Archivio Antimafia Duemila

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News ''Nuove alleanze'': nella rimessa di barche i meeting di mafia

''Nuove alleanze'': nella rimessa di barche i meeting di mafia

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di Aaron Pettinari - 17 giugno 2010
Palermo.
Era un clan in ascesa quello dell'Arenella-Acquasanta. Il suo ruolo cruciale nella riorganizzazione di Cosa Nostra è dimostrato dall'ultima inchiesta che lunedì scorso ha portato all'arresto di nove persone.
    



A capo della famiglia, secondo le accuse dell'ultimo pentito Salvatore Giordano, vi sarebbe stato Antonio Di Giovanni, titolare della "Di Giovanni servizi nautici" che si occupa di rimessaggio barche nel porticciolo dell'Acquasanta.
“All'Acquasanta – ha spiegato il collaboratore di giustizia - è come se fosse Tanino Fidanzati. Di Giovanni è un personaggio chiave, tutti i capi mandamento di Palermo vanno a prendere consigli da lui. E' un esponente molto forte a Palermo, direi quasi insospettabile perché conosce avvocati, conosce magistrati, che lì hanno la barca”.
E in quella rimessa di barche era un vero via vai di boss che partecipavano ai summit a cielo aperto. Tra i frequentatori del rimessaggio Giordano ha citato boss come Ino Corso, di Santa Maria di Gesù; Giuseppe Provenzano, il vice dell´architetto Liga per il mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale; Francesco Lo Cicero, stretto collaboratore di Antonino Di Giovanni, nel clan e al rimessaggio; Nicola Ferrara e Francesco Costa, dello Zen.
A confermare le parole del pentito gli investigatori avrebbero persino trovato un archivio contenete i nomi dei boss dell'Arenella, una serie di fogli contenente numeri e nomi (probabilmente un libro mastro sulle estorsioni ndr), cartelle con riferimenti a conti bancari ed altri investimenti.
Potrebbero essere proprio queste carte a svelare parte dei contenuti delle discussioni che si tenevano nel porticciolo. “Arrivavano da Santa Maria di Gesù, da Porta Nuova e da Cardillo per le riunioni con Di Giovanni», ha spiegato l'ex vice capomfamiglia dello Zen. Addirittura nel settembre 2009 avrebbe presenziato anche Roberto Settineri, arrestato a Miami dalla polizia ad inizio marzo ed accusato di essere il soggetto di collegamento con gli Stati Uniti. “Nel settembre 2009 – ha aggiunto il pentito - Settineri partecipò ad alcune riunioni al rimessaggio di barche e poi anche ad un incontro che si tenne da Renato bar, a Mondello».
Il verbale di Giordano è ancora pieno di omissis, segno che le indagini sono ancora in corso, ma quel che appare certo dalle rivelazioni del collaboratore di giustizia è il ruolo chiave del boss dell'Arenella nella nuova pax mafiosa sigillata da Nicchi ed il clan dei Lo Piccolo con tanto di revoca della condanna a morte per “u picciotteddu”.
Il nome di Di Giovanni non era prorio sconociuto agli inquirenti. Nel marzo del '99 venne addirittura arrestato con l'accusa, prima di favoreggiamento e poi di essere organico alle cosche. Da dipendente del vicino hotel Ville Igiea si sarebbe adoperato per ospitare latitanti nel famoso albergo, fornendo stanze ai mafiosi per qualche momento piacevole con le ragazze, consentendo loro di stazionare in piscina, custodendo armi e droga, e pilotando anche le assunzioni del personale per conto delle famiglie Galatolo e Madonia.
Un altro pentito, Angelo Fontana, racconta che “all'epoca sapevamo che i Di Giovanni erano confidenti della polizia, soprattutto il padre, erano spioni". Accuse che sarebbero poi state confermate nelle sentenze di condanna a carico di Di Giovanni, passate in giudicato nel 2003.