Archivio Antimafia Duemila

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News A Messina bomba a casa del numero due dei giovani industriali

A Messina bomba a casa del numero due dei giovani industriali

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di Aaron Pettinari - 11 novembre 2009
Messina.
Sarebbero diverse le piste che gli inquirenti stanno seguendo per risalire all'autore dell'atto intimidatorio compiuto ieri nei confronti dell'imprenditore Giovanni Rizzo e suo figlio, Alessandro.




La principale è quella del racket delle estorsioni, ma non è esclusa anche una vendetta di tipo personale.
Per il momento i carabinieri del Ris sono riusciti ad accertare la natura dell'ordigno collocato al quinto piano dietro la porta di casa del Rizzo. Era una bomba carta con miccia a lunga combustione.
L´esplosione, avvenuta verso le 2.30 di notte, ha divelto la porta d´ingresso, ha scardinato l´ascensore che è piombato nel vano di contenimento, ha danneggiato alcune strutture interne all´edificio ed ha perfino sbriciolato il portone d´ingresso investito dalla violenta onda d´urto.
Alessandro Rizzo, vicepresidente del gruppo giovani industriali di Confindustria Messina, da tempo ha sposato la linea dell´associazione degli industriali messinesi che ha dichiarato guerra al racket, promuovendo diverse iniziative. Negli ultimi mesi la famiglia ha subito tre attentati che ha sempre denunciato senza lasciarsi intimidire. Tra questi l'incendio di una mini cooper, l'incendio di parte un'altra abitazione, le minacce subite da Alessandro da parte di un professionista calabrese che lo ha intimidito brandendo un' ascia, e poi una croce impressa accanto al citofono dell´impresa.
Intanto il direttivo dei Giovani Imprenditori di Confindustria Messina, manifesta "solidarietà in una nota all'amico e collega Alessandro Rizzo" e esprime ''viva preoccupazione per l'inasprimento dell'attività criminale che si registra nella nostra Provincia''.
Immediato anche il sostegno e la solisarietà da parte del senatore del Pd, Giuseppe Lumia: “A Messina sul fronte del contrasto al racket delle estorsioni bisogna tenere alta l’attenzione. Esprimo la mia solidarietà e il mio sostegno all’imprenditore Giovanni Rizzo per il vile atto intimidatorio subito. Mi auguro che su questo caso gli inquirenti facciano luce al più presto. È necessario che anche a Messina le istituzioni, la politica, le associazioni antiracket e tutta la società civile facciano sentire il proprio sostegno a chi denuncia il pizzo. Ognuno deve fare la propria parte per liberare l’economia dal condizionamento mafioso ed affermare la legalità e lo sviluppo”.