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News Ciancimino: gli affari di mafia riaprono i casi Parisi e Maiorana

Ciancimino: gli affari di mafia riaprono i casi Parisi e Maiorana

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di Silvia Cordella - 1 ottobre 2009
Non è solo il testimone della Trattativa tra Stato e mafia, Massimo Ciancimino si è presentato l’altro ieri in Procura a Palermo per riferire ai magistrati quanto a sua conoscenza su alcuni casi irrisolti riguardanti sparizioni e omicidi di mafia degli anni Ottanta.



Così i suoi racconti hanno dato nuovo input a due importanti inchieste: quella sulla scomparsa dell’imprenditore Antonio Maiorana e di suo figlio Stefano e quella sul delitto dell’ex presidente del Palermo Calcio Roberto Parisi, la prima nelle mani del pm Gaetano Paci, la seconda affidata al sostituto procuratore Roberto Scarpinato.
Delle dichiarazioni del figlio di don Vito per ora non trapela granché ma s’intuisce che il  contesto delle sue conoscenze riguardi il controllo mafioso degli appalti. Con Antonio Maiorana, Massimo avrebbe lavorato per tre anni in una cooperativa edilizia e lo avrebbe incontrato fino a un mese prima della sua sparizione.  Gli era stato presentato molto tempo fa da suo padre perché Maiorana aveva prestato la sua professionalità al costruttore Alamia, personaggio legato a Ciancimino Senior.
L’altro caso riaperto dai magistrati riguarda l’omicidio dell’ex presidente del Palermo Calcio Roberto Parisi. Questi era titolare della Icem, società che sin dagli anni Settanta gestiva l’illuminazione pubblica in tutta la città. L’imprenditore aveva perso moglie e figlia nella strage di Ustica è la morte non avrebbe atteso abbastanza nemmeno lui: morì il 23 febbraio 1985 sotto il fuoco incrociato dei boss di Cosa Nostra Lorenzo Tinnirello, Giuseppe Lucchese e Francesco Tagliavia, condannati all’ergastolo insieme a Emanuele di Filippo, reo confesso dell’omicidio. Ciò che Massimo Ciancimino sta raccontando oggi ai magistrati riguarda le motivazioni e i mandanti del delitto. A riferirglieli sempre suo padre in quanto l’origine della sentenza di morte maturò nell’ambito dei grandi appalti, quando ancora don Vito gestiva i lavori pubblici nella città di Palermo. Parisi non voleva piegarsi ai compromessi imposti dalle logiche dei comitati d’affari della città, per questo la sua fine – secondo Ciancimino junior - sarebbe stata decretata dai boss per volere di personaggi tuttora in vita, legati al mondo dell’imprenditoria borghese. Alla fine l’imprenditore morì in quell’agguato insieme al suo autista Giuseppe Mangano crivellato dai colpi di kalashnikov.  
Per ora non è dato di conoscere altro. Massimo Ciancimino però di cose ne sa davvero parecchie e potrebbe fornire un grossissimo contributo a tante inchieste arenate nei piani alti degli uffici giudiziari di Palermo. Il suo aiuto sui vecchi fatti di mafia potrebbe inoltre concorrere ad avvalorare le sue dichiarazioni su temi più “caldi” come quelli che riguardano la Trattativa. Quella di cui lui stesso è stato protagonista nel ’92 e che, secondo Ciancimino, intercorse a più riprese fra lo stato e la mafia nel biennio stragista dei primi anni Novanta. Un capitolo aperto che oggi chiama in causa non solo gli ufficiali del Ros che ne presero parte ma un’intera classe dirigente colpevole di omertosa reticenza.


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