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News I tre fratelli Russo arrestati in meno di 24 ore

I tre fratelli Russo arrestati in meno di 24 ore

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di Dora Quaranta - 2 novembre 2009

Napoli. Doppio blitz delle forze dell’ordine e un clan, quello dei Russo, sgominato. E’ il brillante coronamento di anni di indagini ed intercettazioni coordinate dal pool del procuratore aggiunto Rosario Cantelmo.
  


Il clan Russo controllava il territorio della provincia di Napoli che da Nola giunge ai piedi del Vesuvio imponendo una fitta rete di estorsioni.
La cosca era anche una referente accreditata di Cosa Nostra in Campania ed aveva collegamenti con le più pericolose famiglie della provincia di Napoli: i Moccia di Afragola, i Fabbrocino di San Giuseppe Vesuviano, i Cesarano di Pompei.
Il primo blitz è scattato sabato poco dopo le 7 del mattino: la polizia ha arrestato il boss Salvatore Russo, 51 anni, latitante dal 1995, inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi. Su Salvatore Russo pende un ergastolo per una lunga serie di reati che vanno dall’associazione a delinquere all’omicidio e all’occultamento di cadavere. Il boss, appena tornato da una battuta di caccia, si nascondeva in un casolare di campagna tra Somma Vesuviana e Marigliano. Il nascondiglio era stato ricavato dietro la cucina in muratura e si accedeva attraverso una botola. Nel covo gli agenti hanno rinvenuto una mitraglietta Uzi, una pistola calibro 9 parabellum, due fucili da caccia ed una seconda pistola calibro 9 per 21. Il proprietario della masseria, Luigi Perna, è stato arrestato per favoreggiamento. Salvatore Russo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, cambiava nascondiglio di continuo, non usava pizzini, ma incontrava i suoi affiliati di persona.
Intorno alle 11,30 della stessa giornata di sabato i carabinieri della compagnia di Nola hanno posto le manette ai polsi del genero di Salvatore Russo, Giovanni Sirignano. Ed è stato molto probabilmente quest’ultimo arresto a gettare nello scompiglio il clan: una intercettazione infatti ha condotto subito i carabinieri sulle tracce degli altri fratelli di Salvatore Russo latitanti, Pasquale, 62 anni, e Carmine, 47.
Il secondo importante colpo inferto al clan Russo è di ieri. Alle 2 del mattino a Sperone, in provincia di Avellino, in un appartamento di campagna confinante con un forno-panificio vengono sorpresi proprio i boss Pasquale e Carmine Russo, il primo ricercato dal 1993, il secondo dal 2007. Pasquale Russo, capo indiscusso del clan, era inserito nell’elenco dei 10 latitanti più pericolosi e più volte è stato condannato all’ergastolo per omicidi ed associazione a delinquere di stampo mafioso. Alleato di Carmine Alfieri, dopo il pentimento di quest’ultimo, ne aveva ereditato il potere. Nel loro nascondiglio i carabinieri hanno rinvenuto copia del libro “La camorra” di Gigi Di Fiore e provveduto al sequestro di una pistola Beretta calibro 9 per 21 con matricola abrasa, due caricatori con relative munizioni, un visore notturno ed un rilevatore di microspie.
Nonostante questi importanti successi non si può però dire che la camorra sia al tappeto. Lo ha precisato il magistrato Raffaele Cantone che in un’intervista per la Stampa ha invitato alla cautela: “Tentare di dare una chiave di lettura unitaria del fenomeno camorristico è un errore. È notorio che la camorra non ha una struttura piramidale, bensì orizzontale. Quindi arrestare i fratelli Russo significa indebolire il clan egemone nell’area nolana ma non le organizzazioni criminali che operano in città. Non vorrei essere pessimista, ma paradossalmente l’indebolimento di un clan potrebbe rafforzare la cosca vicina”.