un ufficio e sia di casa, proprio, Mimmo mi ha detto: ci ha abitazione, ci ha tutto, ne ha fatto dormire tanti, non ti preoccupare se…”. Nel corso del racconto Di Carlo specifica: “Poi non l’ho usato mai, non ci sono stato mai, anche se andavo a Milano sapevo dove andare”.

Poco dopo, rimasti soli Teresi e Di Carlo continuano a parlare. E’ il primo, “mentre ci prepariamo per andare all’altare”, a dire: “un bonu picciottu. In gergo Cosa Nostra si capisce un bonu picciottu è (...) a disposizione”, “noi con Stefano (Bontade ndr.) abbiamo intenzione di combinare a Dell’Utri”. “Tu che ne pensi, tu che l’hai conosciuto?” Di Carlo prosegue il racconto: “Ci ho detto: ma voialtri lo conoscete meglio di me”. “Poi mi hanno detto che non l’hanno combinato, almeno in quella occasione”.

Ad avvalorare le dichiarazioni del Di Carlo, tra gli altri, il Dott. Gustavo De Luca, medico in servizio presso il reparto di chirurgia vascolare dell’Ospedale Civico di Palermo.
Dopo aver confermato la sua conoscenza con Jimmy Fauci, Gaetano Cinà, Lillo Adamo, Mimmo Teresi e con lo stesso Di Carlo, scrivono i giudici, il De Luca esclude che lo sposo si fosse lamentato della presenza di persone non invitate alle sue nozze e ricorda un imprenditore milanese che, successivamente, identificò in Marcello Dell’Utri per la vicenda, pubblicata dalla stampa, della Venchi Unica.

Per la Corte di primo grado quindi rimane incontrovertibile accertata la presenza – “casuale o concordata che fosse” – di Marcello Dell’Utri al matrimonio del trafficante di sostanze stupefacenti Jimmy Fauci. E anche volendo accettare l’ipotesi che l’imputato avesse solo risposto positivamente ad un invito rivoltogli dall’amico “Tanino” è chiaro che lo stesso Cinà “pur essendo necessariamente a conoscenza della ‘personalità’ di alcuni degli invitati palermitani e dello stesso sposo, non si fece scrupolo alcuno di fare intervenire Dell’Utri alla cerimonia in chiesa ed al trattenimento successivo”, perché, evidentemente, ben consapevole che alcuni dei presenti – come Di Carlo Francesco e Teresi Girolamo - erano soggetti ben conosciuti dallo stesso Dell’Utri poiché incontrati in precedenti occasioni.
Lo stesso di Carlo, all’epoca latitante, non si preoccupò minimamente della presenza del manager alle nozze, tanto che arrivò ad intrattenersi con lui prima della cerimonia religiosa e a sedersi al suo stesso tavolo. La notoria pluriennale amicizia del Dell'Utri con il Cinà “ed i rapporti tra i due ed il Teresi, ben conosciuti dal Di Carlo”, “tranquillizzavano quest’ultimo sul fatto che la sua latitanza a Londra non sarebbe mai stata segnalata da alcuno dei predetti, tanto meno da Marcello Dell’Utri che sapeva vicino ad esponenti prestigiosi e potenti di Cosa Nostra”.
I fatti avrebbero dimostrato che aveva ragione.

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