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News Agguato di mafia nell'agrigentino

Agguato di mafia nell'agrigentino

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di Maria Loi - 8 luglio 2009
Sciacca.
Un agguato in perfetto stile mafioso. E’ quello in cui ha trovato la morte l’imprenditore Amedeo Tolentino, 37 anni, di Siculiana, prima raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco e poi bruciato all’interno della sua auto, una Mercedes, alla periferia di Sciacca.



Sebbene la matrice mafiosa del delitto sia l’ipotesi più accreditata gli inquirenti non hanno escluso anche la vendetta personale.
Sotto la lente degli investigatori è finita infatti l’ascesa imprenditoriale di Tolentino che negli ultimi tempi avrebbe allargato il giro d’affari dei suoi supermercati con marchio “Sisa”.
L’imprenditore aveva ereditato un piccolo supermercato dal padre a Siculiana, un piccolo centro di circa 5.000 abitanti in provincia di Agrigento, ne aveva aperto poi un secondo e si stava preparando ad aprirne un terzo dopo aver acquistato un capannone ma è stato fermato prima. Tra l’altro Tolentino aveva quote societarie anche in altri due punti vendita della zona di Sciacca. In passato i suoi punti vendita erano finiti al centro in alcune indagini antimafia.
D’altra parte quando si dice Sisa in Sicilia si pensa al patron della grande distribuzione Paolo Sgroi presidente e amministratore della Ce.Di Sisa Sicilia spa, morto nell’ottobre del 2007, indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso. Le indagini a suo carico avevano preso avvio in seguito ad intercettazioni telefoniche e all’analisi dei pizzini rinvenuti nel covo di Provenzano.
Il settore della distribuzione alimentare e i centri commerciali godono di un’attenzione particolare da parte dei mafiosi che sono riusciti ad inquinare le catene di supermercati e ipermercati dalla Sisa alla Despar perché la grande distribuzione ha sostituito i canali tradizionali di riciclaggio che un tempo erano rappresentati dall’edilizia e prima ancora dal contrabbando di sigarette, poi sostituite dagli stupefacenti. Il controllo di supermercati e dei centri commerciali  consente alla mafia di sviluppare sul territorio il potere criminale sia attraverso le assunzioni di personale “fidato” sia attraverso le aziende di proprietà di persone legate all’organizzazione e quindi escludendo tutte le altre. Si tratta di veri e propri monopoli mafiosi che alterano e compromettono la libertà e la trasparenza del mercato.