Archivio Antimafia Duemila

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News I soldi di Messina Denaro nella cassaforte di Giuseppe Grigoli, il ''re'' dei supermarket

I soldi di Messina Denaro nella cassaforte di Giuseppe Grigoli, il ''re'' dei supermarket

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di Rino Giacalone - 15 ottobre 2009
Il gruppo specialistico che all’interno della Dia, la direzione investigativa antimafia, si occupa anche di dare la «caccia» al patrimonio della potente famiglia mafiosa dei Messina Denaro, quella che oggi è guidata dal superlatitante Matteo Messina Denaro, un risultato eclatante l’ha raggiunto.



Ha trovato una parte del «tesoro» del giovane «padrino», ricercato dal 1993. Il rapporto scritto dagli investigatori è agli atti del processo, che si sta svolgendo dinanzi al Tribunale di Marsala, dove è imputato il «re» dei supermercati, il castelvetranese Pino Grigoli e anche il capo mafia latitante Messina Denaro.
Hanno dovuto scandagliare tutta una serie di conti correnti intestati a Giuseppe Grigoli e a sua moglie, alla fine una parte del «gruzzolo» di soldi di Messina Denaro sono saltati fuori. Tra il 1999 ed il 2002 Grigoli ha condotto operazioni bancarie «per contanti» con depositi superiori ai 600 milioni di vecchie lire. E gli investigatori della Dia hanno detto che non esiste alcuna rispondenza tra questi versamenti e gli «affari» commerciali di Grigoli. I soldi sono giunti non dai supermercati e dal commercio ma da altra «fonte». Quale? Quella del «padrino» Messina Denaro. Non hanno dubbi gli investigatori della Dia che in questa fase sono stati guidati dagli ufficiali della Guardia di Finanza. In Tribunale a descrivere il contenuto del rapporto sono stati i tenenti colonnelli Rosolino Nasca ed Eros Cococcetta. «Un lavoro svolto – ha detto ai giudici il ten. col. Nasca – guardando le fatture, cercando i riscontri nelle operazioni bancarie, ma spesso i riscontri veri venivano dai “pizzini” dove Messina Denaro annotava e parlava di Grigoli e del settore commerciale».
Si tratta di quei «pizzini» trovati anche nel covo di Provenzano, a Montagna dei Cavalli di Corleone. Gli investigatori hanno accertato una evidente «sperequazione» tra i redditi dichiarati e quelli realmente posseduti da Grigoli, così da creare una «cassa in nero» per tutta una serie di operazioni. Quei 600 milioni di vecchie lire «intercettati» in quell’arco temporale tra il 1999 ed il 2002 sarebbero serviti a Messina Denaro ad entrare nelle società di Grigoli.
Le ispezioni condotte dalla Guardia di Finanza assieme alla Dia hanno fatto scoprire che le casse del gruppo Grigoli «gettavano» fuori più denaro di quello incassato. Nel 2001, in particolare, il gruppo «6 Gdo» acquistò18 supermercati, ma in cassa non c’era tutto il denaro necessario per quell’investimento.
Ma le novità sul gruppo Grigoli non si fermano a questo dato. C’è un elenco di dipendenti assunti dalla catena commerciale, quasi tutta rientrante sotto al marchio Despar,  per conto dell’organizzazione mafiosa. Figli, congiunti e parenti di soggetti condannati per mafia, tra questi c’è anche il nipote di Matteo Messina Denaro, Francesco Guttadauro, figlio di Filippo (sposato con Rosalia Messina Denaro). Filippo Guttadauro oggi sconta 14 anni di carcere per mafia ed estorsioni, ed è quello che fa parte della «potente» famiglia di Brancaccio, quella che si interessava anche alle sorti politiche dell’ex governatore Totò Cuffaro.