Archivio Antimafia Duemila

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News A chi non ammette il pizzo contestato il favoreggiamento

A chi non ammette il pizzo contestato il favoreggiamento

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di Dora Quaranta - 11 settembre 2009
Palermo.
I pm Buzzolani, Sabella, Del Bene hanno chiuso l’indagine Perseo (la maxioperazione risale al dicembre scorso) e ora si attende il processo.





Alla sbarra non vi saranno però solo i boss del racket, ma anche due commercianti ed un imprenditore che non hanno ammesso  di aver pagato il pizzo. Per questi ultimi l’accusa è di favoreggiamento. Si tratta di Vincenzo Rizzo, proprietario della pescheria da “Enzo”, Rosario Carella, titolare del negozio “Carella sport” e di Gaetano Filippone, imprenditore edile responsabile di una ristrutturazione in corso Calatafimi 227.
A sostegno dell’accusa vi sono le dichiarazioni dei pentiti e le intercettazioni dei carabinieri. Il collaboratore Giuseppe Calcagno ha raccontato che Rizzo doveva versare una tassa di 1.000 euro a Pasqua e a Natale, tassa che poi il commerciante si sarebbe adoperato per  farla “aggiustare” in una “fornitura illimitata di pesce”. A quanto pare anche Gaetano Filippone si sarebbe dato da fare affinché la richiesta iniziale scendesse a 300 euro. Su Rosario Carella sarebbe stata imposta una estorsione dal boss Enrico Scalavino. Il pentito Calcagno a tal riguardo ha detto: “Nel dicembre 2003 ho ritirato da Massimo Carella 1.500 euro, che poi ho dato a Scalavino, perché li consegnasse a Filippo Annatelli, che teneva la cassa”.
Succede anche che le vittime non solo accettano di pagare ma si danno da fare per “aggiustare” le richieste in una sorta di tacita complicità.