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News ''Non daro' un euro alla mafia!'' Il grido di un panettiere di San Lorenzo

''Non daro' un euro alla mafia!'' Il grido di un panettiere di San Lorenzo

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di Dora Quaranta - 29 luglio 2009
Palermo.
E’ la prima volta che un commerciante di San Lorenzo alza la voce contro il pizzo ed invita tutti gli altri esercenti ad unirsi a lui.
 



A Franco Aloisi, 67 anni, titolare del panificio “Il fornaio” ignoti hanno bruciato con la benzina la saracinesca del suo negozio situato nella piazza San Lorenzo, storico mandamento dei Lo Piccolo-Biondino. Aloisi non ci sta al racket ed indignato ha detto: “Dobbiamo reagire senza avere paura e lo deve fare tutto il quartiere. Non darò un euro alla mafia, mi possono squagliare tutto se vogliono. Con questo panificio campo dieci famiglie e già mi basta, qui non c’è denaro per nessuno. Vorrei che anche gli altri commercianti della piazza si unissero a me per opporci a questa situazione assurda”.
Aloisi ha contattato un’associazione antiracket con il fermo proposito di iscriversi, “mi sento distrutto – ha aggiunto – appena due anni fa abbiamo ristrutturato tutto per dare una rinfrescata”.
A partire dal mese di febbraio nella stessa piazza sono stati commessi atti intimidatori contro il bar San Lorenzo, l’Agenzia agricola, boutique di fiori e articoli per giardinaggio e la macelleria Melodia. Il quartiere, dopo l’arresto dei Lo Piccolo, si trova in una situazione di instabilità. Nel dicembre scorso è stato arrestato con l’operazione Perseo Giuseppe Biondino, figlio di Salvatore, autista di Riina. Le intercettazioni avrebbero rivelato che Giuseppe Biondino era intenzionato ad inserirsi nel mandamento con la riscossione del pizzo.
A Palermo Cosa Nostra non ha mai dato segni di cedimento sul fronte del racket nonostante i  numerosi blitz delle forze dell’ordine e le denunce delle vittime. Segno del continuo bisogno di liquidità dei mafiosi che devono foraggiare le famiglie dei detenuti. Negli ultimi tempi gli inquirenti hanno riscontrato un cambio di strategia da parte degli estorsori: nessuno si presenta più di persona a chiedere il pizzo, ma ci si fa annunciare tramite una serie di segnali come l’attak nelle serrature, l’incendio della saracinesca, ecc. Gli uomini del racket evitano così di esporsi troppo e si limitano a controllare chi denuncia e chi si mostra disponibile alla “messa  a posto”.