Archivio Antimafia Duemila

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News Golem, i pizzini scritti da Messina Denaro, suo il pensiero non la mano

Golem, i pizzini scritti da Messina Denaro, suo il pensiero non la mano

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di Rino Giacalone - 17 giugno 2009
Una consulenza ordinata dalla Dda di Palermo durante le indagini, e si scopre che i «pizzini» riconducibili al latitante Matteo Messina Denaro non sono da lui «vergati» ma il pensiero è certamente il suo. L’analisi è stata condotta sui «pizzini» trovati a Provenzano e a Lo Piccolo, sono identici dal punto di vista grafologico («ma la mano non è quella di Messina Denaro»), ideologicamente però non c’è dubbio che «quella è la volontà del boss latitante».

 «Pizzini» scritti sotto dettatura. È uno dei misteri della latitanza di Messina Denaro, ma nel frattempo sono «pizzini» che svelano alleanze, complicità affari.
Sono quei «pizzini» (quelli che riguardano «affari» trapanesi) che per esempio «inguaiano» il funzionario regionale dell’assessorato all’Agricoltura Girolamo “Mimmo” (o “Mimmetto”) Coppola, indagato perchè sospettato di essere uno dei «postini» del capo mafia. Così scrive (o faceva scrivere) Messina Denaro a Lo Piccolo: «Carissimo spero di trovarla bene assieme a suo figlio....devo informarla che sono interrotti i contatti con Tp perchè prima ci faceva da tramite Marsala ma dopo quello che è successo in quest’ultimo paese non si è ancora riusciti a ripristinare tutto.....lei deve mandare un suo uomo da Mimmo che deve dire che io e lui abbiamo per adesso i contatti interrotti così Mimmo capirà». Nel «pizzino» si parla di appalti: «...il 2 per cento per i lavori al porto di San Vito...faccia sapere a Mimmo che il lavoro è messo a posto». Anche in secondo «pizzino» (quello pubblicato accanto) si coglie il nome di «Mimmo» di affari che riguardano un albergo di San Vito, si parla anche di lavori in corso a Punta Raisi, sui quali «Mimmo» avrebbe dovuto fare sapere qualcosa: tra le imprese c’è la Cogeta di Trapani, dell’imprenditore Vito Tarantolo.Un imprenditore già in passato coinvolto in indagini antimafia, arrestato, patteggiò la pena e tornò a fare l'imprenditore.
A dare un volto a «Mimmo» ha contribuito il pentito Gaspare Pulizzi, vicinissimo a Lo Piccolo, depositario delle notizie più riservate della cosca: «uno dei postini era quello tale Mimmo Coppola da Trapani … si parlava alle volte in quanto lui nominava questo Mimmo Coppola che era uno degli ultimi anelli per arrivare a Messina Denaro». Pulizzi indicò anche quando Lo Piccolo ricevette l’ultimo «pizzino» da Messina Denaro: «…prima di essere arrestati lui ha ricevuto un biglietto…nel mese di ottobre gli arrivò un biglietto…».
Mimmo Coppola ha ricevuto un avviso di garanzia, una circostanza questa del coinvolgimento nelle indagini che ha attirato molta attenzione negli ambienti politici trapanesi e siciliani. Non foss'altro perchè è ritenuto uno dei più vicini all'ex vice presidente della Regione Bartolo Pellegrino, del quale fu componente dell'ufficio di gabinetto quando questi era al Governo regionale. Pellegrino è ora sotto processo, per mafia e corruzione, la vicenda di Coppola suo collaboratore più volte è venuta fuori durante il dibattimento perchè Mimmo Coppola è fratello di un soggetto arrestato e condannato per mafia. In altre indagini chiaro era emerso il ruolo dei Coppola, e di Filippo in particolare, per dare aiuto ai latitanti. Abitudine che secondo le nuove indagini non sarebbe andata perduta. Lasciato Pellegrino, Coppola avrebbe continuato a stare vicino ai politici. Ma secondo le indagini anche ai mafiosi come Messina Denaro.




Golem, i viaggi all'estero di Messina Denaro

di Rino Giacalone - 17 giugno 2009
Matteo Messina Denaro in viaggio come un ministro degli Esteri. Grazie al «passaporto» fatto dal «falsario» e «tipografo» di fiducia, il romano Mimmo Nardo. Altro che cicoria e ricotta come succedeva a «don» Binnu Provenzano, per il super boss di Castelvetrano, latitante da 16 anni, sono altri gli scenari. Viaggio in aereo in business class per arrivare in Sud America, forse fare tappa anche in Sud Africa dove vive uno dei boss che per lui, ma non solo per lui, costituisce un preciso punto di riferimento, cioè Roberto Palazzolo il mafioso diventato manager a Città del Capo. Ma altri punti di appoggio Messina Denaro li ha anche in Venezuela e in Belgio.
Per un lungo periodo a fare da contraltare al capo mafia di Castelvetrano è stato il narcotrafficante Saro Naimo, anche lui un super ricercato. A Saro Naimo, Messina Denaro si rivolse fino a metà degli anni ’90 perchè, racconta il pentito di Mazara, Vincenzo Sinacori, contattasse Cosa Nostra americana. E il boss palermitano di San Lorenzo, Salvatore Lo Piccolo, per Matteo Messina Denaro (i due erano in contatto grazie ai «postini» finiti arrestati con l’operazione «Golem») fu prezioso per riprendere contatti con i mafiosi d’oltreoceano.
I «viaggi» all’estero di Matteo Messina Denaro possono avere più di una ragione: la raccolta di risorse economiche, riciclaggio, narcotraffico, o ancora quella di cercare alleanze per riorganizzare la Cosa Nostra siciliana, che in Sicilia è decimata e non per questo remissiva.
Le indagini internazionali hanno fatto individuare diversi clan nel continente americano, anche da quelle parti il super boss viene «adorato»: «lu bene veni di lu siccu»,  lui è «la testa dell’acqua». Lui attraverso uno dei necrologi dedicati al padre, morto, in latitanza, 11 anni addietro, e fatto pubblicare su di un quotidiano regionale, mandò a dire ai suoi «complici»: «Beati i perseguitati per causa di giustizia perchè di essi sarà il regno dei cieli». In 16 anni di latitanza anche questi sono stati mezzi di comunicazione per il campo mafia del Belice, messaggi in codice anche tra le pagine di «testi sacri», qualcuno di questi sono stati sequestrati a mafiosi detenuti, Andrea Manciaracina possedeva una «bibbia» piena di sottolineature, così come quella che deteneva Provenzano nel suo covo di Montagna dei Cavalli.
Messina Denaro scrive che mai andrà via dalla sua terra, ma suo padre, il padrino Ciccio Messina Denaro un giorno promise, come sfida ai poliziotti che erano andati a cercare il figlio. L’episodio risale agli anni della faida del Belice, c’erano stati degli omicidi a Partanna, e gli agenti andarono a cercare del giovanissimo Matteo. Non lo trovarono a casa e tornarono in ufficio, dove giunse invece l’anziano Messina Denaro «per chiedere soddisfazione», chiese al piantone chi era andato a cercare il figlio, «lo dovete lasciare in pace – disse - oppure lo debbo mandare all’estero?».
L’estero torna spesso nelle vicende di Messina Denaro, lo indicò proprio come ministro il pentito Nino Giuffrè, per la sua abilità, di Messina Denaro, a colloquiare col mondo arabo. E Matteo è anche in Tunisia che spesso si sarebbe recato.