Archivio Antimafia Duemila

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News Sotto sequestro l'impero di Inzitari

Sotto sequestro l'impero di Inzitari

di Monica Centofante - 11 settembre 2009
Reggio Calabria.
Nasce dall’operazione “Saline” il sequestro di beni per un valore di circa 55 milioni di Euro effettuato ieri dalla Dia di Reggio Calabria a carico di Pasquale Inzitari. Ex vicesindaco di Rizziconi, consigliere provinciale dell'Udc nonché cognato di Antonino Princi, l'imprenditore dilaniato a Gioia Tauro da una bomba piazzata il 26 aprile dello scorso anno sotto la sua auto.
Il patrimonio di Inzitari, attualmente agli arresti domiciliari e sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, era stato menzionato dal magistrato della Dda di Reggio Calabria Roberto Di Palma già nella richiesta di ordinanza di custodia cautelare del 2008. Dove il pm indicava che nella Devin, la società a capo del centro commerciale “Il Porto degli Ulivi” di Rizziconi, svettava con le sue quote l’imprenditore e politico, nonché uomo d’onore Inzitari, in contatto con la “famiglia” dei Rugolo. Con la quale avrebbe stretto accordi per fare affari nel libero mercato.
Oggi la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio ha avallato il dossier degli inquirenti e firmato il provvedimento di sequestro dei beni che l’avvocato di Inzitari si è affrettato a ridimensionare: non si tratta, ha detto, di 55 milioni di euro, ma di un “patrimonio che non supera i dieci milioni”.
Nel corso dell’operazione, si apprende, sono stati sequestrati gli interi capitali sociali della “In.De.fin sas” e della “Nifral Sviluppo srl” (che gestisce alcuni punti vendita Expert), due quote societarie di attività economiche che operavano all’interno del “Porto degli Ulivi”, appartamenti, terreni, magazzini, un fabbricato e altri beni.
Mentre nelle motivazioni della sua decisione il giudice Salvatore Laganà spiega che “appaiono sussistere sufficienti indizi in ordine all’appartenenza di Pasquale Inzitari all’associazione di tipo mafioso denominata cosca Mammoliti-Rugolo, che opera nel territorio di Castellace di Oppido Mamertina”. “Il quadro indiziario – si legge ancora – mette in evidenza la figura di un imprenditore non solo colluso con la criminalità organizzata, ma addirittura legato alla stessa da accordi di reciproco vantaggio attraverso i quali è stato consentito un anomalo sviluppo delle sue imprese nel libero mercato”
“Gli elementi raccolti nell’ambito dell’operazione Saline – annota invece la Dia ripercorrendo i fatti che hanno caratterizzato quell’inchiesta sfociata negli arresti del 6 maggio 2008 – ci hanno consentito di delineare il ruolo chiave svolto da Inzitari in relazione alla vicenda legata alla costruzione del centro commerciale, realizzato dalla società Devin S.p.A. di cui l'ex vice sindaco di Rizziconi era il  
dominus”. Mentre, come ha sottolineato in conferenza stampa il colonnello Francesco Falbo, coordinatore della Dia reggina, lo stesso imprenditore faceva da collante tra “le cosche Crea e Rugolo della Piana di Gioia Tauro”.
Racconta la Direzione investigativa antimafia: “In una prima fase venivano acquisiti i terreni, sui quali il centro commerciale doveva nascere, da parte di esponenti della cosca Crea, dominante in Rizziconi. Poi il Consiglio comunale (sciolto per infiltrazioni mafiose nel luglio del 2000) votava all'unanimità il cambio di destinazione d'uso, trasformando quei terreni da agricoli in edificabili. E questo grazie all'apporto determinante dell'ex vice sindaco. I terreni venivano poi ceduti alla società Devin con un notevole guadagno per la cosca Crea”. Un ingranaggio che si è inceppato quando i rapporti tra Inzitari e l’organizzazione mafiosa si sono improvvisamente deteriorati. Perché “la cosca pretendeva ‘rendite’ sempre più esose su tutte le attività operanti all'interno del centro commerciale”. Situazione che “induceva l'ex sindaco ad appoggiarsi ad altra organizzazione criminale capace di opporsi alle eventuali azioni  ritorsive”. In quello stesso periodo, continua la Dia, veniva catturato il boss Teodoro Crea e nella compagine societaria della Devin si inseriva Antonino Princi, “esponente della cosca Mammoliti-Rugolo di Oppido”. “In altri termini la cosca Rugolo ampliava la propria zona di influenza a scapito della cosca rivale”.

Dal 6 maggio 2008, quando Inzitari fu arrestato insieme a Rugolo, gli affari proseguirono grazie al contributo della moglie Maria Princi, dal colonnello Falbo definita, nel corso della conferenza stampa seguita al sequestro, la “manager che aveva assunto un ruolo di primo piano nella gestione delle aziende”. Il 33% delle azioni della Devin era stato infatti venduto alla banca svizzera Credit Suisse e in questa mutazione societaria la In.De.Fin aveva preso le redini del gruppo.
Ora i ruoli di Inzitari e della moglie all’interno della società sono stati congelati, ma come ha dichiarato il procuratore di Reggio Calabria Pignatone il capitolo non è ancora chiuso. “Nonostante quanto accaduto – ha detto – e la vendita della struttura a Credit Suisse Pasquale Inzitari e la moglie Maria Princi continuano a possedere punti vendita nel centro commerciale Porto degli Ulivi. Si tratta di corposi investimenti sulla cui natura sono in corso approfonditi accertamenti finora approdati alla misura del sequestro”. “Al momento – ha inoltre specificato – troppo o troppo poco il ruolo avuto nella vicenda da Credit Suisse per usare appropriatamente il termine di coinvolgimento”. E comunque”le indagini proseguono”.