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News Nel Cdm chi ha interesse a tutelare l'amministrazione di Fondi?

Nel Cdm chi ha interesse a tutelare l'amministrazione di Fondi?

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di Dora Quaranta - 27 luglio 2009
Roma.
Ancora nessuna decisione sullo scioglimento del comune di Fondi. E c’è chi grida allo scandalo!
Venerdì scorso il Consiglio dei Ministri ha provveduto solo allo scioglimento dei Comuni di Fabrizia (Vibo Valentia) e Vallelunga Pratameno (Caltanissetta) ed è scattata la protesta del senatore dell’Idv Stefano Pedica che ha fatto irruzione in una conferenza stampa del ministro Gelmini.

“E’ da 4 mesi – ha detto con forza Pedica – che il governo deve sciogliere il consiglio comunale di Fondi per infiltrazioni mafiose. C’è qualcuno nel Cdm che vuole tutelare persone colluse con la ‘ndrangheta”. Il 16 luglio – ha spiegato Pedica – il sottosegretario Luigi Casero ci informava che il governo avrebbe deciso lo scioglimento nella seduta odierna. E invece niente, nonostante le sollecitazioni del ministro Maroni”.
Il prefetto di Latina, Bruno Frattasi, ha chiesto lo scioglimento di Fondi l’8 settembre del 2008 con una relazione dettagliata. Nel febbraio di quest’anno il ministro Maroni ha trasmesso la nota al Consiglio dei Ministri. Il 6 luglio scorso è scattata l’operazione Damasco con 17 arresti, tra cui l’ex assessore ai Lavori Pubblici di Fondi, Riccardo Izzi, il capo della Polizia Municipale, Dario Leone ed il suo vice Pietro Munno. L’accusa ha contestato reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso a delitti contro la pubblica amministrazione e favoreggiamento. Le indagini hanno rivelato infiltrazioni della ‘ndrangheta nel mercato ortofrutticolo di Fondi (uno dei più grandi d’Europa) e nell’amministrazione comunale.
Secondo il rapporto del prefetto il sindaco di Fondi avrebbe “agevolato interessi economici di Salvatore La Rosa, considerato affiliato al clan Bellocco di Rosarno”. L’ammnistrazione di Fondi, scrive il prefetto, “risulta intressata da illegittimità gravissime quanto diffuse” avendo favorito l’organizzazione composta da Aldo Trani (che gestiva l’agenzia funebre Parravano-Trani) ed i fratelli Tripodo, Carmelo Giovanni (imprenditore del ramo pulizie e collegato, dicono gli inquirenti, al clan La Minore della ‘ndrangheta) e Antonino Venanzio (titolare di varie società di commercio ortofrutticolo).


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