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News Ciancimino: Forza Italia era il frutto della trattativa

Ciancimino: Forza Italia era il frutto della trattativa

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di Redazione - 8 febbraio 2010
È tornato a deporre nell'aula bunker dell'Ucciardone, a Palermo, Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito, interrogato dai pubblici ministeri Antonino Di Matteo e Antonio Ingroia nell'ambito del processo in cui l'ex generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu sono accusati...



...di favoreggiamento alla mafia per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano a Mezzojuso nel 1995.

La lettera a Berlusconi

In apertura dell'udienza il pm Nino Di Matteo ha prodotto una serie di documenti, tra cui il verbale di perquisizione domiciliare e di sequestro eseguito ai danni di Massimo Ciancimino nella sua abitazione di via Cristoforo Colombo a Palermo nonché i decreti di ispezione del 27 luglio e del 30 luglio 2009. Tale documentazione servirebbe a dimostrare che all'interno della casa di Ciancimino Jr. vi era una cassaforte non rilevata nel corso delle prime ispezioni. Nella quale il teste, come aveva già spiegato in aula alla scorsa udienza, avrebbe custodito diversi documenti, tra cui il famoso “papello” nonché una lettera vergata a mano nella quale era riportato il nome di Silvio Berlusconi.
La lettera, indirizzata al senatore del Pdl Marcello Dell'Utri e allo stesso Berlusconi, doveva essere visionata, prima della consegna, da Vito Ciancimino, che in quel momento si trovava recluso a Rebibbia. Motivo per cui il figlio sarebbe stato incaricato di mostargliela. “Non potendo entrare in carcere con questo tipo di documentazione – ha spiegato – sono andato lì e gli letto il contenuto mentre mio padre annotava su un foglio di carta”.
Nella lettera, ricorda Ciancimino, si farebbe riferimento a una intimidazione nei confronti del figlio di Berlusconi: "Intendo portare il mio contributo – si legge - (che non sarà di poco conto) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto onorevole Berlusconi che vorrà mettere a disposizione una le sue reti televisive".
Successivamente, nel 2002, ha proseguito il teste “mio padre mi raccontò che questo biglietto, assieme all'immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina dopo il suo arresto, erano il frutto di un'unica trattativa con lo Stato che andava avanti da anni. E con questo messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell'accordo”. Nello specifico – ha sottolineato – il riferimento alle reti televisive, suggerito a “Lo Verde” da Vito Ciancimino, richiamava una vecchia intervista rilasciata da Berlusconi a Repubblica nel 1977 quando il Cavaliere “intervistato in merito alle sue scelte imprenditoriali ebbe a dire che nel caso un amico fosse sceso in politica lui non avrebbe avuto nessun problema a mettere a disposizione una delle sue reti tv”. E “a maggior ragione avrebbe dovuto farlo in quel momento che aveva più mezzi mediatici a disposizione e una posizione politica nel partito di maggioranza”.
Interrogato in merito alle motivazioni per cui la lettera messa a disposizione dei magistrati è strappata nella parte iniziale Ciancimino ha spiegato di non conoscerne assolutamente il motivo. “Io – ha detto – l'ho vista per l'ultima volta, ancora intera, circa uno o due mesi prima che la mia abitazione venisse perquisita dalle forze dell'ordine mentre mi trovavo in viaggio a Parigi. Quando rientrai mi fu sottoposto il verbale da firmare e leggendolo mi accorsi che vi era annotato sul documento che la lettera non era per l'appunto intera”.

La seconda lettera.
Nel corso dell'udienza Massimo Ciancimino ha messo a disposizione delle parti anche l'originale di un documento inedito: una minuta scritta dal padre Vito molto simile, nei contenuti, alla lettera in cui è citato il nome di Berlusconi. E indirizzata a Marcello Dell'Utri e per conoscenza allo stesso Presidente del Consiglio, all'epoca al suo primo mandato.
“...anni di carcere per questa mia posizione politica – si legge nel documento che risalirebbe al 1994-1995 - intendo dare il mio contributo (che non sarà modesto) perché questo triste evento non abbia a verificarsi. Sono convinto che se si dovesse verificare questo evento (sia in sede giudiziaria che altrove) l’on. Berlusconi metterà a disposizione una delle sue reti televisive.
Se passa molto tempo ed ancora non sarò indiziato del reato di ingiuria, sarò costretto ad uscire dal mio riserbo che dura da anni”.
Chiamato a spiegare il contenuto del documento stesso, anche in questo caso incompleto, il teste ha dichiarato che si tratterebbe di una rielaborazione operata dal padre, all'interno del carcere di Rebibbia, della prima lettera ricevuta dal Provenzano: “Nel corso di un colloquio all'interno dell'istituto di pena – ha detto - avevo letto a mio padre la lettera mentre lui annotava e, di fatto, ne aggiustava i contenuti perfezionando quello che doveva essere l'esito finale”. “Questa elaborazione – ha proseguito - me la consegnò per portarla a Provenzano, cosa che feci anche se poi non so che fine abbia fatto”.
In quanto alla possibile decisione di uscire dal “riserbo”, Ciancimino ha spiegato che si tratterebbe dell'eventuale possibilità prospettata dal padre di raccontare “quella era stata la nascita della coalizione che poi aveva dato vita al gruppo Forza Italia”.
Sulle motivazioni per cui non avesse consegnato il foglio  fino a questo momento il teste ha spiegato di aver tenuto nascosta la documentazione perché “non ne volevo parlare. Non volevo parlare di Berlusconi, non avevo la minima intenzione di trattare questi argomenti fino a che non sono stato costretto, dopo che mi avete chiesto delucidazioni in merito alla lettera strappata rinvenuta durante il sequestro”.

Il progetto politico
“Uno dei principali obiettivi di mio padre – spiega Ciancimino Jr.  – era quello di dare vita a un soggetto politico, che, non ci scordiamo, era proprio uno dei principali obiettivi di questa trattativa, di questi colloqui. Di fatto – prosegue - mio padre collocava certe posizioni assunte nel papello come argomenti da inserire in quello che doveva essere un eventuale programma di partito”. Tanto che negli anni precedenti  “erano avvenuti anche dei colloqui con lo stesso Licio Gelli che aveva aspirazioni di questo tipo”. Uno degli intenti, ha continuato il teste, “era quello di creare una nuova coalizione politica di centro cha avrebbe dovuto tenere conto di tutti i punti contenuti nel papello e nel contropapello, quella serie di modifiche che mio padre aveva proposto a Provenzano affinché lo stesso intercedesse con il Riina per una posizione meno rigida, quindi più elastica in merito a quelle 12 richieste”.

Pizzini e documenti
Nel corso dell'udienza i pm Antonino Ingroia e Nino Di Matteo hanno chiesto al teste di spiegare il contenuto di alcuni pizzini, relativi ad una corrispondenza intrattenuta dal padre con Bernardo Provenzano, e di altri documenti manoscritti dallo stesso Vito Ciancimino. Tra questi un foglio, estratto da un plico di 47 racchiusi sotto l'intestazione “Paradigma di collaborazione”. L'intero documento, ha dichiarato il teste, conteneva una linea difensiva che l'ex sindaco di Palermo aveva concordato con i Carabinieri.
In uno dei pizzini, invece, si farebbe riferimento a richieste di interventi legislativi in favore di Vito Ciancimino - “aministia o indulto” - dei quali Bernardo Provenzano avrebbe parlato direttamente con il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri.
“Provenzano – conclude Ciancimino – comunica a mio padre di aver riparlato con Dell'Utri, tranquillizzandolo su quelle che erano le sue necessità in quel momento”.

Carabinieri e servizi segreti
Interrogato in merito ai suoi rapporti con il capitano De Donno in seguito all'arresto di Vito Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco di Palermo ha dichiarato che “i contatti sarebbero proseguiti”.  In particolare in occasione dei colloqui investigativi che lo stesso De Donno avrebbe intrattenuto con Vito Ciancimino all'interno del carcere di Rebibbia. “Io – spiega Massimo  – ero preoccupato che potesse uscire qualche notizia in merito al ruolo da me svolto nella trattativa, ma il De Donno ebbe a dirmi che non dovevo preoccuparmi perché su queste cose sarebbe stato messo il segreto di Stato e queste notizie non sarebbero mai venute fuori”.
Lo stesso timore Ciancimino Jr. lo avrebbe esternato con il padre e con il sig. Franco, il misterioso uomo dei servizi segreti, ed entrambi avrebbero confermato che nessun magistato lo avrebbe mai chiamato a rispondere a nessuna domanda. “Cosa che in effetti avvenne fino a che non decisi di collaborare io con la giustizia”.
Dopo aver parlato con i magistrati Ciancimino Jr. sarebbe però stato intimato da ambienti dei servizi segreti riconducibili dal sig. Franco a “tacere”, a "non parlare piu' di certe vicende”.
"Mentre mi trovavo agli arresti domiciliari nel 2006 – ha raccontato per citare uno degli episodi - una persona dei Servizi segreti mi disse di non parlare della trattativa e dei rapporti con Berlusconi''. Lo 007, che gli fece visita era "accompagnato da due sottufficiali dell'Arma".

Le minacce
Una volta iniziato a collaborare Massimo Ciancimino avrebbe subito anche diverse minacce. L'ultima, ha spiegato, “la settimana scorsa quando sul parabrezza dell'auto blindata la mia scorta ha trovato una lettera minatoria in cui si diceva che nessuno, neppure i magistrati di Palermo Di Matteo e Ingroia con cui sto collaborando, sarebbero riusciti a salvarmi”.
Nello scorso mese di maggio un agente dei Servizi, quando ormai la sua collaborazione era di dominio pubblico, si era presentato nella sua abitazione di Bologna e gli aveva detto di “preoccuparsi dell'incolumità di suo figlio”.

Chiamati a deporre Martelli e Ferraro
L'esame di Massimo Ciancimino si è concluso intorno alle 16.00 e una volta congedato il teste i pm Antonio Ingroia e Nino Di Matteo hanno chiesto alla Corte di ascoltare, come persone informate dei fatti, l'on. Claudio Martelli, già ministro della Giustizia all'epoca delle stragi e Liliana Ferraro, nello stesso periodo direttore del  Dap. La corte ha concesso l'audizione dei testi.
Il processo riprenderà il prossimo 2 marzo.