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News Requisitoria Scuto: La parola all'accusa

Requisitoria Scuto: La parola all'accusa

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di Marco Benanti – 8 luglio 2009
Il processo Scuto entra nel vivo: è cominciata la requisitoria del Pg Gaetano Siscaro, che proseguirà per altre udienze da qui ad ottobre prossimo, quando la parola passerà alla difesa di Sebastiano Scuto. Poi, probabilmente a novembre, sarà il momento della sentenza di primo grado.


Sono state già tre le udienze della requisitoria. Assente, come al solito, la stampa ufficiale, la Procura Generale ha tracciato un quadro generale dell’impianto dell’accusa contro il “re dei supermercati”: nell’ultima udienza del 29 giugno, poi, si è cominciato a scendere nei dettagli, a cominciare dai collaboratori di giustizia che parlano di Scuto. Sono numerosi e appartengono a diversi clan i pentiti che sono entrati in questo procedimento, a conferma della mole dell’accusa e della complessità della vicenda: si tratta di personaggi di area Laudani, Santapaola, Madonia, di area palermitana, messinese e degli Sciuto-Tigna. Siscaro, il 29 giugno, si è soffermato su alcuni di loro, tutti di “area Laudani”: Basile, Catalano, Di Stefano, Giuffrida, Testa, Troina, Castro, Andronico. N’è venuto fuori, spiegato anche col ricorso a supporti informatici, un quadro complessivo –nella prospettazione dell’Accusa- di collaboratori di spessore, in maggioranza con ruoli non di secondo piano nell’organizzazione mafiosa, che consentivano, quindi, loro di avere accesso a notizie privilegiate del clan. Personaggi tutti attendibili –secondo quanto spiegato dal Pg Siscaro- che ne ha tracciato la “storia criminale” e l’approdo alla collaborazione, raggiunto anche accusandosi di numerosi fatti di sangue (nel caso di Di Stefano di 20-30 omicidi), quando ancora non vi erano elementi a loro carico e sottolineandone, quindi, l’attendibilità. Non sono mancati, infatti, casi in cui il collaboratore è stato detenuto a lungo in isolamento: di qui, l’impossibilità di comunicare con gli altri del clan.
Un dato, quello dell’attendibilità, già riscontrato in altri procedimenti, come, ad esempio, nel caso dell’omicidio, commesso dai Laudani, dell’assistente capo di polizia penitenziaria Luigi Bodenza, di cui si occupò in Corte d’Assise proprio il giudice Antonino Majorana, che presiede il collegio che giudica Scuto.
Questo, comunque, è solo l’avvio della requisitoria, che promette di descrivere  – sempre nella prospettazione dell’Accusa- il presunto livello di coinvolgimento di Scuto nell’organizzazione mafiosa. Insomma, l’ipotesi di fondo della Procura è che Scuto non sia stato una vittima della mafia, come lui sostiene da anni, ma bensì un partecipe appieno del clan Laudani.
Lui, l’imprenditore che ha costruito un impero commerciale sotto l’insegna “Despar”, segue il processo con attenzione. Ha dalla sua parte un collegio difensivo di grande prestigio, con i prof. Ziccone e Grasso, che danno vita a confronti di alto livello con il Pg. Siscaro. Uno di questi è avvenuto in occasione della richiesta del Pg di acquisire l’interrogatorio di garanzia del 1 marzo 2001, avvenuto il giorno dopo il primo arresto di Scuto (28 febbraio, il secondo arresto avvenne a settembre 2001). Un interrogatorio che era stato già ritenuto utilizzabile dal Gup Fallone. La Difesa si è opposta, appellandosi alla legge cosiddetta del “giusto processo”. Si chiedeva, infatti, secondo la Difesa, il rinnovo dell’interrogatorio dell’imputato anche davanti al Gip. Per l’Accusa, invece –e secondo il Gup Fallone- il rinnovo, secondo le garanzie di legge, era previsto solo per l’interrogatorio svolto dal Pm e non dal Gip, in quanto quest’ultimo era considerato come interrogatorio di garanzia. E il Tribunale cosa ha deciso? Ha deciso per l’inutilizzabilità.  Soddisfazione della Difesa, perplessità dell’Accusa.  
Ma perché tanta importanza a questo interrogatorio? Forse perché ci sono rivelazioni sulla presunta estorsione alla Zappalà, per cui Scuto è imputato? D’altra parte, la requisitoria del Pg Siscaro è partita dalle origini di questo procedimento, al centro del “Caso Catania”: fra l’altro Siscaro ha parlato di “oggettiva anomalia” in riferimento al dato che ha visto, nel 2000, nell’ufficio della Procura della Repubblica di Catania (ufficio impersonale ed unico, ecco l’anomalia), da una parte una richiesta di archiviazione per Scuto e dall’altra altro procedimento per l’imprenditore, culminato nell’arresto. Una vicenda, quindi, controversa, sfociata poi nell’avocazione da parte della Procura Generale.
Non sono mancati, comunque, “colpi di scena”. L’ultimo riguarda l’amministrazione giudiziaria dell’Aligrup, l’azienda di Scuto sotto sequestro da otto anni. A metà giugno, il Tribunale ha deciso di rimuovere il dott. Angelo Giordano. Perché? Per un conflitto d’interessi. Il dott. Giordano ha presentato un’istanza chiedendo la revoca dell’ordinanza di rimozione. E cosa ha deciso il Tribunale? “…Considerato che il conflitto di interessi posto alla base del provvedimento di rimozione su indicato, in origine solo potenziale e comunque ritenuto non ostativo dall’A.G. (Autorità Giudiziaria, ndr), in data 08/02/2005, sulla scorta di quanto prospettato nella relazione del 04/01/2005 dallo stesso dott. Giordano, nulla osservando in senso contrario il P.G., in relazione alla ipotesi di stipula di contratti di locazione sulla base di canoni e condizioni contrattuali previste alla stregua di scelte generali fatte a monte dal locatore, si è reso successivamente in concreto attuale e rilevante nel corso dello sviluppo successivo del rapporto di locazione;…” E ancora: “ed invero, dalla relazione degli amministratori custodi Prof. Avv. Carmelo Lazzara e Prof. Avv. Salvo Muscarà del 09/06/2009 si desume che, a decorrere dall’ultimo trimestre dell’anno 2007, il pagamento di alcuni crediti vantati da Aligrup s.p.a. per canoni locativi, ‘energia’ ed ‘oneri’ è stato effettuato dalle società conduttrici facenti capo a familiari del Giordano in favore di Aligrup s.p.a. in maniera assolutamente anormale e certamente pregiudizievole per le ragioni di Aligrup s.p.a. medesima, dal momento che il pagamento su menzionato è avvenuto ripetutatamente, in alcuni casi, a mezzo di assegni postdatati con scadenza fissata a distanza di dieci/dodici mesi dalla fattura, i quali, talora, alla scadenza suddetta, venivano protestati, e,talaltra, rinnovati con la emissione di altri titoli con scadenza successiva, senza si badi bene, che sia emersa la pattuizione di interessi di sorta che potessero in qualche modo compensare il pregiudizio subito da Aligrup s.p.a. per effetto del ritardo nel pagamento; in altri casi, risulta addirittura che nessun titolo sia stato emesso dalle società facenti capo a familiari del Giordano a copertura delle fatture rimaste insolute; per effetto di tali inadempienze, si è pervenuti ad una esposizione debitoria complessiva che, allo stato attuale, ammonta alla rilevantissima somma di Euro 649.362,84. Ma c’è di più…” Cosa?
“Nessuna azione giudiziale risulta essere stata mai promossa dai custodi amministratori dal momento in cui sono verificate le prime inadempienze delle società conduttrici  facenti capo a familiari del dott. Giordano ad oggi a tutela delle ragioni creditorie  di Aligrup s.p.a., e ciò potrebbe, in mancanza –tra l’altro- di alcuna azione cautelare, determinare un pregiudizio irreversibile sul piano economico per Aligrup s.p.a. nell’ipotesi in cui le società suddette venissero a trovarsi uno stato di insolvenza ovvero di conclamata difficoltà finanziaria tale da comportare il mancato soddisfacimento delle ragioni creditorie di Aligru s.p.a.” Conclusione? “Tutto ciò, a parere del Tribunale, evidenzia chiaramente ed indubitabilmente che, a partire da settembre 2007, si è concretato un conflitto di interessi in capo alla posizione del dott. Giordano, che rende inevitabile la conferma del provvedimento del 15/06/2009 con cui lo stesso è stato rimosso dall’incarico di amministratore custode in quanto in sequestro preventivo nell’ambito del presente procedimento”.
Di qui, il 26 giugno scorso, il rigetto dell’istanza proposta dal dott. Giordano.