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News 'Ndrangheta, lettera con proiettile al pm anti-cosche

'Ndrangheta, lettera con proiettile al pm anti-cosche

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di Monica Centofante - 26 gennaio 2010
“Fatti i c... tuoi. Altrimenti, farai la fine di Falcone e Borsellino”.
Una frase secca, scritta in stampatello e accompagnata da un proiettile di fucile calibro 12 indirizzati al sostituto procuratore della Dda reggina Giuseppe Lombardo.
  


L'ultimo atto di una strategia di intimidazione alla magistratura partita lo scorso 3 gennaio con l'attentato compiuto alla Procura generale. Ed inserita in un contesto di tensione più allargato, che travalica i confini della Calabria.
Ieri, ad essere preso di mira è stato uno dei magistrati più impegnati nella lotta alla 'Ndrangheta, titolare di inchieste delicate che puntano al cuore delle 'ndrine e ai loro rapporti con l'imprenditoria e la politica. Come quelle denominate “Bellu Lavuru”, sulle infiltrazioni mafiose nei cantieri della Statale 106 o “Testamento”, contro i potenti clan Libri e Condello e i loro agganci con politici locali. Compreso un ex consigliere comunale, Massimo Labate, di An, già ispettore della Polizia.
Nei mesi scorsi Lombardo aveva seguito diverse indagini terminate con la cattura di superlatitanti della portata di Pasquale Condello e nell'ambito del processo “Vertice” aveva firmato il decreto di sequestro per circa 60-70 milioni di beni appartenenti al boss e al consuocero Alfredo Ionetti. E per i quali, proprio in questi giorni, dovrà essere decisa dalla Procura Generale la confisca.
Nel frattempo, al termine del processo “Testamento”, che andrà in requisitoria il prossimo 2 febbraio, potrà chiedere nuovi provvedimenti di sequestro ai danni della stessa cosca Condello e nell'ordine di decine di milioni di Euro. Cosa che potrebbe rappresentare uno dei moventi dell'intimidazione.
Sulle minacce – intercettate dal direttore dell'ufficio  postale che si trova vicino al palazzo del Cedir, che ospita anche gli uffici della Procura della Repubblica e della Dda, nel quartiere Spirito Santo, alla periferia sud della città - sta ora indagando la Squadra Mobile e le misure di sicurezza attorno al pm sono state immediatamente rafforzate .
Mentre gli investigatori si dicono convinti che “l'avvertimento” sia in realtà rivolto all'intera Dda perché “vogliono tenere tutti in fibrillazione”. Si tratta, ha detto il procuratore Giuseppe Pignatone, di un'”ulteriore riprova del tentativo di intimidire e condizionare l'attività della magistratura reggina impegnata in una difficile azione di contrasto contro la 'Ndrangheta. Da parte nostra – ha precisato - continueremo a lavorare con serenità e fermezza”.
Sul punto è intervenuto anche il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso: “L'escalation delle intimidazioni – ha commentato – continua e da obiettivi più generali comincia ad entrare nello specifico di singoli magistrati impegnati in processi e indagini rilevanti nei confronti delle cosche reggine”. Per questo “non si può che continuare nella politica giudiziaria della fermezza e della legalità”.