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News A che gioco giochiamo?

A che gioco giochiamo?

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di Monica Centofante - 24 settembre 2009
La buona stella non abbandona il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri. Dopo le grazie ricevute nelle ultime battute del processo d’appello a suo carico per concorso esterno in associazione mafiosa la fortuna si volge ora verso un altro dei suoi (non pochi) guai giudiziari. Che al primo è legato a doppio filo.
 


Il processo in questione è quello per calunnia aggravata, nel quale il senatore è accusato di aver tentato di screditare – in collaborazione con i due falsi pentiti Cosimo Cirfeta e Pino Chiofalo – i collaboratori di giustizia che stavano testimoniando contro di lui al processo per mafia, terminato in primo grado con una condanna a 9 anni di reclusione.
Con Pino Chiofalo, Dell’Utri si era addirittura incontrato il 23 dicembre del 1998 durante un permesso premio ottenuto dal primo, in quel periodo agli arresti. E il loro incontro era stato filmato dagli investigatori che accusavano il senatore di ordire l’infamante complotto ai danni dei pentiti veri. Prova che insieme alle tante altre raccolte, in primo grado avevano comunque portato all’assoluzione del senatore, ma che rimangono compromettenti e pericolose.
Dell’Utri però non ha nulla da temere. Almeno per ora poiché con tutta  probabilità la sentenza di secondo grado è destinata a saltare e il processo a ricominciare daccapo. “Merito” del gruppo Pdl in seno alla Commissione Antimafia, che è prossima a cominciare le audizioni sulle nuove indagini riguardanti le stragi di mafia del ’92 e ’93, quelle che aveva fortemente voluto proprio Marcello Dell’Utri. La stessa Commissione avrebbe infatti chiesto la collaborazione e la consulenza di Salvatore Scaduti (conosciuto per la polemica sentenza Andreotti), che si dà il caso sia il presidente del collegio giudicante in quel processo. E dal momento che i due incarichi sono incompatibili ecco che il processo stesso sarà azzerato.
Come sarebbe andato a finire nessuno potrà mai dirlo. Certo è che se fosse terminato con una condanna, la cosa avrebbe influito non poco sull’altro processo per concorso esterno in associazione mafiosa per il quale a brevissimo giro di posta si attende la sentenza.
E in periodi caldi come quello in corso - mentre il Presidente Berlusconi accusa le procure di Palermo e di Caltanissetta di ordire trame ai suoi danni passando proprio attraverso il suo braccio destro – è decisamente meglio non correre il rischio.