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News Alcamo: operazione antimafia ''Dioscuri'': c'e' anche l'''ortolano'' del senatore

Alcamo: operazione antimafia ''Dioscuri'': c'e' anche l'''ortolano'' del senatore

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di Rino Giacalone - 10 novembre 2009
Impiegato della Forestale che si divideva tra i boss e i politici. Filippo Di Maria, 49 anni, è indicato come pregiudicato nel rapporto firmato dalla Polizia e che ha portato all’operazione antimafia «Dioscuri» eseguita pochi giorni addietro con il coordinamento della Procura antimafia di Palermo da Squadra Mobile di Trapani e Commissariato di Polizia di Alcamo.


Ma anche questa circostanza riguardante il Di Maria assieme a quella, notoria secondo il gip Antonella Consiglio, di essere«vicino» alla «famiglia» mafiosa dei Melodia, non gli ha impedito di stare accanto a due politici importanti di Alcamo, al sen. Nino Papania e al sindaco Giacomo Scala, tutti e due esponenti del Partito Democratico. Scala l'indomani del blitz ha diffuso un comunicato per dare plauso all’operazione. Il senatore Papania ha diffuso poche righe, dichiarando «stupore» per il coinvolgimento del Di Maria, precisando che comunque era uno come tanti che frequentava la sua segreteria e si prendeva cura del suo orto di Scopello. L'ortolano insomma. E però altro spaccato sembra emergere dalle intercettazioni, tantissime, tradiscono quella che sarebbe una frequenza assidua tra i due.

Andiamo con ordine. Intanto il ruolo del Di Maria che lo ha portato in carcere per la rilevanza penale  è quello di fare da braccio destro a «don» Cola Melodia. Un anziano che a 80 anni suonati continua a volere fare il capo mafia. I suoi due figli sono in carcere, Nino e Ignazio, erano stati loro nel tempo a scambiarsi il testimone del comando, ma una volta in cella il padre decide di diventare loro "erede" nell'ambito della gerarchia di Cosa Nostra. È Filippo Di Maria uno di quelli che affianca a "don" Cola, che interviene per risolvere richieste estorsive fatte da imprenditori da parte dell’ala avversa, da Diego Melodia. Questi non è altro che fratello di Nicolò, tra i due però non corre buon sangue e a colpi di richieste estorsive cercando di prevalere l'uno sull'altro. Dalla loro parte hanno la silenziosa complicità delle loro stesse vittime, nessuno denuncia e se denunce ci sono sono quelle giusto per evitare eventuali denunce per favoreggiamento oppure quelle indispensabili per accedere a risarcimento assicurativi quando si è in presenza di danneggiamenti più o meno gravi. Nessuna "vittima" ha mai parlato di incontri diretti con emissari dei boss o intermediari, che pure risultano esserci stati. In questo contesto, i destinatari delle estorsioni al contrario dei politici mostrano di sapere bene chi fosse Filippo Di Maria, è a lui che si rivolgono per essere aiutati, come ha fatto Vincenzo D’Angelo. Ed è proprio parlando con D’Angelo che Di Maria è stato ascoltato dagli investigatori a parlare dei politici. Ma prima della politica sempre la mafia. Gaspare Pulizzi, oggi pentito, ex reggente della famiglia mafiosa di Carini, tratto in arresto il 5 novembre 2007 insieme al capo di Cosa Nostra Salvatore Lo Piccolo, ricostruendo gli incontri con soggetti alcamesi, ha riconosciuto in foto Filippo Di Maria quale intermediario di questi incontri con i latitanti Lo Piccolo, Salvatore e Sandro, padre e figlio. L’imprenditore Liborio «Popò» Pirrone, alcamese, un altro finito in cella per mafia, che da qualche tempo rende dichiarazioni dopo il suo arresto nel blitz dell'anno scorso «Cemento Pulito», ha detto di avere appreso da Diego Melodia che Filippo De Maria «raccoglieva denaro a titolo estorsivo». Pirrone ha indicato qualcuno degli estorti come Massimo Mulè, titolare di concessionaria d’auto ad Alcamo, «ogni anno 5 mila euro», nonchè Gaspare Mirrione, nel 2002 a questi chiesero 100 milioni di vecchie lire, «regolarmente versate». Sul caso Mulè è emersa dalle indagini una circostanza clamorosa: Mulè appena uscito fuori dal commissariato di Polizia per denunciare di avere ricevuto una lettera con richiesta estorsiva, ha fatto il numero del cellulare del Di Maria chiedendogli un incontro, a 4 occhi gli avrebbe chiesto aiuto per risolvere la richiesta di pizzo.

Tra una richiesta estorsiva e un’altra Di Maria si occupava di politica. Nell'ordinanza firmata dal gip Antonella Consiglio l'impegno politico è riassunto così: risulta avere partecipato alle primarie nazionali e regionali del Pd del 2005, nella raccolta di firme per una iniziativa referendaria. Poi ci sono numerose telefonate con il sen. Papania o soggetti della segreteria particolare di questi, anche per parlare di assunzioni oppure in occasione di eventi particolari: Di Maria racconta per telefono l’invito all’inaugurazione della piscina nella casa del parlamentare. C'è anche una telefonata in cui esorta altri suoi amici a partecipare ad una iniziativa del Pd perchè il senatore Papania, che è stato anche deputato e assessore regionale della Margherita, gli avrebbe fatto presente malumore perchè non tanti stavano partecipando. Il gip annota nella sua ordinanza:«Nonostante l’esistenza, certamente notoria all’interno di una piccola comunità quale quella alcamese, di uno stretto legame tra Filippo Di Maria e una famiglia storicamente mafiosa quale quella dei Melodia, da nessuna delle conversazioni intercettate emergeva che gli uomini politici avessero consapevolezza del ruolo mafioso rivestito da Di Maria». Il sen. Papania ha commentato: «Non ho mai sospettato di lui. Se i magistrati vorranno sentirmi sono pronto ad andare».

Papania non aveva sospetti su Di Maria, i complici di questi invece sospetti sui rapporti tra i due non ne avrebbero avuto. «Quello è un “protetto” dell’onorevole». Così tra gli stessi soggetti della «cosca» Melodia di Alcamo si parlava di Filippo Di Maria. Lui stesso in alcune occasioni per vantare il rapporto con il sen. Papania rispondeva che «di quel politico lui era“fratello”». Secondo l’imputazione a Di Maria la sua «insospettabilità» gli avrebbe permesso di muoversi tragli ambienti mafiosi e quelli della società e della politica. C’è una intercettazione nella quale due indagati parlano del Di Maria: «Adesso lui è protetto dall’onorevole…». Un dialogo che scaturiva da una discussione nella quale si parlava di fare una estorsione ad un bar di Alcamo, «Four Roses», ma i due avevano qualche «preoccupazione»: «Mi devo informare bene... dicono che il bar quello che hanno aperto … il "Four Roses" è dell’onorevole Papania…», circostanza comunque non positivamente riscontrata. Ci sono alcune conversazioni tra Di Maria e un imprenditore, Vincenzo D’Angelo, titolare di una delle maggiori imprese che si occupano nell'alcamese di trattamento dei rifiuti. Di Maria gli si offre come "procacciatore di affari" con il Comune di Alcamo: «… Te li potrebbero fare guadagnare un pò di soldi …questi del Comune…» e continuando chiede: «…Nino non ti ha aiutato?…Nino una persona a posto è», e ne lodeva le gesta e i comportamenti, vantandosi della «massima fiducia» da lui goduta: «Quando uno gode della fiducia ha tutto le chiavi del garage tutto mi dice vai a prendere la macchina uno si deve comportare da signore...Ti dico una cosa l’unico politico che c’è ad Alcamo buono è solo lui … gli altri non c’è da prenderne nessuno ...Nino Papania…non lo dimenticare perché lo sa fare il politico non c’è minchia che tiene sembra che è nato per farlo».