Archivio Antimafia Duemila

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News Nuovo processo per Raccuglia?

Nuovo processo per Raccuglia?

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di Aaron Pettinari - 29 agosto 2009
Palermo.
Per anni la scomparsa di Pietro Romano, piccolo boss di Altofonte molto vicino a Giovanni Brusca, era stata attribuita al clan del pentito Balduccio Di Maggio.
 



Si è sempre pensato che la sua morte rientrasse nell'ambito di una faida interna nel mandamento di San Giuseppe Jato. Una teoria che oggi viene smentita. 
Infatti ad uccidere Romano la sera del 13 marzo 1997 non sarebbe stato il clan Di Maggio ma Domenico Raccuglia, padrino di Altofonte, latitante da 13 anni. 
A scorprie la nuova verità sono stati i sotituti procuratori Francesco Del Bene e Amelia Luise. La Dda palermitana ha chiuso definitvamente le indagini ed ora si starebbe apprestando a chiedere il rinvio a giudizio per la primula rossa. 
Per ricostruire l'intera vicenda, ancora una volta, sono stati decisivi gli interventi dei collaboratori di giustizia ed in particolare le dichiarazioni dello stesso Brusca. 
Secondo la ricostruzione, all'epoca Romeo stava cercando di acquisire un ruolo sempre più rilevante all'interno del mandamento di San Giuseppe Jato e Raccuglia, altrettanto interessato ad acquisire maggior potere, decise di eliminare “l'avversario” facendo ricadere la colpa su Di Maggio. Del resto quest'ultimo, in quelle settimane, aveva colpito diversi esponenti dello schieramento di Brusca. 
A rafforzare le dichiarazioni dell'ex boss di San Giuseppe Jato ci sono anche le testimonianze dei pentiti Michelangelo Camarda, Nicolò Lazio e Giuseppe La Rosa, collaboratori stretti di Di Maggio all'epoca dei fatti.
Condannato a tre ergastoli per associazione di stampo mafioso, rapina, estorsione e omicidio, Raccuglia è accusato di aver ucciso Girolamo La Barbera, padre del pentito Gioacchino, di aver commesso una serie di omicidi negli anni Novanta e di aver partecipato al sequestro e all'uccisione di Giuseppe Di Matteo, sciolto nell'acido a soli 11 anni. Che “u veterinario”, così chiamano Raccuglia, fosse un sanguinario lo si sapeva. Attualmente ci sono anche due condanne in Corte d'assise per gli omicidio di Antonino Vassallo (22 settembre 1993) e Francesco Reda (13 agosto 1994).
Lo scorso aprile gli inquirenti erano quasi riusciti ad arrestarlo a Piana degli Albanesi. 
Raccuglia sarebbe riuscito a sfuggire al blitz del monastero grazie ad un travestimento da frate. Ma si era arrivati così vicino alla sua cattura. Forse anche per questo, per la prima volta dopo tanti anni, la moglie ed i figli sono rimasti ad Altofonte. In passato erano sempre riusciti a far perdere le proprie tracce e raggiungere il latitante per le vacanze estive. 
Oggi Raccuglia, presente nell'elenco dei trenta ricercati più pericolosi d'Italia, non sarebbe soltanto l'erede carismatico che ha sostituito Giovanni Brusca alla guida del mandamento di Altofonte ma rappresenta l'ultimo baluardo, al pari del boss trapanese Matteo Messina Denaro, della vecchia mafia siciliana.