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News I consigli di Messina Denaro a Sandro Lo Piccolo

I consigli di Messina Denaro a Sandro Lo Piccolo

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di Rino Giacalone - 18 giugno 2009
Sono i consigli del super latitante Matteo Messina Denaro al più giovane dei Lo Piccolo, a Sandro. Consigli di comportamento e di come trascorrere la latitanza.

Scritti in uno dei pizzini trovati dalla Polizia il 5 novembre del 2007 nel covo di Giardinello dove i Lo Piccolo si nascondevano.  Grande confidenza tra i due, Messina Denaro leggendo quello che scrive lo si può immaginare con atteggiamento paterno, mano sulla spalla, a raccontare al più giovane Sandro Lo Piccolo come affrontare la circostanza, senza abbattersi troppo, ma trovando spunti per esaltarsi.
“Per il giovane: carissimo ciao, scusami se mi permetto di darti del "tu", credo di avere qualche anno in più di te ma sono ancora giovane anche io e preferisco che ci diamo del "tu". Sai, mi dispiace le condizioni in cui ti trovi, so cosa vuole dire perché anche io ho cominciato da giovane ed ormai sono passati tanti anni; capisco che la gioventù vorrebbe essere passata in altri modi ma purtroppo un uomo non può cambiare il suo destino, un uomo fa quel che può fino a quando il suo destino non si compia, l'importante è vivere il tutto con serenità e con dignità, in fondo il mondo non è nostro e questa vita comunque passerà. Stai sempre vicino al tuo papà, ciò è importante per lui e per te stesso. Scusami se mi sono permesso di dirti queste poche parole, ti ho parlato come si parla ad un fratello ed in modo affettuoso, ti auguro un mondo di bene. Ciao a te mio caro”. Consigli giunti a Sandro Lo Piccolo da chi è latitante dal 1993, 16 anni sono trascorsi dalla sua precipitosa fuga da Castelvetrano, andando a raggiungere il padre, il “patriarca” della mafia belicina Francesco Messina Denaro, che era già ricercato da un anno. Una latitanza che però non sarebbe tutta sacrifici per il boss del Belice, che nel frattempo non ha evitato frequentazioni femminili, è diventato genitore mentre era ricercato, la moglie e la figlia vivono oggi  nella casa dei Messina Denaro a Castelvetrano, assieme alla nonna, Lorenza. In ogni stanza di questa casa ci sono due foto messe a fianco e in ogni dove, quella di Francesco e Matteo, padre e figlio, per segnare che loro da lì non se ne sono mai andati. 

Il pentito Nuccio: così i boss cercarono di evitare le intercettazioni

Il racconto del pentito palermitano Nuccio sulla mafia campobellese. Trascritto tra le pagine dell’ordinanza “Golem” svela un incontro super segreto, quello tra il latitante Matteo Messina Denaro e il suo super fidato complice Franco Luppino. Nuccio sa della circostanza perché lui a Luppino lo conosce molto bene, stando vicino ai boss Lo Piccolo, sino alla loro cattura, e al suo arresto, nel novembre 2007, decidendo poi di collaborare con la giustizia. Un legame solido tra campobellesi e palermitani: “Franco Luppino è vicino a Matteo Messina Denaro. Il Luppino è stato in carcere con Nunzio Serio (altro boss palermitano ndr). Le famiglie Serio e Luppino si incontravano e i Luppino erano accompagnati da Franco Indelicato. Siamo stati a Campobello di Mazara io, Mimmo Serio e Gabriele D’Avì’. Mimmo Serio mi presentò Luppino che però già conoscevo dal carcere. L’incontro avvenne a Castelvetrano, siamo giunti a Tre Fontane in un villino, Luppino si appartò con Serio, questi poi rientrando a Palermo mi disse che Luppino voleva trasmettere pizzini di Messina Denaro a Lo Piccolo”. Serio andò anche a trascorrere le ferie in una villa messa a disposizione da Luppino. Riscontro è ancora un “pizzino” trovato il 5 novembre 2007 nel covo di Giardinello dove vennero catturati i Lo Piccolo: “ Non era mio genero in vacanza – anche perché non ho figlie femmine – ma miei parenti e paesani – di cui ci tengo tanto! Di sicuro gli avrà piaciuto la vacanza dalle tue parti, come non possono piacere questi posti lì – si, lo so, che erano in contatto con un caro amico. Anch’io di quello che posso sono a disposizione – e quindi non crearti problemi a chiedermi delle cose.Con vera sincerità – ancora un bacio affettuoso – dai tuoi fraterni amici – naturalmente di sempre. A risentirci. Cortesemente, fammi sapere, quando mi scrivi, che sigla vuoi messa nelle tue missive. Probabilmente forse lo incontrerò a questo amico tuo – che era in contatto – ed è stato pure assieme in carcere – con uno di questi miei parenti”.
Ma con la mafia si parlava anche di altro. Regolamenti di conti per violazione ai codici di onore, proprio tra Luppino e Franco  Indelicato. E’ uno degli aspetti delle indagini, probabilmente l’operazione Golem ha evitato che qualcosa di grave potese accadere, dopo che Luppino ha sospettato “una mancanza di rispetto” di Indelicato nei confronti di sua moglie, Lea Cataldo, anche lei come il marito e Indelicato tra i 13 arrestati. Luppino però non avrebbe voluto agire da solo, e si sarebbe rivolto ai suoi “superiori”, niente gesti eclatanti però, ma una sonora lezione per lo sgarro. E dovevano essere i Lo Piccolo ad interessarsene.
I clan hanno anche cercato durante le indagini ad evitare le intercettazioni. Sotterfugio era quello di usare auto prese a noleggio per scansare la collocazione di qualche “cimice”, ma la cosa non riuscì, e i poliziotti poterono sentire qualea era la inutiole furbizia dei soggetti indagati, ascoltando parlare Franco Indelicato con Salvatore Dell’Aquila: “…al settantesino giorno la cambio, debbono “cummattiri è giusto, “u serviziu quannu veni, veni pi tutti”...INDELICATO: ”uburdellu a carità”...  anche perchè questi l’ autorizzazione non la debbono avere Frà? l’autorizzazione del magistrato! ogni volta prima gli debbono venire a portare il discorso, gli debbono dire, praticamente, guardi che questo... ha cambiato macchina” Insomma il loro ragionamento era quello che presa l’auto a nolo l’intercettazione non poteva scattare subito,servono i temopi tecnici delle autorizzazioni, e quando sarebbe giunta loro erano già pronti a cambiare auto Questa loro certezza li ha portati a parlare senza nascondersi nulla. Nelle sale intercettazioni però nel frattempo registravano ogni cosa.