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News Omicidio Campagna: la Cassazione annulla scarcerazione Alberti Jr

Omicidio Campagna: la Cassazione annulla scarcerazione Alberti Jr

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di Aaron Pettinari - 14 maggio 2010
Roma. Lo scorso dicembre, nel giorno stesso in cui ricorreva la data della morte di Graziella Campagna, i giudici del Tribunale di sorveglianza di Bologna avevano concesso gli arresti domiciliari per il boss mafioso Gerlando Alberti junior, il killer della giovane diciassettenne.
   


Un fatto che immediatamente scatenò le proteste della famiglia nonché l'indignazione dei familiari di vittime di mafia e il ricorso della Procura generale di Bologna che aveva evidenziato la mancanza di una perizia d’ufficio sulle effettive condizioni di salute del mafioso.
I giudici bolognesi avevano giustificato i domiciliari per Alberti jr. anche con la mancanza delle scorte necessarie per il trasferimento del boss ergastolano in ospedale ogni volta che doveva fare esami diagnostici. Quindi lo rispedirono nella sua casa di Falcone (in provincia di Messina) in quanto “il condannato risulta avere goduto di licenze in epoca recente senza mai incorrere in trasgressioni...”. Dopo otto mesi, finalmente, è intervenuta la Cassazione a ristabilire giustizia dichiarando, con rinvio, illegittimo il provvedimento di arresti domiciliari.
Il boss, in attesa di un nuovo pronunciamento, secondo l’avvocato Fabio Repici, legale di parte civile, dovrà tornare in carcere: ”Sarebbe bene che ci ripensassero quei magistrati che diedero solidarietà al tribunale di sorveglianza di Bologna. Mi auguro che finalmente   la parola garantismo significhi applicazione corretta delle leggi e non carceri da svuotare”. Poi ha aggiunto che “ i familiari di Graziella Campagna avevano sostenuto fin dal primo momento che quella scarcerazione fosse illegittima”.
La giovane aveva diciassette anni quando fu ammazzata a Forte Campone, una collina sopra Messina. Era nata il 3 luglio del 1968 e faceva la stiratrice nella lavanderia la “Regina”, a Villafranca Tirrena. Guadagnava 150mila lire al mese, al nero, e così aiutava la famiglia: padre, madre e 7 fra fratelli e sorelle. La sera del 12 dicembre del 1985, intorno alle 20, mentre aspettava l’autobus che l’avrebbe riportata a casa, a Saponara, venne rapita e ammazzata con cinque colpi di lupara perché in possesso di un´agendina dimenticata in un capo di vestiario portato da Alberti, cliente conosciuto con il falsonome di ingegnere Cannata, nella lavanderia dove lei lavorava e che avrebbe potuto compromettere la latitanza del boss.
Il processo sull'omicidio di Graziella ha avuto una storia molto lunga e i familiari hanno avuto giustizia soltanto un anno fa, dopo 25 anni di attesa, con la conferma in Cassazione delle condanne all'ergastolo per entrambi gli assassini.

 
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