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News Viola di popolo. Un milione di persone al No Berlusconi Day

Viola di popolo. Un milione di persone al No Berlusconi Day

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No Berlusconi Day: Un milione di persone chiede le dimissioni del Premier
di Lorenzo Baldo - 6 dicembre 2009
Roma.
Un intero popolo chiamato a raccolta da un tam-tam che non ha precedenti: Internet, nello specifico Facebook.
VIDEO E FOTOGALLERY ALL'INTERNO!


Una chiamata alla quale un milione di persone ha risposto da tutta Italia e da varie parti del mondo (dove comunque si sono celebrati altri No Berlusconi Day), moltissimi dei quali con addosso un indumento di colore viola. L'unico colore non legato a simboli di partito e soprattutto perchè ritenuto il colore dell'autodeterminazione.
Per la questura i partecipanti sono novantamila. L'assurdità della cifra “al ribasso” assume connotati ancora più grotteschi di fronte al “fiume” di persone che da Piazza della Repubblica si avvia attraverso via delle Terme di Diocleziano, passa per piazza Esquilino, via Merulana, via Emanuele Filiberto fino a riversarsi nel “mare” di piazza San Giovanni.
Il percorso che porta a Piazza San Giovanni è letteralmente invaso da un corteo che sembra non finire mai. Quando la testa del corteo arriva alla piazza, già piena di persone, il resto di questo serpentone umano è fermo lungo la via. E' un sabato assolato, uomini, donne, intere famiglie, ragazzi e ragazze sfilano per chiedere le dimissioni di un Premier indegno di governare questo Paese.
Mille voci che si sovrappongono in altrettanti cori spontanei. “Dimissioni” è il grido più gettonato, ma anche “in galera!”, “via la mafia dallo Stato!” fino ad arrivare ai cori bi-partisan “D'Alema... Berlusconi: fuori dai coglioni!”. In testa al corteo anche Gianfranco Mascia, leader del famoso comitato “Bo.Bi – Boicottate il Biscione”, che nel 1993 segnò l'inizio di una forma di protesta contro il potere economico di Berlusconi che, unito al possesso di tv commerciali, stava già orientando la politica italiana verso la deriva da ogni valore.
Centinaia di agende rosse spiccano verso il cielo capitanate da Salvatore Borsellino che, insieme a Sonia Alfano e Gioacchino Genchi, sfila in mezzo al corteo; il fratello del giudice Borsellino è attorniato da quel popolo che pretende la verità sulle stragi del '92 e del '93.
Nel frattempo nella piazza non c'è più un angolo libero. Tra la gente anche Antonio Di Pietro, Luigi de Magistris e l'Idv al completo, alcuni esponenti del Pd (in netta minoranza), Comunisti Italiani, Verdi, Rifondazione Comunista e Sinistra e Libertà.
Sul palco Massimo Malerba, portavoce del No Berlusconi Day, introduce gli interventi dei relatori. Un contributo video arriva dall'astrofisica Margherita Hack che invita “caldamente” Berlusconi a farsi processare, di seguito è l'attore Ascanio Celestini a salire sul palco citando “un imprenditore di merda che produce e distribuisce merda”. La gente applaude, ma c'è anche amarezza e rabbia ad ascoltare un monologo che racchiude l'essenza di una società annichilita dal vuoto che avanza. Domenico Gallo di Articolo21 ricorda che “la Costituzione è la nostra Patria” auspicando che quella gravissima frammentazione della sinistra si ricompatti nelle forze vive della società civile.
Ed è il regista Mario Monicelli che dal palco chiede a gran voce “uguaglianza, giustizia e diritto al lavoro” spronando a “tenere duro”. Dopo la testimonianza di due ragazze fiorentine sulla loro esperienza nei campi di lavoro di Libera sui terreni confiscati è la volta dell'intervento video di Giorgio Bocca. “Vedo una crisi dello Stato nello Stato”, esordisce il grande giornalista e scrittore per poi sottolineare il pericolo per la libertà di informazione e soprattutto “per la libertà di parola”. “Berlusconi è l'antitesi della democrazia” prosegue Bocca spiegando che Berlusconi detiene un simile consenso nel nostro Paese “perchè una buona parte dell'Italia è stata ed è fascista” evidenziando che sarebbe ora che “il Pd facesse opposizione”.
Dopo l'analisi impietosa su come viene visto il nostro Paese all'estero fatta della giornalista finlandese Liisa Liimatainen, da oltre 20 anni inviata in Italia, è il momento dell'attore Ulderico Pesce. Il dramma dell'immigrazione visto alla luce delle leggi Bossi-Fini e il neo-razzismo rifiorito in Italia sono i primi temi del suo intervento. “L'Italia è diventata razzista” grida Pesce che sottolinea il silenzio-assenso in tal senso da parte della chiesa “dove cazzo è il Papa?” e dell'opposizione “dove cazzo è la sinistra?”, fino all'affondo finale su Berlusconi: “vattene, sei tu che stai dietro alle stragi, sei tu che sei un mafioso e che fai vergognare l'Italia davanti a tutto il mondo!”. Un boato si alza dalla folla.
Le parole di Enza Blundo, maestra dell'Aquila che dopo il terremoto ha fondato il comitato “Cittadini per i cittadini”, riportano l'attenzione sulle menzogne di Berlusconi in merito all'elargizione delle nuove case per i terremotati. Falsità palesi che stridono con la realtà dei fatti,  “una guerra tra poveri” fatta per accaparrarsi uno straccio di casa, con una militarizzazione del territorio che non ha precedenti.
Su un muro spicca un cartello che reca la foto del boss Al Capone con la didascalia “Al Capone. Arrestato nel 1929 per evasione fiscale”, ma è la scritta quella che attira l'attenzione: “Caro Silvio so cosa vuol dire essere perseguitati dai giudici faziosi”.
Massimo Malerba chiama sul palco Salvatore Borsellino mentre dalle prime file si alzano le agende rosse al grido di “fuori la mafia dallo Stato”. Comincia a fare freddo, Salvatore è concentrato su quello che deve dire. Il fratello del giudice Borsellino è “inebriato” da quel “fresco profumo di libertà” che percepisce dalla piazza, racconta di come quest'anno sia riuscito ad impedire ai politici, a quegli “avvoltoi”, di profanare con la loro presenza via d'Amelio il giorno dell'anniversario della strage. “Renato Schifani non vuole chiarire i rapporti avuti con la mafia nel suo studio professionale – grida Salvatore mentre l'intera piazza fischia con disapprovazione – e dice che questo è vilipendio della Costituzione. Ma il vero vilipendio è che persone come Schifani e Berlusconi occupino le istituzioni!”.
Il popolo del NoBDay lo acclama. “Io voglio chiedere a Berlusconi perchè in merito ai giudici che investigano sulle stragi lui ha detto che stavano complottando contro di lui... Questa è ammissione di colpa!”. “Oggi finalmente - prosegue Borsellino - alcuni collaboratori di giustizia raccontano la verità su come Berlusconi è andato al potere, su come hanno sostenuto il suo partito. A me delle escort e del processo Mills non mi importa nulla. Io sono qui perchè la mafia esca fuori dallo Stato e dalle istituzioni, e io sono qui per difendere il diritto di Berlusconi, per difendere il suo diritto ad essere processato, così potrà dissipare i dubbi che lo riguardano”.
La gente applaude ininterrottamente. “Come possiamo accettare un presidente del consiglio che ha trattato con la criminalità organizzata? Come possiamo accettare un presidente del consiglio il cui partito è stato messo in piedi con i capitali della criminalità organizzata? Come possiamo accettare un presidente del consiglio che viene sottoposto al ricatto della criminalità organizzata? Noi non dobbiamo permettere che questo succeda. Non dobbiamo permettere che sia la criminalità organizzata a cacciarlo da quel posto. Perché è questo che, secondo alcuni pentiti, sta succedendo. Dobbiamo essere noi a cacciare Berlusconi dal posto in cui si trova!”.
“Pare che la criminalità organizzata lo voglia togliere da quel posto perché non avrebbe rispettato i patti – spiega il fratello di Paolo Borsellino – sta succedendo quello che è successo a Lima. Adesso forse la mafia ritenendo che non abbia rispettato i patti lo vuole far cadere. Ma io dico: che cosa Berlusconi avrebbe dovuto fare più di questo se tutte le leggi che sono state fatte sono delle cambiali che sono state pagate alla criminalità organizzata?”. “Grazie a questo Presidente del Consiglio cosa ne è delle leggi sui collaboratori di giustizia?”.
“Lo scudo fiscale – prosegue poi il fratello del giudice assassinato in Via D’Amelio - che cos’è se non un riciclaggio di Stato? Tutte queste leggi sono delle cambiali che Berlusconi sta pagando a chi lo ha messo in quel posto”.
Salvatore Borsellino ricorda la gravità della legge sui beni confiscati messi all’asta che verranno ricomprati attraverso quei capitali mafiosi che rientreranno in Italia attraverso lo scudo fiscale. “Non viviamo più in un Paese sorretto dalla Costituzione Democratica – ribadisce con amarezza Salvatore - ma in un Paese in cui i principi sono retti dal manifesto di rinascita democratica della P2. Oggi al potere c’è la massoneria e la criminalità organizzata”. Gli applausi di approvazione sovrastano a tratti la sua voce. “Berlusconi dice che le indagini in cui i giudici complottano contro di lui sono vecchie storie – grida con forza Borsellino - Ma sono vecchie storie un giudice che mentre suonava il campanello della madre è stato fatto a pezzi? Sono vecchie storie i pezzi di Emanuela Loi che sono stati mandati dentro una bara a Cagliari con tanto di fattura di trasporto? E’ lo stesso Stato che paga i voli di escort e prostitute”. “Quei ragazzi sono eroi e non Vittorio Mangano!”
Poi, riferendosi direttamente al Premier, esclama: “Quelli sono i tuoi eroi! I nostri eroi hanno un altro nome, si chiamano: Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina. Sono i ragazzi che facevano la scorta a Paolo. Ragazzi che come tanti altri si erano messi in fila dietro la sua porta per chiedergli di fare la sua scorta. Erano servitori dello Stato che si mettevano in fila per andare a morire. Andate dai vostri eroi! Andate sulla tomba di Vittorio Mangano a mettere le vostre corone. Le mie agende rosse non vi faranno mettere più piede in via d’Amelio!”. La piazza è letteralmente rapita dalle parole di quest'uomo. 
“Oggi – conclude Salvatore Borsellino - in mezzo a queste agende rosse ci sono mille Emanuela Loi, mille Walter Cusina… E sono questi i ragazzi con cui noi faremo la scorta a quei giudici che finalmente stanno cercando di togliere il velo su queste stragi. Faremo la scorta a Sergio Lari, faremo la scorta ad Antonio Ingroia, a Nino Di Matteo…. Questi giudici non ce li potranno uccidere! Perché queste persone noi le onoriamo e di loro abbiamo fiducia. Che Berlusconi vada via dall’Italia. Vogliamo che in questo Paese si ritorni a sentire il fresco profumo di libertà che oggi sento in questa piazza”. L'emozione esplode in un applauso mentre Salvatore grida per tre volte “Resistenza!”.
E il premio Nobel Dario Fo insieme a sua moglie Franca Rame rappresentano proprio un pezzo di quella resistenza. “Qui oggi è successo qualcosa che capiremo tra anni – esordisce il grande drammaturgo – è una cosa storica! Noi non ci tiriamo indietro, continueremo a sperare che ce la faremo... A quei giovani che pensano di dover lasciare il nostro Paese dico no! Non partite, restate qui, verrà il momento anche per noi della gioia!”.
Un appello al quale si unisce Moni Ovadia, attore e regista di origine bulgara, cresciuto in Italia. “Questo è un paese vivo – esordisce Ovadia – non è un paese di servi e di sudditi!”. “Ci hanno espropriato della nostra lingua, hanno cancellato concetti come uguaglianza, antifascismo, dignità definendoci: utenti fruitori. Hanno trasformato la politica dal confronto delle idee al salotto delle aggressioni”. “Li si è lasciati fare!” Il drammaturgo sottolinea che “da parte dell'opposizione c'è stata molta remissività! Non possiamo essere remissivi nei confronti di chi ci ha tolto la dignità e ci ha spogliati della democrazia!”. Per poi concludere con l'augurio che “questa manifestazione sia un punto di partenza per ricostruire la storia e il futuro di questo Paese!”.
Anche la cantante Fiorella Mannoia è salita sul palco per portare la sua vicinanza alla manifestazione con la richiesta di “un Paese normale”. Nelle parole di Renato Accorinti del Comitato NO PONTE l'appello a “non lamentarci” sottolineando l'importanza di “agire” chiedendo un minuto di raccoglimento per le vittime dimenticate dell'alluvione di Giampilieri (Me). Una tragedia sulla quale pesa l'inefficienza dei governi che si sono succeduti in 40 anni.
“Io non ho paura del Berlusconi in sé – soppesa le parole Accorinti – ma del Berlusconi in me...”. Ed è proprio la sub-cultura che si è infiltrata nelle ultime generazioni, che le ha svuotate di ideali e di valori l'aspetto ancora più temibile del personaggio lugubre e grottesco, destinato al disprezzo dei posteri quale è Silvio Berlusconi. Un virus nefasto che si è insinuato all'interno di un popolo debole, ma altrettanto compiacente e complice dei crimini del suo padrone. Un potenziale antidoto prima che questo cancro diventi metastasi lo si è visto ieri a Roma.
Il colore viola di quel popolo può sostituirsi alla cappa nera che sovrasta il presente e ipoteca il futuro. Quel colore resta come monito per chi ci governa, ma è soprattutto un ultimo avviso a chi deve una volta per tutte fare opposizione. Prima che sia troppo tardi.

Per gli approfondimenti: noberlusconiday.org


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Gli interventi dal palco:
- GIORGIO BOCCA
- DOMENICO GALLO
- ASCANIO CELESTINI
- SALVATORE BORSELLINO
- DARIO FO E FRANCA RAME
- MONI OVADIA
- LIISA LIIMATAINEN
(Ass. stampa estera)
- ALESSANDRO GILIOLI


VIDEO L'intervento di Salvatore Borsellino




FOTOGALLERY

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