Archivio Antimafia Duemila

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News 1992-1993. Firenze indaga sul senatore Dell'Utri

1992-1993. Firenze indaga sul senatore Dell'Utri

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di Monica Centofante - 2 giugno 2010
Tornano nel mirino degli inquirenti i contatti pericolosi del senatore Marcello Dell'Utri. E questa volta a svolgere accertamenti è la Dia di Firenze, su delega della locale Procura Antimafia, impegnata a cercare riscontri alle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, già uomo di fiducia dei potenti boss di Brancaccio Giuseppe e Filippo Graviano.


Secondo indiscrezioni, sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori sarebbero finiti centinaia di tabulati telefonici e i vari spostamenti del politico del Pdl prima e durante gli anni caldi delle stragi. Insieme a quegli incontri con soggetti della portata di Vittorio Mangano, che Dell'Utri – come già emerso nella sentenza di primo grado del processo palermitano che lo vede condannato a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa – avrebbe ricevuto a Milano tra la fine del '93 e gli inizi del '94. Incontri in parte annotati sulle agende della segretaria Ines Lattuada e mai smentiti dallo stesso senatore che davanti ai giudici, impacciato, si era difeso: “Mangano era solito venirmi ogni tanto a trovare, ma per prospettarmi soltanto questioni di carattere personale, spesso attinenti a motivi di salute”.
Altre annotazioni, ma questa volta di numeri telefonici, avrebbero invece portato gli inquirenti su altre piste e ad altri nomi. Tra questi, secondo quanto rivela il Il Fatto quotidiano quello di Perrin Patrick, “un faccendiere in contatto con Licio Gelli, e implicato in una vicenda di esportazione clandestina di pesetas. Un uomo ben conosciuto dagli investigatori che nel 1982 avevano emesso un fonogramma di ricerche internazionali nei suoi confronti perché ritenuto coinvolto nella rapina di un portavalori assieme a Francesco Mangion e Giuseppe Strano, entrambi esponenti del clan Santapaola di Catania”.
Sotto controllo sarebbero inoltre i soggiorni di Dell'Utri all'Hotel Villa Igea di Palermo tra il novembre del '91 e l'ottobre del '92 insieme ai suoi spostamenti su Roma tra il '93 e il '94, mentre la mafia era impegnata a progettare l'ultimo dei grandi attentati, quello allo stadio Olimpico, fallito per un guasto al telecomando che doveva azionare l'ordigno.
Quella strage mancata, aveva raccontato Spatuzza, era stata preceduta da un incontro tra l'odierno pentito e Giuseppe Graviano al bar Doney di via Veneto, a Roma: occasione in cui “Graviano aveva un atteggiamento gioioso, potrei dire come uno che ha vinto l'Enalotto”. E all'interno del bar “sempre con quell'espressione gioiosa, mi disse: Abbiamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo, grazie alla serietà di quelle persone che avevano portato avanti questa cosa”. E “che non erano come quattro crasti (cornuti ndr.) dei socialisti. Poi mi fece i nomi di Berlusconi e del nostro compaesano Dell'Utri e disse che ci eravamo messi il paese nelle mani”.