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News ''Talpe'': Borzacchelli condannato a dieci anni

''Talpe'': Borzacchelli condannato a dieci anni

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di Silvia Cordella - 30 marzo 2008
Palermo. Confermato il quadro accusatorio della Procura antimafia di Palermo. La seconda sezione del Tribunale di Palermo presieduta dal giudice Antonio Prestipino ha emesso la sentenza nei confronti del maresciallo dei carabinieri Antonio Borzacchelli: dieci anni ...



(a fronte dei tredici richiesti dall’accusa) per concussione, favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Con questo verdetto si chiude così il primo ciclo di un’importantissima indagine su mafia – politica e imprenditoria nata a Palermo nel 2001 e sfociata nel 2004 in diversi processi eccellenti come quello appena concluso in primo grado sulle “talpe” a carico dell’ex Presidente della Regione Salvatore Cuffaro (condannato per favoreggiamento a 5 anni) e del “re Mida” della Sanità siciliana Michele Aiello (condannato per associazione mafiosa a 14 anni).

Colpevole dunque anche il maresciallo dei carabinieri Antonio Borzacchelli che, come ha raccontato il pentito di Villabate Francesco Campanella, era stato candidato in una lista “figlia” dell’Udc, il “Biancofiore”, proprio dall’on. Cuffaro per proteggere il Presidente dalle indagini che la magistratura aveva avviato su di lui a causa dei suoi rapporti con il capomafia di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. 

Il graduato, stando alle risultanze investigative, abusando della sua carica di pubblico ufficiale aveva creato una rete di spionaggio per veicolare dati utili ai suoi amici sottoposti a indagine giudiziaria dalla Dda palermitana. Un servizio che il maresciallo offriva in cambio di vantaggi economici che gli avevano fatto ottenere da Michele Aiello un miliardo e trecento milioni di vecchie lire, una villa con piscina a Bagheria e un fuoristrada. Regali che reano serviti a conoscere preventivamente le mosse della Procura dopo che le dichiarazioni del pentito Nino Giuffrè lo avevano indicato come imprenditore al servizio della famiglia mafiosa di Bagheria e di Provenzano in persona.

Borzacchelli «voleva il cinque per cento delle sue attività (di Aiello)», aveva dichiarato Giorgio Riolo riferendosi alle cliniche oncologiche “Villa Santa Teresa” e “Atm”. «Mi disse che se non avessi acconsentito alle sue richieste mi avrebbe rovinato, mi avrebbe fatto revocare tutte le licenze…» aveva poi confermato anche Aiello. Una condotta che aveva procurato al graduato un’imputazione, per cui è stato condannato, relativa alla tentata concussione ai danni dell’ingegnere Aiello al quale deve ora versare 25 mila euro a titolo di risarcimento.

Borzacchelli chiamato il “terrorista” proprio per la sua attitudine a ricattare i suoi conoscenti, era poi diventato anche deputato nello schieramento politico dell’ex Presidente della Regione Totò Cuffaro. «La sua presenza in lista fu un segnale forte contro la mafia» aveva dichiarato Totò “Vasa Vasa”. Tanto che era stato il carabiniere a predisporre per lui una serie di bonifiche negli uffici e nella sua casa per controllare la presenza di eventuali microspie.  Lavoro che era stato affidato al maggiore esperto di installazione di apparecchiature audio e video Giorgio Riolo, maresciallo al servizio dell’Arma e dell’antimafia con compiti di coordinamento per la ricerca dei latitanti, in quel periodo anche al soldo di Michele Aiello.  

Ed è proprio da Riolo (condannato a 7 anni per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio) che Borzacchelli venne a sapere che le “cimici” del Ros (che lui stesso aveva piazzato) nel giugno 2001, stavano registrando a casa del capomafia Guttadauro compromettenti conversazioni degli amici personali di Totò Cuffaro: “Mimmo” Miceli e Salvatore Aragona. Dialoghi da cui la figura dell’ex Governatore non usciva del tutto pulita. Una vicenda che si riferisce alla famosa fuga di notizie che attraverso il passaparola Riolo-Borzacchelli-Cuffaro-Miceli-Guttadauro fece scoprire a quest’ultimo le microspie del reparto operativo speciale nel suo salotto, mandando così a monte un’indagine antimafia tra le più importanti che mirava alla cattura di Provenzano e Matteo Messina Denaro, quest’ultimo cognato di Filippo Guttadauro (fratello di Giuseppe Guttadauro).

In riferimento a questo punto importante dell’inchiesta chiara soddisfazione intanto è stata espressa dai pubblici ministeri che hanno rappresentato l’accusa al processo Borzacchelli, Nino Di Matteo e Maurizio De Lucia, insieme al procuratore capo di Palermo Francesco Messineo. La pesante condanna a dieci anni accoglierebbe di fatto il quadro accusatorio sul «pieno inserimento di Borzacchelli nel sistema delle talpe alla Dda».

Cuffaro dal canto suo si riserva di pronunciarsi aspettando di leggere la motivazione del dispositivo: «Conosco Borzacchelli – ha detto alla stampa – ma non voglio commentare la sentenza. Tra l’altro voglio capire bene le ragioni della decisione dei giudici». Una prudenza necessaria in questo momento delicato di campagna elettorale, nella quale l’ex Presidente dimissionario si trova sulla rampa di lancio per arrivare a Roma e godere della definitiva immunità parlamentare.